Lavoratori italiani U.S.A. e getta

Dall’agosto dello scorso anno le notizie sulla sorte della base USA di camp Darby s’inseguono. Ad una prima indiscrezione giornalistica di raddoppio “civile” della base a Guasticce (LI) malamente smentita dall’ambasciatore statunitense in Italia (a suo dire “per ora la base di Tombolo non si amplia”), è seguita l’ipotesi – in questi giorni confermata – di licenziamento di lavoratori italiani
Lavoratori italiani U.S.A. e getta
La base di camp Darby licenzia 87 lavoratori

Dall’agosto dello scorso anno le notizie sulla sorte della base USA di camp Darby s’inseguono. Ad una prima indiscrezione giornalistica di raddoppio “civile” della base a Guasticce (LI) malamente smentita dall’ambasciatore statunitense in Italia (a suo dire “per ora la base di Tombolo non si amplia”), è seguita l’ipotesi – in questi giorni confermata – di licenziamento di lavoratori italiani.

Mentre cercavamo di interpretare queste due notizie, apparentemente contraddittorie, abbiamo assistito in questi mesi ad un inusuale attivismo mediatico dei militari USA, teso a rilanciare un’immagine della base di camp Darby aperta alla cittadinanza, trasparente e conciliante. Oggi questa “strategia del sorriso” si scontra con la dura realtà di un licenziamento collettivo.

Le poche rappresentanze sindacali “ammesse” – i lavoratori italiani della base non possono iscriversi alla CGIL né ad altri sindacati giudicati evidentemente incompatibili con la “democrazia a stelle e strisce” – si sono trincerate dietro un “no comment” che evidenzia una scarsa o inesistente possibilità contrattuale .
Ad oltre 50 lavoratori precari non e’ stato rinnovato il contratto, per altri 87 in pianta stabile il rinvio del licenziamento è stato spostato di pochi giorni.

137 posti di lavoro in meno probabilmente sostituiti da manodopera statunitense!

Nel prossimo futuro probabilmente assisteremo, in base alle strategie belliciste dell’attuale amministrazione Bush, ad ulteriori adeguamenti della base alle esigenze militari USA nell’area mediterranea.

Noi vorremmo che le forze politiche, sindacali, sociali e culturali presenti sui territori limitrofi alla base, più in generale le forze politiche nazionali, dismettessero i panni degli “osservatori passivi” di fronte a quest’uso di territori e maestranze italiane.

Tra le varie proposte avanzate dal nostro comitato c’è quella della costituzione di un “fondo regionale per la riconversione preventiva” dal quale attingere per avviare, tra le altre cose, corsi di formazione per la riqualificazione degli addetti italiani della base, in modo che possano essere utilizzati per un uso civile dei 10 ettari sottratti da 55 anni alla nostra sovranità nazionale.

È ora di scelte coraggiose da parte delle amministrazioni locali e nazionali, per togliere dal ricatto occupazionale questi lavoratori e dal ricatto bellico le popolazioni, costrette da alcuni anni a subire anche esercitazioni antiterrorismo, in previsione d’attacchi contro un avamposto del massacro in atto in Iraq.

Un progetto di riconversione legato alle vocazioni turistiche di questa bellissima porzione di territorio permetterebbero non solo di mantenere gli attuali 550 lavoratori, ma di moltiplicare le possibilità di lavoro.

Perché subire il ricatto occupazionale di un esercito straniero?

Sul progetto del Fondo regionale per la riconversione preventiva e sulle altre proposte avanzate in questi mesi dal Comitato chiederemo un impegno ai candidati toscani dell’Unione per le prossime elezioni politiche.

Il Comitato Unitario per lo smantellamento e la riconversione a scopi esclusivamente civili della base USA di camp Darby
www.viacampdarby.org – [email protected]