Lavoratori schedati come alla Fiat nel ’71

«É chiara ed evidente la ragione delle investigazioni. Si pensi alle operazioni “Filtro” e “Scanning”. Si tratta di dipendenti, o aspiranti tali, dei Gruppi Pirelli e Telecom. Evidente quindi l’interesse del mandante ad avere il maggior numero di informazioni riservate su coloro i quali potrebbero diventare suoi collaboratori. Ed è proprio in ciò, in tale interesse illecito, la radice e la causa prima della enorme gravità di quanto emerge dalle indagini.
E’ infatti un caposaldo dello Statuto dei lavoratori il principio che impone un divieto per il privato di fare indagini ad ampio spettro sulla vita, sulle abitudini, sulle opinioni e sulle inclinazioni personali dei propri dipendenti, o di coloro che dovrebbero o potrebbero diventarlo. E ciò è evidentemente tanto più vietato, quando tali indagini vengano poste in essere con dei metodi illegali.
Emerge invece dalle indagini una vera e propria schedatura a tappeto. Le operazioni “Filtro” e “Scanning” sono nomi in codice individuati da Cipriani, e sono in verità assai più che evocativi delle ragioni per le quali vengono commissionate, e profumatamente pagate, le attività di indagine.
E che non si trattasse di una attività casuale, connessa ad esempio ad un dato momento storico, o alla ricerca di una particolare professionalità da parte della società, lo si desume dalla messe di documenti acquisiti, ma ancor prima dalle parole della dipendente della Polis, Nani Moira, la quale, con riferimento a questo aspetto, ha precisato “Non si sbaglia se si pensa che tutti gli operai assunti in Telecom-Pirelli nel periodo di mia presenza in PDI sono stati sottoposti a tale Operazione Filtro …”.
Operazioni, quelle sopra indicate, che ricordano tristemente l’altra, scoperta a seguito di una perquisizione effettuata, nel lontano agosto del 1971, dal pretore di Torino ai danni della Fiat, e che portò all’accertamento di una colossale attività di schedatura messa in atto dall’azienda torinese (si legge negli archivi che “nell’ufficio ‘servizi generali’ sarebbero state custodite 354.000 schede informative, e di queste 151.000 si riferivano agli anni dal 1967 al 1971”, e quindi formate in un periodo anche successivo all’entrata in vigore della L. 300/70), con segnalazione di alcuni aspetti degli aspiranti operai che evidentemente all’epoca erano ritenuti interessanti, quali l’essere più o meno impegnato politicamente, il fatto di frequentare la parrocchia, o di godere di buona reputazione pubblica.
Per il momento non risultano essere state analizzate tutte le pratiche relative alle operazioni “Filtro” e “Scanning”, e in particolare non lo sono state quelle che forse sarebbero le più interessanti, e cioè quelle relative agli aspiranti dipendenti poi esclusi.
Certo è che, in questo caso, l’interesse del presunto committente è evidente, e si sostanzia nella volontà di scegliere i propri dipendenti sulla base di presupposti diversi da quelli “ordinari” (come possono essere la lista di collocamento o, ove necessitino specifiche professionalità, le oggettive capacità e competenze del singolo), e magari solo dopo aver conosciuto dati che non avrebbero avuto alcun diritto a conoscere, e sui quali anzi gravava il divieto di indagare di cui all’art. 8 dello Statuto dei lavoratori.
Di tante altre organizzazioni sfuggono invece, per lo meno allo stato attuale delle indagini, le reali finalità. Né il nome dato alle stesse (ad esempio “Operazione Garden” o “Operazione Little Country”) ha alcun collegamento evidente con i soggetti coinvolgi nelle stesse, e spesso sembrerebbe in realtà rispondere più che altro ad una esigenza di mera organizzazione e di catalogazione del lavoro da parte del Cipriani.
Ma questo non cambia l’enormità del fenomeno, e l’eccezionale gravità del fatto».