L’attuale politica estera brasiliana e la riunione dei forum BRIC e IBSA

Traduzione a cura di l’Ernesto online

La Commissione Politica del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) ha approvato una risoluzione, in cui viene illustrata l’opinione del partito sulla politica estera brasiliana e sulla riunione dei paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e di quelli IBSA (India, Brasile, Sudafrica). Secondo il documento “è in corso una transizione, con cambiamenti economici e politici, che si approfondiranno con l’attuale crisi del capitalismo, transizione che implica alterazioni nei rapporti di forza a livello globale”.

La realizzazione in Brasile della riunione dei capi di Stato e di Governo dei forum BRIC e IBSA è un avvenimento di importanza straordinaria. Brasilia, che in questi giorni celebra i suoi cinquant’anni, è stata la sede della prima riunione congiunta di questi forum, il 2° Vertice del BRIC e il 4° Vertice dell’IBSA. Insieme, i paesi BRIC e IBSA rappresentano una popolazione pari quasi alla metà dell’umanità, più di un quarto del territorio e più del 15% del PIL mondiale.

Terminati con successo, questi incontri evidenziano l’intensificazione delle “tendenze alla multipolarizzazione e all’instabilità, come prevede il Programma Socialista del PCdoB. E’ in corso una transizione, con cambiamenti economici e politici, che si approfondiranno con l’attuale crisi del capitalismo. Transizione che implica alterazioni nei rapporti di forza a livello globale.

Oltre alle dichiarazioni congiunte sono stati firmati molti accordi bilaterali e multilaterali di cooperazione in diverse aree di interesse comune con conseguenze pratiche e strategiche molto rilevanti. Per citare alcune di queste aree, possiamo elencare la lotta comune per la riforma e la democratizzazione dell’ONU e l’ampliamento del suo Consiglio di Sicurezza, decisa dal BRIC già nel corso del suo primo vertice; l’azione congiunta nel G20 per regolare i capitali finanziari e per modificare organismi come il FMI, in cui i paesi BRIC investono 100 bilioni di dollari, e la Banca Mondiale; iniziative per la creazione di un nuovo sistema monetario internazionale; accordi commerciali e di investimento, e di finanziamento di opere di infrastruttura; sforzi comuni per lo sviluppo sostenibile e per affrontare la crisi ambientale, energetica e alimentare; e la cooperazione nelle aree della scienza, tecnologia e difesa.

L’attuale ordine mondiale e le sue istituzioni appaiono ancora più obsoleti, nel momento in cui si stanno acutizzando, in particolare negli Stati Uniti, i fenomeni della crisi del capitalismo. Come ha affermato il presidente Lula in un articolo sulle riunioni, è necessario superare l’unilateralismo che sfrutta le disuguaglianze tra le nazioni e che, secondo lui, “ha provocato la stagnazione o, peggio, catastrofi umane come in Iraq”. E’ in questo senso che il Brasile difende il dialogo multilaterale e il diritto dell’Iran o di qualsiasi altro paese a sviluppare la tecnologia nucleare a scopi pacifici.

Al contrario di quanto propagandano freneticamente la destra brasiliana e il suo apparato mediatico, trasformando la nostra politica estera in uno dei temi di dibattito politico-elettorale, l’ampiezza di tali incontri nel nostro paese rappresenta il coronamento, con un ancor più grande successo, della politica estera del presidente Lula e del suo carattere sovrano, indipendente, avanzato e solidale. Occorre aggiungere a ciò un’altra vittoria recente della nostra diplomazia: la creazione della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, Celac, obiettivo previsto nella nostra Costituzione dal 1988 e nata nel febbraio di quest’anno. Sono tutte iniziative coerenti e sistematiche, ad esempio quella per Haiti, per cui il Fondo IBSA destinerà 2 bilioni di dollari in investimenti per la ricostruzione del paese.

Non si può più nascondere il ruolo strategico che il Brasile svolge oggi in America Latina e nel mondo; questa crescente influenza è al servizio di un nuovo riordinamento politico ed economico internazionale e oggettivamente agisce quale fattore di resistenza all’imperialismo statunitense e alla sua politica di guerra, dominazione e oppressione su scala planetaria.

Nell’ambito del confronto politico in corso in Brasile, nella fase che precede la campagna elettorale, la situazione internazionale e la politica estera rappresentano temi di rilievo, un vero e proprio spartiacque tra coloro che appoggiano la candidata alla presidenza Dilma Rousseff, un nuovo progetto nazionale di sviluppo e l’attuale politica estera sovrana e solidale, e coloro che difendono il ritorno al passato di rinuncia alla nostra sovranità e di sottomissione del Brasile agli interessi dell’imperialismo statunitense e della sua politica di conservazione dell’anacronistico ordine mondiale vigente.

Fiducioso nella crescita della consapevolezza e della mobilitazione popolare, nel rafforzamento dell’unità del popolo attorno alla lotta per un nuovo progetto nazionale, il PCdoB, conformemente al suo Programma, non risparmierà gli sforzi per fare in modo che “il Brasile torni ad essere una nazione libera, pienamente sovrana, forte e influente nel mondo, giusta e generosa con i suoi figli e solidale con i popoli del mondo”.

La Commissione Politica Nazionale del PCdoB