L’affondamento della corvetta sud-coreana nel Mar Giallo

Aleksander Vorontsov è capo del Dipartimento di Corea e Mongolia dell’Accademia delle Scienze Russa, Oleg Revenko è analista politico.

Traduzione a cura della redazione di l’Ernesto online

Seul ha reso noti i risultati dell’inchiesta sulla corvetta Cheonan nel Mar Giallo. Secondo il rapporto stilato da una commissione di militari sud-coreani ed esperti anonimi di USA, Canada, Gran Bretagna e Svezia, la Cheonan si è inabissata per un’esplosione sottomarina esterna causata da un siluro costruito nella Repubblica Democratica Popolare di Corea. Il rapporto arriva a concludere con certezza che il siluro sarebbe stato lanciato da un sottomarino nord-coreano.

La responsabilità di dichiarare che la conclusione e “assolutamente certa” appartiene completamente agli autori del documento. La parte essenziale del rapporto citato è rappresentata dal propulsore di un siluro – recuperato in qualche modo nella fase finale dell’inchiesta – con un marchio che dice “N° 1” e che sarebbe compatibile con un siluro nord-coreano trovato 7 anni fa nel Mar Giallo. Considerando che l’esplosione sarebbe stata presumibilmente causata da un siluro con un carico esplosivo netto di 250 chili, gli investigatori devono essere stati estremamente fortunati per ritrovare un frammento adeguato con il marchio che comprometteva la Corea del Nord. Il semplice marchio “N° 1”, che è l’unica indicazione del paese di provenienza del siluro, forse potrebbe trovarsi allo stesso modo su un siluro sud-coreano.

La commissione ha prodotto nuovi elementi e dettagli che evidentemente hanno la pretesa di stimolare l’immaginazione. Secondo quanto si dichiara, vari mini-sottomarini e una nave nord coreani sarebbero partiti da una base navale non specificata del paese sul Mar Giallo tra i 2 e i 3 giorni prima dell’incidente. Sebbene i sottomarini siano stati costretti a manovrare in una zona fortemente monitorata vicino alla frontiera marittima tra le Coree, le sue rotte non sarebbero state intercettate, essendo stati evitati i radar. La versione contraddice con l’affermazione precedente degli USA, secondo la quale le rilevazioni satellitari e acustiche non avevano segnalato la presenza di alcuna nave o sottomarino nord-coreano nella regione del naufragio della Cheonan.

Le conseguenze indirette della versione presentata dal rapporto si sono manifestate immediatamente dopo la sua apparizione, e si ha la chiara impressione che gli eventi seguano un piano preordinato. La Casa Bianca ha appoggiato le conclusioni della commissione che coinvolgono la Corea del Nord e ha condannato “l’atto di aggressione” in una dichiarazione quasi sincronizzata con il rapporto. Ancora prima, il presidente degli USA, B. Obama, parlando per telefono con il presidente della Repubblica di Corea, Lee Myung-bak, aveva deciso che tutti i contatti con la Corea del Nord dovevano essere sospesi fino a quando non saranno chiarite le cause della tragedia e chi ha perpetrato l’attacco. Anche il Giappone, il paese che propugna maggiori pressioni sulla Corea del Nord e il suo isolamento internazionale da parte di tutto il mondo, ha espresso pieno appoggio a Seul, senza nemmeno prendere in considerazione i dati raccolti dall’inchiesta.

In Corea del Sud la campagna è stata diretta dal presidente Lee Myung-bak che ha ordinato alle forze armate di predisporre decise contromisure nei confronti della Corea del Nord per impedire nuove “provocazioni”. I circoli politici, e ancora di più quelli militari, parlano della possibilità di qualche forma di rappresaglia, comprese azioni militari puntuali. Tale approccio è stato espresso dal ministro sud-coreano della Difesa Nazionale Kim Tae-Young, che ha dichiarato che la Corea del Nord deve pagare l’intero prezzo per ciò che ha fatto. I centri di controllo della crisi che studiano la condizione della sicurezza nazionale, la preparazione delle istituzioni statali a fronteggiare una situazione di emergenza, ecc, si moltiplicano come funghi a Seul, ed si ha la sensazione generale di essere seduti su un barile di dinamite pronto ad esplodere.

