La voragine dei conti con l’estero

Cresce il deficit commerciale dell’Italia: a marzo il saldo degli scambi con i paesi extra Ue si è chiuso con un passivo di 1,435 miliardi, contro un deficit di 665 milioni nel marzo del 2005. Nel primo trimestre i conti sono in rosso per 7,628 miliardi, più del doppio rispetto ai 3,752 miliardi di deficit dei primi tre mesi dello scorso anno.
I dati diffusi ieri dall’Istat, trovano conferma in un rapporto Ocse diffuso ieri che segnala come l’Italua è in forte sofferenza negli scambi con l’estero ed è l’unico paese tra quelli del G7 a perdere terreno. I dati Ocse sono quelli relativo al trimestre ottobre-dicembre 2005 e indicano che per il complesso dei paesi del G7 il volume di beni all’export è salito del 4,5% depurato rispetto ai tre mesi precedenti e quello all’import del 2,1%. Su base annuale la crescita, invece, è stata rispettivamente del 6,6% e del 5,2%. Per l’Italia, al contrario, si segnala una crescita negativa sia per l’export sia per l’import con una flessione del 2,2% su base trimestrale del volume di beni all’export e dell’1,6% per l’import. Rispetto al quarto trimestre 2004, il calo per l’export è stato pari al 3% e quello per l’import al 2,3%.Le esportazioni dell’Italia che da sempre hanno rappresentato un elemento positivo epropulsivo per la crescita del pil, ora, purtroppo, languono.
Tornando ai dati Istat di marzo di quest’anno (i paesi extra Ue rappresentano un po’ più del 40% degli scambi complessivi dell’Italia) emerge una crescita delle importazioni del 22,1%, a fronte della quale sta un incremento del 16% dell’export. Nel totale dei primi tre mesi dell’anno, sullo stesso trimestre del 2005, le esportazioni sono aumentate del 17,5%, mentre l’import è salito del 28,1%, soprattutto a causa dell’aumento della bolletta petrolifera. L’unico dato parzialmente positivo emerge dal confronto dei dati di marzo con quelli di febbraio: segnalano una crescita delle esportazioni del 2% a fronte di una flessione dell’1,2% delle importazioni.
La crescita delle esportazioni deriva soprattutto dal maggior export verso i paesi Ocse che forti dei maggiori introiti per l’aumento dei prezzi del petrolio aumentano a loro volta la domanda di merci dai paesi industrializzati. Per l’Italia, in marzo le esportazioni verso i paesi esportatori di petrolio sono aumentate del 37,6% e del 27,6% nei primi tre mesi dell’anno. Nonostante il buon andamento delle esportazioni, il saldo rimane, tuttavia negativo per oltre 5,3 miliardi nel primo trimestre.Vanno anche piuttosto bene le esportazioni verso Cina, Russi e Turchia, oltre ai paesi europei non aderenti alla Ue e verso gli Stati uniti.
Per quanto riguarda i singoli settori di attività economica, spicca nel trimestre il +77,9% di esportazioni nel settore dei «prodotti petroliferi raffinati». Insomma, crescono le importazioni di petrolio grezzo, ma crescono ancora di più le esportazioni di prodotti raffinati. Una certa ripresa dell’export in marzo si nota anche per il «prodotti dell’industria tessile e dell’abbigliamento» con incremento dell’8,4%, a fronte del quale sta però una crescita del 12,5% delle importazioni. Bene, come al solito, l’interscambio di «macchine e apparecchi meccanici»: +20,3% in marzo e un saldo positivo nel trimestre di oltre 5,5 miliardi di euro. Sembra, invece, perdere appeal il made in Italy nel settore dei mobili: le esportazioni in marzo sono diminuite dell’1%, mentre nel trimestre sono aumentate dell’1.9% con un saldo attivo è di poco più di 552 milioni.