La trincea del silenzio

Falluja? Non ci riguarda: noi stiamo a Nassirija. Le armi chimiche? Non sono affari nostri: non le abbiamo mai usate e nessuno ci ha mai accusato di un simile orrore. Intervenire in parlamento sullo scandalo sollevato da Rainews 24? E perché mai, cosa c’entriamo noi? Quanto sopra è la posizione ufficiosa del governo italiano in merito alla denuncia mossa da una televisione italiana, anzi dal servizio pubblico radiotelevisivo italiano, sul crimine di guerra compiuto da un paese di cui l’Italia è fedele alleata, in una spedizione militare a cui l’Italia direttamente partecipa. Posizione ufficiosa, si diceva, e non potrebbe essere altrimenti. Una linea ufficiale del governo sul fosforo bianco di Falluja, infatti, non esiste. Bisogna accontentarsi di quanto i governanti fanno filtrare tramite discrete indiscrezioni. Per il resto, la vicenda semplicemente non esiste. Il silenzio è d’oro.

Il ministro della difesa Antonio Martino, per la verità, si è dilungato ieri sull’argomento Iraq. Ma lo ha fatto solo per ripetere che col Nigergate il nostro paese non c’entra niente: mai il Sismi ha collaborato alla creazione di falsi dossier preparati per offrire un alibi alla guerra. E naturalmente per confermare che con quella guerra l’Italia non ha nulla a che fare. Non è lui a dirlo, né il suo premier e capo: «Sono gli atti e i fatti» a proclamarlo. Le «scelte successive», come pudicamente definisce l’invio in loco di una spedizione militare, «sono derivate dalla presa di coscienza della criticità della situazione per il popolo iracheno e dell’importanza di partecipare alla stabilizzazione di quel paese». Una missione di pace, e perché mai chi è animato da tanto nobili preoccupazioni dovrebbe curarsi di obbrobri come le armi chimiche e i massacri?

Il governo, in termini concreti, non ha alcuna intenzione di amplificare la scomoda denuncia di Rainews portandola in parlamento. E’ deciso a trincerarsi dietro una coltre di silenzio, aspettando che la tempesta passi. Strategia vile, ma comprensibile. Per una coalizione impegnata nel difficile compito di partecipare a una guerra presentandosi come contraria alla medesima guerra, un fattaccio come quello di Falluja, la scoperta dei crimini americani, è un disastro politico con pochi precedenti.

Meno comprensibile è invece la sponda che l’opposizione sta offrendo da giorni al governo, la copertura che garantisce al premier con il suo silenzio e con il suo assurdo understatement. Ieri Rifondazione ha presentato una mozione alla camera per impegnare il governo a condannare ufficialmente l’uso del fosforo bianco e per promuovere l’avvio di una inchiesta dell’Onu. I Ds si sono limitati a rivolgere un’interrogazione ai ministri degli interni e della difesa. Chiedono una risposta precisa sulla veridicità della denuncia di Rainews 24.

Una discreta interrogazione parlamentare non è gran cosa di fronte a un fatto di tale enormità. Sembrerebbe però già un passo avanti rispetto al silenzio dei giorni scorsi, alla nonchalance con la quale Fassino e Rutelli hanno duettato sull’opportunità di concordare l’eventuale futuro ritiro delle truppe con l’amico americano senza spendere una sola parola sull’operato chimico del suddetto «amico». Invece non si può parlare neppure di un vero gesto, ancorché insufficiente. A firmare l’interrogazione sono infatti solo esponenti della sinistra della Quercia, Gloria Buffo (che insiste anche perché l’inchiesta su Falluja venga trasmessa dalle reti Rai «generaliste», e sarà accontentata), Valerio Calzolaio, Famiano Crucianellli, Andrea Lulli.

Il capogruppo, Luciano Violante, non ha ritenuto opportuno intervenire e interpellare di persona. Il segretario ha tutt’altri pensieri per la testa. Gli «amici» della Margherita, poi, sembrano scomparsi e neppure il leader della coalizione, Prodi, ha ritenuto opportuno scoprirsi su un tema così delicato. Si sente odore di governo, ed è d’uopo preparare il terreno ricostruendo subito gli ottimi rapporti d’un tempo con gli americani. Qualsiasi sospetto avesse destato l’improvvisa sterzata di Piero Fassino, l’inelegante passaggio dalle mozioni con richiesta di ritiro delle truppe d’occupazione alla convinzione chissà come maturata di dover concordare quel ritiro con gli occupanti, appare così del tutto giustificata. E non è affatto detto che i cervelloni del botteghino e dell’Unione non riservino sorprese anche peggiori.