Ma Seul è cosciente delle conseguenze potenziali di un’offensiva militare contro la Corea del Nord per tutta la penisola coreana e chiaramente considera tale opzione come l’ultima risorsa. La soluzione ideale dalla prospettiva di Seul è soprattutto la pressione diplomatica su Pyongyang, preferibilmente con la benedizione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Per mettere in pratica il piano, Seul ha bisogno dell’appoggio dei paesi che svolgono ruoli fondamentali nella regione, soprattutto dei partecipanti ai colloqui delle sei parti, e dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Poiché la posizione dell’Occidente è di totale collaborazione, l’attuale priorità di Seul è convincere Russia e Cina perché approvino la “punizione” di Pyongyang.

Il 21 maggio, il ministro degli Esteri della Russia S. Lavrov ha parlato per telefono con il suo omologo sud-coreano Yu Myung-hwan. Quest’ultimo ha ripetuto che il rapporto dell’inchiesta accusava Pyongyang, ma la risposta del primo – come mostra il rapporto ufficiale pubblicato dal ministro degli Esteri russo – è stata diplomaticamente prudente. Lavrov ha detto che Mosca studierà attentamente i materiali a riguardo, sia quelli della Corea del Sud che “di altre fonti”. In tal modo ha chiarito che Mosca nutre riserve sulla versione sud-coreana dell’incidente e ritiene che sia necessario un supplemento di verifica. Lavrov ha insistito sul fatto che le due parti del conflitto si muovano con circospezione per impedire una scalata nella penisola coreana. E’ esattamente il tipo di condotta responsabile richiesto nelle attuali circostanze, e speriamo che la posizione di Mosca non cambi.

La posizione della Cina a riguardo è pressappoco la stessa. Il portavoce del suo ministero degli Esteri ha descritto l’affondamento della Cheonan come un tragico incidente e ha sostenuto che la priorità nell’affrontare la situazione deve essere rappresentata dal mantenimento della pace e della stabilità nella penisola coreana e in tutto il Nord Est Asiatico. Pechino invita alla calma e alla prudenza fino a quando non si sappia cosa è successo esattamente. In via non ufficiale, la Cina critica il rapporto diffuso dalla Corea del Sud come poco convincente, poco uniforme e contraddittorio e afferma di voler valutare la situazione in modo indipendente.

Tre documenti importanti della Corea del Nord che respingono la propria connessione con l’incidente – le dichiarazioni della commissione nazionale di difesa, del Ministero degli Esteri e del comitato per la riunificazione pacifica della Corea – sono apparsi nel paese negli ultimi giorni. Secondo tali dichiarazioni, il rapporto è stato falsificato e la Corea del Nord è disposta a inviare propri ispettori per esaminarlo. Pyongyang indirizza un’energica critica contro la campagna avviata con l’affondamento della Cheonan, definendo l’attuale situazione come “una fase di guerra” con tutte le conseguenze che ne risultano. A causa di tali condizioni, la Corea del Nord promette di mobilitare le sue risorse per proteggere la sovranità nazionale e rispondere con una guerra generalizzata e l’uso illimitato della forza qualora la Corea del Sud decidesse di attuare “rappresaglie”. Senza dubbio, non si tratta solo di parole.

L’offerta di Pyongyang di inviare rappresentanti per studiare “le prove” della Corea del Sud è un’iniziativa opportuna e razionale. Questa formula di cooperazione potrebbe far riprendere il dialogo tra le Coree nel corso della crisi e , se le due parti affrontassero onestamente la questione, aiuterebbe a disattivare il conflitto. Molto dipenderà dal modo come Seul reagirà alla proposta ma, purtroppo, le prime informazioni sembrano indicare che la dirigenza della Corea del Sud, usando diversi pretesti, è intenzionata ad eludere la questione. L’isolamento di Pyongyang da parte della Corea del Sud diminuirebbe ancora di più la credibilità del rapporto.