La tregua di Bologna

Lui, Cofferati, dice che il regolamento è sempre stato questo. «Signorina, mi raccomando, questa volta non sbagli». Ma il passo indietro c’è, anche se potrebbe non bastare. Il famigerato ordine del giorno sulla legalità, scritto di proprio pugno dal sindaco, è diventato un documento emendabile, che gli assessori non saranno neppure costretti a votare, semplicemente «diranno se sono d’accordo oppure no». Salta, dunque, il meccanismo dei «tre voti», uno in giunta, uno da parte dei partiti e infine uno in consiglio comunale, che Sergio Cofferati aveva spiegato appena venerdì scorso aggiungendo: «Sarebbe bizzarro pensare che chi non vota rimanga». Meglio: i tre passaggi ci sono, ma ad ognuno di questi il documento sarà discusso ed emendato, anche se «il sindaco di volta in volta valuterà se quelle aperture sono coerenti con il suo disegno» (Cofferati parla spesso in terza persona). E’ una apertura alle rivendicazioni fatte da Rifondazione e dal resto della sinistra. Ma «a questo punto non basta più», come ripete Tiziano Loreti, il segretario di Rifondazione comunista picchiato davanti al comune due giorni fa: «L’eventuale mediazione sull’ordine del giorno sulla legalità si deve accompagnare all’impegno su una serie di punti che riteniamo prioritari, tra cui le politiche per la casa. E in ogni caso credo sia sbagliato legare le posizioni sulla legalità alla presenza in giunta». Rifondazione, dunque, legherà la mediazione sulla legalità ad un altro documento, questa volta dedicato ai temi sociali. La concordia, se c’è dovrà essere la stessa su entrambi i punti. Franco Giordano, dirigente nazionale arrivato a dar manforte, la porrà in toni ben più distesi, spiegando che «Bologna non è un caso nazionale». Ma anche a sentir lui l’accordo è tutt’altro che scontato, se non altro perché c’è già un consigliere comunale, l’indipendente Valerio Monteventi, che considera la partita «chiusa» e piuttosto che tornare indietro si è autosospeso dal gruppo consiliare.

Che qualcosa fosse cambiato lo si capiva già dal tono raggiante con cui gli assessori della giunta erano usciti dalla riunione in mattinata. Tutti, a cominciare da Maurizio Zamboni del Prc, convinti che il clima di concordia fosse stato ripristinato, nonostante le divergenze dei giorni passati. Nessuno vuol dirlo esplicitamente, ma pare che l’indomito sindaco abbia in realtà fatto un passo indietro sullo sgombero dei migranti di venerdì scorso da cui è partita la nuova guerra sulla legalità. Per la Margherita le mosse del Cinese sono più che sufficienti: «Sono segnali nella direzione che volevamo, lavoreremo insieme», dice a fine giornata il coordinatore Giuseppe Bacchi Reggiani. L’ex segretario della Cgil non lo ammetterà mai («non ho letto nulla», dirà ai cronisti). Ma a convincerlo a fare un passo indietro potrebbe essere stata anche la tirata d’orecchi arrivata da Romano Prodi. «Il rispetto della legalità è essenziale per la tutela dei legittimi interessi delle fasce più deboli della società – manda a dire il Professore – bisogna lavorare con il coinvolgimento di tutti, mirando alla inclusione e non alla esclusione di quanti reclamano la nostra attenzione sulla loro precaria e difficile situazione». Insomma va bene «legalità», ma non esageriamo.

Pure gli studenti medi, incontrati questa mattina dopo la manifestazione mattutina contro il ddl Moratti si sono detti non troppo convinti dalla disponibilità del loro sindaco: «Se ieri (due giorni fa, ndr) non fosse successo quello che è successo non pensiamo ci avrebbe chiamato – dicono Anna, Jennifer e Virginia alla fine dell’incontro – si tratta di una formalità per dimostrare che tra noi e il sindaco i rapporti sono buoni: una mossa un po’ furba. Il fatto che ci sia dialogo tra gli studenti e il sindaco è giusto, ma che ciò emerga all’indomani degli scontri ci fa riflettere».

Lo sport preferito della destra, soprattutto quella nazionale, intanto, è diventato schierarsi dalla parte di Cofferati. Dopo le uscite dei consiglieri petroniani di Alleanza nazionale ci si mette anche il segretario Gianfranco Fini. Quel che è accaduto «è la dimostrazione di quello che potrebbe accadere all’Italia se vincesse Romano Prodi». Dice, e aggiunge: «Quel che ha fatto Cofferati è quello che tutti i cittadini di buon senso vorrebbero: riportare un po’ di legalità. Ma Rifondazione comunista gli ha detto `non puoi farlo’. Non voglio che in tutta Italia si ripeta l’esperienza di Bologna». Concorde con il capo, una volta tanto, il ministro della Salute Francesco Storace: «Quando si tollerano le primarie con il passamontagna, non si può fingere sorpresa per lo scontro in corso a Bologna. La sinistra divora se stessa e non potremo tollerare che divori anche l’Italia in un’escalation senza fine. Prodi avvisato, nazione salvata».