Lanerossi addio dopo due secoli

Tessile e calcio. Apparentemente non c’ è alcun legame tra le due cose. Mai dire mai. Il lanificio di Schio, che è appartenuto alla Lanerossi, azienda che ha fatto la storia del tessile targato Italia, fondata nel lontano 1817 dai Conti Rossi, chiude i battenti. Parte della produzione della «Manchester del Vicentino», come la chiamano a Schio, verrà assorbita dal gruppo Marzotto, che detiene il marchio Lanerossi filati, e sarà delocalizzata in parte a Valdagno e in parte in Repubblica Ceca. L’ ennesimo caso di stabilimento del tessile vittima della concorrenza cinese? Non proprio. A sfogliare bene gli almanacchi del calcio e gli album delle figurine, ci si accorge di un dettaglio di particolare interesse. Correva il campionato di calcio 1953-1954. Per la prima volta un’ azienda decideva di legare il proprio marchio, e quindi la propria immagine, a una società di calcio. Sulla maglia del Grande Vicenza, tra le cui file avrebbe militato anche un giovane Paolo Rossi il cui nome sarebbe rimasto legato alla vittoria italiana del Mondiale del 1982, compariva il marchio «Lanerossi». E vedeva la luce la «Lanerossi Vicenza». Una decisione che faceva scalpore. «C’ è stato un periodo in cui era più conosciuto il nome dello sponsor che la squadra – ricorda Sergio Gasparin, amministratore delegato del Vicenza Calcio -.La Lanerossi andava al di là della semplice sponsorizzazione sportiva». Il primo amore non si scorda mai: «Nel 1990 abbiamo cambiato sponsor. È stato un errore di marketing», ammette Gasparin. Ma quel nome tante volte gridato allo stadio dai tifosi del grande Vicenza di Paolo Rossi non è stato dimenticato dai loro figli e dai loro nipoti. Ancora oggi, quando i biancorossi scendono i campo, il coro: «Lané Lané Lané Vicenza alé» è uno dei più cantati. Tra poco la ex Lanerossi entrerà a far parte della storia del calcio, come il pallone a scacchi e le maglie di lana. La chiusura di Schio non ha stupito nessuno. Erano anni che il grosso della produzione aveva abbandonato la fabbrica della cittadina dell’ alto vicentino. Lo dicono i numeri: 160 dipendenti della tintoria, attualmente in cassa integrazione ordinaria, perderanno il posto. Ventuno addetti saranno trasferiti nello stabilimento di Valdagno. Un’ ulteriore ventina resterà a Schio nel reparto finissaggio e nel magazzino copertificio. Se Mario Siviero della Cisl Femca parla di «un fulmine a ciel sereno, che abbatte l’ ultimo grande pezzo di storia della città e dell’ economia vicentina», è vero che negli ultimi anni Lanerossi Filati ha proceduto a una riorganizzazione produttiva. E Schio ne aveva fatto le spese. Ma duecento anni non possono essere cancellati con un colpo di spugna. Roberto Colombo, amministratore delegato del Lanificio Colombo, ricorda che la ex Lanerossi, protagonista delle prime trattative sindacali del settore, «è stata un punto di riferimento per l’ industria tessile biellese». Di fronte alla storia la Cina può attendere. Uno degli impianti della Lanerossi Paolo Rossi nel Lanerossi Vicenza Il gruppo La Lanerossi fu fondata dai conti Rossi nel 1817 a Schio e fino a una decina di anni fa è stata un simbolo dell’ economia tessile dell’ Alto Vicentino. Poi, la progressiva riorganizzazione del gruppo ne ha decretato il declino