La vittoria del popolo iracheno sarà una vittoria universale

III Anniversario dell’invasione dell’Iraq

Con la resistenza irachena, a sostegno di un progetto democratico, di integrazione e sociale per l’Iraq

Dichiarazione della CEOSI – Campagna Statale (spagnola) contro l’Occupazione e per la Sovranità dell’Iraq

IraqSolidaridad (www.iraqsolidaridad.org) , 1 marzo 2006

I prossimi 18 e 19 marzo si celebreranno in tutto il mondo manifestazioni contro l’occupazione dell’Iraq al compimento del terzo anno dall’inizio dell’invasione di questo paese da parte degli USA e del Regno Unito, un atto illegale giustificato da menzogne. La situazione all’inizio del quarto anno di guerra e occupazione si caratterizza per i danni provocati dal progetto militare di dominazione degli USA e per i tentativi di provocare uno scontro civile che conduca alla definitiva distruzione del paese.

Il controllo territoriale da parte degli occupanti è estremamente precario ed effimero, inclusa la stessa capitale, Baghdad. Nel corso del 2004 e 2005, gli USA non hanno esitato a far ricorso ad armamenti proibiti internazionalmente e a radere al suolo città intere, pratiche di cui Falluja è il più tragico esempio. Al fine di limitare le proprie perdite, il Pentagono ha quadruplicato il numero degli attacchi aerei e navali negli ultimi mesi, rinunciando alle operazioni terrestri e relegando le truppe nelle proprie basi. Il risultato di questa tattica è ben noto: distruzione massiccia e incremento del numero dei civili morti. Oltre 120.000 iracheni sarebbero morti in questi tre anni a causa dell’uso massiccio della forza da parte degli occupanti, secondo stime indipendenti ben accreditate; mezzo milione di iracheni si sono trasformati in rifugiati interni.

L’esercito statunitense è al limite della sua capacità di impiego e di rimpiazzo. Gli USA non hanno potuto diminuire sostanzialmente il numero dei loro effettivi in Iraq in questi tre anni, 136.000 soldati attualmente. Il Pentagono ha obbligato 50.000 soldati a prolungare il proprio periodo di servizio. Abbandonati dai propri alleati, USA e Regno Unito devono ricorrere all’arruolamento massiccio di mercenari – fino a 30.000 – attraverso imprese private. Il costo della guerra è di 6.000 milioni di dollari al mese.

La capacità di rinnovamento umano e operativo della resistenza è riconosciuta dagli stessi occupanti, che affermano di uccidere 3.000 combattenti iracheni al mese. Nel 2005 il numero degli attacchi della resistenza è aumentato di un 30% rispetto all’anno precedente: più di 34.000 azioni, quasi 100 al giorno. Di queste, appena l’1% è rappresentato da attacchi suicidi o auto-bombe, che la resistenza non riconosce come propri. Secondo il Pentagono in Iraq sono morti in combattimento due soldati statunitensi al giorno, una cifra che non va diminuendo; il numero dei soldati feriti gravi che non possono tornare in servizio aumenta: più di 7.500 dei 16.500 feriti fino a metà gennaio.

Per fronteggiare la resistenza, USA e Regno Unito ricorrono a punizioni collettive e a detenzioni di massa, alla pratica ricorrente della tortura e dell’assassinio. Gli USA riconoscono di tenere in carcere 14.000 iracheni, a cui occorre sommare una cifra imprecisata di migliaia di sequestrati in prigioni clandestine. Quasi un quarto di milione di iracheni è passato per centri di detenzione, secondo la Rete di ONG di Difesa dei Diritti Umani in Iraq. Gli Squadroni della morte dei nuovi corpi di sicurezza iracheni assassinano in modo selettivo personalità civili, docenti e professionisti nell’intento di privare di intelligenze il paese, e indiscriminatamente semplici cittadini.

