Lavoratori e pensionati pagano più tasse

Come stiamo? Tra il 2000 e il 2004 operai e impiegati hanno visto diminuire il loro reddito, a fronte di un aumento, anche consistente, tra dirigenti, imprenditori e altri autonomi. È il primo risultato del governo di centrodestra. Se non fosse così, sarebbe un gover-
no di centro-sinistra camuffato da centro-destra. Il fisco targato Tremonti ha appesantito soprattutto le buste paga dei dipendenti, lasciando ampi «margini» di «evaporazione» (definizione della Corte dei Conti) agli altri. Questione di scelte di campo. Altro dato: negli ultimi tre anni i posti di lavoro sono diminuiti di 177mila unità. Altro che occupazione in crescita. Un’eredità pesante quella lasciata dall’esecutivo in carica, «fotografata» dall’ultimo rapporto Ires Cgil presentato ieri da Agostino Megale, Marigia Maulucci e Beniamino Lapadula e curato da Aldo Eduardo Carra.
Passato a tinte fosche, dunque, e il futuro? Non va molto meglio. Secondo gli economisti dell’Ires il Pil nel 2006 si fermerà a un +0,5% (il Tesoro stima l’1,5%). Nessuna ripresa in vista, per di più con prezzi energetici in aumento. Tradotto vuol dire che l’emorragia di posti di lavoro continuerà, che i lavoratori dovranno sopportare ancora gli effetti della crisi, che le famiglie pagheranno bollette più care. Ameno che non si avvii una poderosa politca dei redditi che modifichi la redistribuzione innescata dal centro-destra.
«La vera malata è l’industria – spiega Megale – Senza un rafforzamento della produzione industriale l’Italia rischia il declino». Alcuni settori sono al tracollo, mentre altri segnalano pingui profitti (energia, siderurgia, chimica elettronica e servizi pubblici) grazie soprattutto al posizionamento in settori protetti dalla concorrenza. La ripresa che non c’è fa «saltare» i conti pubblici: il deficit del 2006 è visto a quota 5%, il debito pubblico al 110%.
«In questa stagnazione economica qualcosa è successo – spiega Carra – Il reddito si è redistribuito». Come? In modo molto polarizzato: va benissimo per alcuni, malissimo per altri. I lavoratori dipendneti hanno aumentato redditi, consumi e ricchezza complessiva tra il 5 e il 10% dal 200 al 2004. Per gli altri (dirigenti, professionisti e eutonomi) l’aumento ha toccato in alcuni casi anche il 50%. Ma se si considera il dato depurato dall’inflazione, i redditi di operai e impiegati risultano addirittura in diminuzione. Quanto all’occupazione, tra il 2002 e il 2005 l’Istat registra un aumento di 465mila unità. Ma le regolarizzazioni degli immigrati sono state 642mila. Il saldo è negativo per 177mila unità.
«Il reddito delle famiglie è stato salvaguardato solo dai rinnovi contrattuali voluti dal sindacato», avevrte Megale, denunciando l’assenza di una politica dei redditi. In effetti il fisco di Berlusconi ha avuto effetti pesantissimi sulle famiglie (11,655 miliardi) e sulle imprese (oltre 40). I calcoli considerano gli interventi attuati nel corso della legislatura, l’effetto dei condoni fiscali, per le famiglie la mancata restituzione del fiscal drag (9,1miliardi) e per le imprese anche l’impatto dei provvedimenti su banche e assicurazioni (12,7miliardi) . «Il prezzo pagato è altissimo – dichiara Lapadula – e per di più la finanza pubblica non è stata nenache tenuta sotto controllo». Molto il lavoro da fare sull’energia. Ma in Corso d’Italia è chiara la ricetta per evitare che la crisi si scarichi sulle famiglie. «Quei 37 miliardi di gettito garantito dall’energia sono stati pagati dai cittadini – dichiara Maulucci – Non può continuare così: le entrate devono venire dalla tassazione sulle rendite e sugli extra-profitti delle aziende».