«L’attacco è alla libertà di stampa»

Parla il suo avvocato difensore spagnolo: «Nessuna prova»

José Luis Galan Martin è l’avvocato di Taysir Alouny. Risponde al telefono con voce stanca, senza nascondere delusione, preoccupazione e timori per quel che la sentenza di ieri rappresenta.

Quali sono le prove contro Taysir Alouny?

Non ho ancora potuto leggere tutta la sentenza visto che sono quasi 500 pagine, ma da quel che ha spiegato il presidente del tribunale è evidente che non esiste alcuna prova che può incriminare Taysir, sono solo deduzioni assurde, supposizioni, non è stata rispettata alcuna garanzia.

I 4.000 dollari portati in Afghanistan e l’intervista a Osama Bin Laden?

Non si è potuto provare che i soldi erano per Mohamed Bahaiah e che gli siano stati dati e oltretutto che Alouny sapesse che lui era un terrorista. La cosa assurda è che questo Bahaiah non viene riconosciuto da nessuno, nemmeno da Washington, come membro di Al Qaeda, solo il giudice di Madrid dice che è un terrorista. L’intervista l’ha fatta il mio assistito semplicemente perché era l’unico giornalista straniero presente in Afghanistan.

Le relazioni con altri imputati e con membri del radicalismo islamico?

Ormai stiamo partendo da una presunzione di colpa, non dai fatti. In quest’ottica ogni contatto è una colpa. Taysir ha conosciuto alcuni degli imputati a Granada quando faceva il commerciante mentre ha avuto contatti con i talebani in Afghanistan quando era lì come giornalista.

Alouny ha vissuto sulla propria pelle diverse attacchi delle truppe Usa contro sedi di Al Jazeera e contro altri giornalisti, come all’ hotel Palestine. Adesso subisce in prima persona un’azione giudiziaria per svolgere il suo lavoro. Dove va a finire la libertà di stampa?

Qui sta la questione: la sentenza è un attentato brutale alla libertà di stampa. Taisir è un giornalista che appartiene ad un media scomodo, ed ora se lo sono voluti togliere di mezzo. Questo è una avviso a tutti i giornalisti: potete fare il vostro lavoro fino a dove non date fastidio, fino a dove non mettete in dubbio l’unica verità, che è quella del più forte. Sono molto deluso da questa sentenza come uomo di diritto e come cittadino spagnolo ed europeo perché dimostra con forza come si vada imponendo una cultura del sospetto in tutta Europa.

Quali saranno i prossimi passi?

Faremo ricorso in cassazione e se necessario anche al tribunale dei diritti umani di Strasburgo. Taysir ha subito due operazioni di ernia ed una al cuore per cui il carcere non gli fa certo bene, per cui presenteremo istanza per ottenere la libertà provvisoria per motivi di salute in vista del ricorso, ma francamente visto il clima vedo scarse possibilità che venga liberato.