La Tesi alternativa sulla storia dei comunisti

La definizione dell’identità comunista non può prescindere dalla riflessione sull’esperienza storica del movimento operaio nel corso degli ultimi centocinquant’anni. Le tesi congressuali di un partito non sono la sede più appropriata per un pur sommario bilancio di questa esperienza, tanto più che siamo ancora troppo prossimi alla fine dell’Urss e degli altri paesi dell’est europeo e che «non conosciamo ancora quale sarà l’effetto di lunga durata di quei regimi» (Hobsbawm). Tuttavia, benché su tali questioni la storiografia sia ancora lontana da risultati definitivi, è indispensabile individuare i principali criteri ai quali la nostra riflessione storica dovrebbe ispirarsi.
Non si tratta di ripudiare quella che è comunque la nostra storia, gloriosa o tragica che la si consideri. Vanno evitate semplificazioni apologetiche o liquidatorie che, sempre improprie, sarebbero grottesche in relazione a una vicenda che segna tutta un’epoca della storia del mondo e nella quale ha vissuto – e in parte vive tuttora – l’anelito alla libertà di miliardi di esseri umani. Non ci appartiene la tesi di chi traccia quadri apocalittici nei quali il Novecento vede il trionfo di una furia distruttiva in cui il nazismo e il comunismo si confondono approdando a una comune barbarie.
Occorre guardare in faccia, senza reticenze, anche i momenti più bui della nostra esperienza: l’assenza di democrazia diffusa, le esasperazioni dirigistiche, le deformazioni burocratiche denunciate già da Lenin, gli stessi crimini che hanno macchiato la storia del «socialismo reale». A chi ci incalza evocando le violenze commesse nel nome del comunismo, non rispondiamo riducendone la portata né semplicemente additando le immani devastazioni e gli stermini prodotti dal capitalismo. Siamo consapevoli anche del peso del nostro passato e accettiamo di assumercene la responsabilità, cercando di imparare anche dai nostri errori.
Nello stesso tempo, ribadiamo che l’azione del movimento operaio e le rivoluzioni vittoriose nel nome del comunismo hanno liberato dal servaggio enormi masse di popolo, hanno impresso una formidabile accelerazione ai processi di liberazione del terzo mondo dal colonialismo, hanno fornito un decisivo sostegno alle lotte operaie e antifasciste nell’occidente capitalistico costringendo le classi dominanti a compromessi significativi con il movimento operaio. Per sconfinate masse di proletari la nascita dell’Urss ha significato la fine dell’asservimento e, per la prima volta, l’accesso a condizioni di vita progredite e ad elevati livelli di istruzione e protezione sociale. È bene altresì rammentare che difficilmente la seconda guerra mondiale avrebbe visto la sconfitta dell’Asse senza il sacrificio di venti milioni tra civili e militari dell’Armata rossa.
L’Ottobre bolscevico ha rappresentato una rottura epocale che ha mostrato al mondo la maturità della classe operaia quale soggetto in grado di affermare la propria autonomia storico-politica. Ma contrapporre la rivoluzione alla vicenda politica che ne è seguita – scorgere nelle società sorte dall’Ottobre soltanto un tradimento della rivoluzione – sarebbe un’operazione altrettanto astratta e ingenua quanto ritornare a Marx accantonando la ricerca teorica e il dibattito politico sviluppatisi sulla base delle sue indicazioni.
Marx ha elaborato le categorie fondamentali dell’analisi critica del capitalismo e ha gettato le basi di una teoria rivoluzionaria che ha messo il proletariato in condizione di affermarsi quale autonomo soggetto politico. Ma proprio Marx ha sempre insistito sulla necessità di sottoporre la teoria a continui aggiornamenti. Con l’analisi leniniana del colonialismo e dell’imperialismo la teoria rivoluzionaria si è liberata da ogni angustia eurocentrica, collocandosi all’altezza della dimensione mondiale del dominio capitalistico. La riflessione di Gramsci, nella quale l’eredità teorica di Lenin è assunta e originalmente ripensata, rappresenta un ulteriore arricchimento, sia per quanto concerne la concezione del partito comunista come «intellettuale collettivo», protagonista del processo rivoluzionario e della costruzione dello Stato operaio, sia in relazione al tema della rivoluzione in Occidente, concepita – sullo sfondo di una idea della politica quale ambito non separato dal terreno sociale – come processo di radicamento della classe nella società e come progressivo consolidamento della sua capacità di direzione egemonica.
Non si tratta di allestire un corpo di dogmi, ma di valorizzare strumenti teorici per procedere oltre, concentrando l’attenzione su problematiche cruciali non ancora adeguatamente indagate dalla cultura marxista. Appaiono centrali al riguardo le questioni poste dai movimenti femministi e ambientalisti. Da un lato è necessario ripensare a fondo la struttura dei processi di riproduzione e i temi della soggettività, dell’esperienza affettiva e della mercificazione delle relazioni umane. Dall’altro si impone la necessità di assumere il concetto di «sviluppo sostenibile», evitando di assolutizzare i valori dello sviluppo economico e della crescita produttiva.
In una parola, non si può guardare all’esperienza del movimento comunista come a un cumulo di macerie. La storia dell’umanità si troverebbe oggi a uno stadio ben più arretrato se le rivoluzioni socialiste non avessero segnato vaste aree del mondo.