I benefici materiali dell’occupazione si limitano ai guadagni rapidi delle imprese statunitensi fornitrici delle truppe di occupazione e all’arricchimento dei collaborazionisti. La corruzione imperversa e la ricostruzione è inesistente: nessuno sa dove va a finire il denaro ottenuto dalla vendita del petrolio iracheno e almeno 7.500 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo dell’Iraq non sono stati giustificati. Le mafie dominano incontrastate a causa dell’insicurezza e per lo smantellamento dello Stato.

La resistenza civile e militare ha impedito l’applicazione in Iraq del progetto neoliberale che l’Amministrazione Bush aveva immaginato per questo paese, mentre la miseria si è generalizzata sotto l’occupazione. La disoccupazione può raggiungere il 70% della popolazione attiva. Un terzo delle famiglie irachene vive sotto l’incubo della miseria, mentre il Fondo Monetario Internazionale impone l’eliminazione di ogni sussidio a generi alimentari e carburanti. La denutrizione acuta dei bambini e delle bambine è cresciuta di quasi l’8% (400.000 minori di cinque anni) e l’abbandono delle scuole si è generalizzato. I servizi pubblici sono stati smantellati.

Piena fiducia nel popolo iracheno

Per legittimare l’occupazione e recuperare l’appoggio internazionale al loro progetto di dominazione dell’Iraq, USA e Regno Unito hanno attivato un processo politico interno illegale basato su criteri settari e confessionali, germe dell’attuale pericolo di scontro interno che vive l’Iraq. Forze regressive e disgregatrici dominano oggi le nuove istituzioni irachene grazie a consultazioni elettorali fraudolente attuate nel 2004 e nel 2005. Il paese vive così un grave regresso nei diritti sociali e giuridici di base, che colpisce in modo particolare le donne.

Abbiamo piena fiducia nel fatto che il popolo iracheno sarà capace di liberarsi dall’occupazione e allo stesso tempo di disattivare le provocazioni che mirano a innescare una guerra civile. La liberazione dell’Iraq implica tanto l’espulsione degli occupanti quanto la sconfitta interna del settarismo e del confessionalismo. Il rilancio della solidarietà internazionale con il popolo iracheno, che tre anni fa ha mobilitato in tutto il mondo milioni di persone, deve comprendere ambedue gli aspetti: appoggiare la resistenza irachena equivale ad appoggiare un progetto democratico, di integrazione e sociale per l’Iraq.

Riconosciamo la legittimità della resistenza irachena contro l’occupazione, tanto civile come militare: resistere non è terrorismo, resistere è legittimo. Il popolo e la resistenza iracheni condannano gli attentati indiscriminati e settari, mediante i quali si pretende di giustificare il prolungamento dell’occupazione e che scatenano lo scontro interno.

L’Iraq continua ad essere un paese occupato; l’occupazione è illegale e tutto ciò che emana da essa lo è ugualmente. Chiediamo alle istituzioni nello Stato spagnolo che non riconoscano le nuove istanze irachene – nate con l’occupazione e settarie – e neppure collaborino con esse, e che aprano il dialogo con i legittimi rappresentanti del popolo iracheno, le sue organizzazioni resistenti e democratiche.

In questa nuova giornata internazionale contro l’occupazione dell’Iraq, invitiamo ad appoggiare in modo risoluto l’eroico sforzo emancipatore che sta realizzando il popolo iracheno in tutti gli ambiti e a beneficio di tutti i popoli. Lo sforzo resistente e i sacrifici del popolo iracheno si stanno mostrando determinanti per frustrare la logica militarista degli USA e per impedire nuove aggressioni nella regione e fuori di essa. La sconfitta del popolo iracheno rappresenterebbe uno stimolo per l’espansionismo imperialista e per l’affermazione di tendenze regressive anche su scala planetaria. La vittoria di questo popolo, al contrario, rappresenterebbe una vittoria universale.

Campagna Statale contro l’Occupazione e per la Sovranità dell’Iraq, CEOSI

Traduzione dallo spagnolo a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare