L’articolo di Liberazione sull’iniziativa dell’ERNESTO del 27 marzo a Roma

«Sono sempre stato estremista, sempre di sinistra. Lo sarei anche oggi… se qualcuno mi dicesse dove cazzo mettermi!». Seduto su un gradino, sotto il sole di Milano, Paolo Rossi sorride alla telecamera e saluta i cinquecento che lo guardano nello schermo in una sala di un noto albergo romano che ospita il convegno dell’area dell’Ernesto su comunisti e sinistra, opposizione e alternativa. Ospiti d’onore i segretari di Rifondazione comunista e Pdci venuti ad ascoltare esponenti delle lotte in corso nelle fabbriche e nei territori. Da Mariella Cao del comitato sardo “Gettiamo le basi” a Ciro Argentino, Rsu della Thyssenkrupp torinese; da Alvise Ferronato, vicentino No Dal Molin a Mariano Massaro, messinese No Ponte e Francesco Cirigliano dei Gap lucani, il bresciano Niane Ibrahima della Cgil immigrati più il filosofo Domenico Losurdo, Giorgio Cremaschi della Fiom, Fabrizio Tonmaselli del Patto di base, il direttore di Contropiano , Sergio Cararo e, ancora dal video, il giornalista Gianni Minà.

Sebbene stabilito in tempi non sospetti, il convegno cade il giorno prima delle riunioni parallele degli organismi dirigenti dei due partiti comunisti e alla vigilia di due scadenze di piazza cruciali, quella di oggi indetta dai sindacati di base e il 4 aprile della Cgil chiamate su piattaforme non proprio sovrapponibili ma, in qualche modo, comunicanti. «E’ una fase contraddittoria – segnala subito Fosco Giannini, direttore dell’ Ernesto – da un lato la costruzione del regime, qui in Italia, dall’altro il cammino di liberazione dei popoli a smentire la fine della storia. E anche Berlusconi non è la fne della storia». Non sfuggono i tanti errori del passato recentissimo, la rottura dei legami con i settori popolari e neppure l’urgenza di «recuperare la parola antica di Gramsci, quella dell’unità». Su
come realizzarla la partita è ancora aperta. Giannini segnala l’importanza della «lista unitaria caratterizzata da esponenti di lotte condivise» che sarà presentata oggi stesso da Ferrero, Diliberto e Salvi in una conferenza stampa in cui saranno rivelati simbolo e documento programmatico. Il leader del Pdci resta persuaso che sia «solo una tappa», dice a Liberazione , verso una unificazione che gli appare inevitabile e già percepibile in periferia. «L’accordo tra sinistra comunista e anticapitalista – spiega Paolo Ferrero – parla di un possibile processo di aggregazione che dovrebbe guardare anche a forze che non faranno parte dell’accordo elettorale». Questa dialettica, intrecciata alle manifestazioni sindacali, dovrebbe far crescere quell’opposizione «sociale, politica e culturale» capace, secondo Ferrero, di un progetto alternativo che l’opposizione parlamentare non è capace di fare perché «non fa il suo mestiere».

L’urganza dell’unità (seppure con formule profondamente differenti) diventa uno dei temi del dibattito a sinistra a mano a mano che si sviluppa la consapevolezza della sconfitta e la portata della crisi. Mentre dai territori arrivano i racconti della resistenza a grandi opere invasive e basi militari, dalle fabbriche si registrano i segnali di una guerra tra poveri che vede anche il sindacato in un cul de sac. Ciro Argentino, compagno di lavoro delle vittime della Thyssenkrupp è costretto a restituire una vicenda di disillusione, un quadro di sconfitta e di divisione tra lavoratori fino al «silenzio» delle Rsu ternane di fronte ai progetti di delocalizzazione e dismissione degli impianti torinesi della multinazionale.

E Cremaschi avverte rispetto alla «grande occasione» fornita dalla crisi al padronato «per farci fuori», per riscrivere i rapporti di forza. Un’offensiva moderata che, a suo dire, dovrebbe spingere a una maggiore ambizione, certamente a mollare la «cultura del meno peggio» che ha contraddistinto la navigazione delle sinistre nell’epoca Prodi. Così, mentre Tomaselli avverte l’esigenza della centralità del lavoro e il filosofo Losurdo registra il rischio di un rinnovato monopolio della rappresentanza da parte delle classi dominanti, Mariella Cao compie un’importante sforzo di memoria ricordando che troppo spesso le lotte si sono «scontrate» con gli appelli all’unità e hanno subito processi di cooptazione e fagocitazione.