“LA VOCE POETICA DEL SILENZIO”:

Conosciuto dal grande pubblico televisivo come il Mimo di Bonolis nella trasmissione di successo “Tira e molla” e da un pubblico più raffinato come il Mimo della “Statuaria mobile” nei musei romani Dino Ruggero si è diplomato allo Studio Internazionale dell’Attore di Alessandro Fersen specializzandosi nella Commedia dell’Arte al Piccolo Teatro di Milano.
Nel 1980 e ’81 è nel gruppo di attori diretto da Dominic De Fazio (Actor’ Studio) per il progetto di un Actor’Studio a Cinecittà.
Si forma anche come mimo all’Ecole Internationale de Mimodrame di Marcel Marceau a Parigi e si perfeziona con Marise Flach al Piccolo di Milano, Lyndsay Kemp, Jerry Di Giacomo Yves Lebreton, Dario Fo, Jango Edwards.
La sua compagnia, “Il Carro dei Comici” si caratterizza per il teatro didattico e per le messinscene in luoghi di interesse storico e archeologico.
Insegna Mimo e maschera all’UPTER (Università Popolare) Mimo e Mimoclown in Italia e all’estero.

Attore di cinema, regista, insegnante: perché scegliere di specializzarsi proprio nell’arte del mimo?

Non parlerei di specializzazione ma di particolare talento naturale per un’arte piuttosto che un’altra.
E c’è da dire che tanto più in Italia, dove il mimo non è particolarmente apprezzato, è addirittura masochistico scegliere di specializzarsi come mimo, anche se
“Mimo e mito” il mio spettacolo per “Mimo narrante e Narratore assente” ha avuto grandi lodi da critica e pubblico.
Così “Clown –omaggio a Fellini” , nonostante il grande successo e apprezzamento di pubblico e critica, non ha trovato enti disposti a produrlo. Posso dire che è il Mimo venuto a me e non viceversa. Volevo iscrivermi alla Silvio D’Amico, l’Accademia d’Arte Drammatica, e invece mi sono trovato a frequentare un corso con un bravo Mimo. Ho scoperto così un trasporto nuovo per “l’Arte del Silenzio”, per il virtuosismo acrobatico che è una sfida alla forza di gravità, un tentativo eroico di sfuggire alla sua schiavitù. “Mente di scrittore in corpo d’atleta” è la definizione che del Mimo dà Etienne Decroux, padre del mimo moderno, maestro di Jean Louis Barrault, Marcel Marceau, J.Lecocq, Y.Lebreton…
L’arte è sintesi, e la comunicazione privata della parola costringe ad evocare moti dal più profondo dell’animo. La disperata voglia di comunicare prende corpo in un gesto, minimo, il più semplice possibile. E se scaturisce da una verità viene compreso da tutti.

Nel teatro così come nella vita quanto è importante “la parola” rispetto al “gesto” e viceversa?

Premettendo l’importanza di entrambe, il gesto è meno mascherabile della parola. Posso educare la voce, dire ad una persona quello che vuole sentirsi dire in un dato momento e mostrarmi per esser quello che in realtà non sono. Quando ti stringo la mano o ti abbraccio, tu più facilmente percepisci quello che io sono, la mia verità, altresì se io fingessi un piccolo gesto mi tradirebbe.

Parlaci del progetto “Ponte Nomentano”..

L’attore è prima di tutto un operatore sociale. Premesso ciò, l’operazione culturale in questo caso, è pretesto per un’operazione di riqualificazione sociale e ambientale.
Il Ponte Nomentano, il ponte più bello di Roma, l’unico a conservare le torri di guardia, il più dipinto dai pittori dal ‘600 in poi, sconosciuto ai più, ha un SERT nelle immediate adiacenze. Dunque, zona di spaccio e consumo en plein air che scoraggia la frequentazione ai semplici cittadini, alla quale si aggiunge il disinteresse più totale della pubblica amministrazione. Bene, quando il ponte ha riaperto dopo due anni di restauro (1997-99) ho avuto l’idea di rappresentare il passaggio di Carlo Magno e la sua incoronazione da parte del papa Leone III la notte di Natale dell’800 d.C.
La mise èn scène, giunta alla 7a edizione, è ormai una tradizione consolidata e vede in costume bambini, genitori e nonni che assieme « giocano » a fare un pezzo di storia, conoscono meglio il territorio dove vivono e le sue vicende.
Fin dal 1999 purtroppo non ho ancora ottenuto uno straccio di sovvenzione, né dall’Amm.ne centrale, né dal Municipio IV nella giurisdizione del quale si trova il ponte.
Amici attori oltre a volontari scelti tra il pubblico stesso danno vita alla messinscena che si tiene ogni ultima domenica di ottobre, raccogliendo firme per sostenere la richiesta di aprire le torri con visita guidata all’area adiacente al ponte, dove vi sono due mausolei del II sec. d.C..

Cosa ti spinge a continuare contro l’indifferenza delle istituzioni?

Il gradimento del pubblico che sempre si rinnova, la coscienza di operare, e soprattutto mio figlio Edoardo, cui consegno la memoria di un padre attore, colui che agisce.