Un grande contributo alla lotta per l’emancipazione del proletariato hanno fornito anche intere generazioni di comunisti del nostro paese. La fine, per molti versi sconcertante, del Partito comunista italiano ci impone di cercare le radici della mutazione che ne ha decretato nel corso degli ultimi decenni il declino e infine la dissoluzione. Le cause di questa mutazione – che rendono improponibile ogni continuismo – debbono essere valutate in tutta la loro portata, per trarne severe lezioni. Ma esse non cancellano i meriti storici del Pci, come non impediscono di riconoscere il contributo dato da migliaia di militanti comunisti e socialisti, anche fuori delle sue file (ad esempio nei movimenti del ‘68-69 e nella nuova sinistra), alla lotta antifascista, per la democrazia e contro lo sfruttamento capitalistico.
Queste compagne e questi compagni hanno scritto alcune tra le pagine più intense della guerra di Spagna e della Resistenza e hanno dato corpo alla lotta di liberazione dal nazifascismo. Alla capacità di direzione politica di Togliatti e del gruppo dirigente del Pci negli anni della Resistenza e della prima fase repubblicana – come pure alle intuizioni di Eugenio Curiel in tema di «democrazia progressiva» e all’impegno di grandi dirigenti socialisti tra i quali Lelio Basso e Rodolfo Morandi – gli italiani debbono una carta costituzionale avanzata. In essa il quadro delle libertà democratiche diviene strumento di trasformazione della società esistente e presidio possibile delle conquiste sociali e politiche di massa; leva per l’eguaglianza effettiva tra tutti i cittadini e per la loro partecipazione al governo della società e dell’economia. Non si comprenderebbe l’ulteriore storia italiana ove si prescindesse da queste premesse, in virtù delle quali l’Italia è divenuta un laboratorio del conflitto di classe per molti versi unico in Europa.

1) Pesce Giovanni Medaglia D’Oro della Resistenza
2) Grassi Claudio Segreteria nazionale (Tesoriere nazionale)
3) Pegolo Gianluigi Segreteria nazionale (Responsabile Dip. Stato e Autonomie)
4) Bracci Torsi Bianca Presidente Commissione Problemi del Partito
5) Cappelloni Guido Presidente Collegio Nazionale di Garanzia
6) Sacchi Giuseppe Presidente Comitato regionale Lombardia
7) Casati Bruno Direzione nazionale (Segretario Federazione Milano)
8) Curzi Sandro Direttore di Liberazione
9) Favaro Gianni Direzione nazionale (Segretario Federazione Torino)
10) Ghiglione Rita Direzione nazionale (Fiom La Spezia)
11) Guagliardi Damiano Direzione nazionale (Segretario regionale Calabria)
12) Mangianti Cesare Direzione nazionale (Segretario regionale Emilia-Romagna)
13) Sorini Fausto Direzione nazionale (Coordinatore Dipartimento Esteri)
14) Valentini Alessandro Direzione nazionale (Segretario regionale Sardegna)
15) Abbà Giuseppe CPN – Segretario Federazione Pavia
16) Bandinelli Giancarlo CPN – Segretario Federazione Lecco
17) Belisario Mauro CPN – Amministratore Unico Liberazione
18) Burgio Alberto CPN – Comitato Scientifico
19) Canciani Igor CPN – Segretario Federazione Trieste
20) Canonico Andrea CPN – Federazione Avellino
21) Capacci Palmiro CPN – Segretario Federazione Forlì
22) Cimaschi Mauro CPN – Dipartimento nazionale Organizzazione
23) Colombini Giorgio CPN – Segretario Federazione Modena
24) Corrente Elio CPN – Federazione Cosenza
25) Cristiano Stefano CPN – Segretario Federazione Pistoia
26) De Paoli Antonio CPN – Federazione Civitavecchia (RM)
27) Gambuti Pier Paolo CPN – Segretario Federazione Rimini
28) Giannini Fosco CPN – Segretario Federazione Ancona
29) Giavazzi Beatrice CPN – Vice-Presidente Collegio nazionale Garanzia
30) Kiwan Kiwan CPN – Segretario Federazione Ferrara
31) Leoni Alessandro CPN – Federazione Firenze
32) Licheri Antonello CPN – Segretario Federazione Sassari
33) Lucini Gianni CPN – Federazione Novara
34) Macrì Vittorio CPN – Segretario Federazione Sulcis Iglesiente
35) Marchioni Giacomo CPN – Segretario Federazione Rieti
36) Masella Leonardo CPN – Capogruppo Regione Emilia-Romagna
37) Moro Renata CPN – Segretaria Federazione Treviso
38) Mulas Gabriella CPN – Segretaria Federazione Gallura
39) Novari P. Paolo CPN – Federazione Parma
40) Okroglic Paola CPN – Federazione Cagliari
41) Ortu Velio CPN – Segretario Federazione Cagliari
42) Pace Costanza CPN – Federazione Pavia
43) Patelli Maurizio CPN – Federazione Bologna
44) Petrucci Donella CPN – Federazione Pistoia
45) Pintus Alessandra CPN – Federazione Sulcis Iglesiente
46) Pucci Aldo CPN – Segretario Federazione Cosenza
47) Riccioni Mauro CPN – Segretario Federazione Macerata
48) Sconciaforni Roberto CPN – Segretario Federazione Bologna
49) Simini Ezio CPN – Segretario Federazione Vicenza
50) Sobrino Enzo CPN – Segretario Federazione Asti
51) Steri Bruno CPN – Federazione Roma
52) Tedde Giuseppina CPN – Capogruppo Provincia Bologna
53) Torresan Siro CPN – Segretario Federazione Svizzera
54) Valleise Piero CPN – Segretario regionale Valle D’Aosta
55) Verzegnassi Stefano CPN – Segretario Federazione Udine