La strada che va dai riti celtici all’antisemitismo

Il tradizionale raduno di Pontida rivela una Lega vittoriosa alle regionali, che ha sempre più sposato le tesi xenofobe dell’estrema destra

E’ tempo anche a sinistra di riprendere il filo dell’analisi e della riflessione sulla Lega Nord, nell’attesa del raduno di oggi sulla spianata di Pontida e soprattutto dopo il ritorno di questa forza politica al centro della scena politica con il voto alle regionali, la proposta di un referendum per reintrodurre la lira in Italia, il contrasto con il Quirinale sulla grazia a Sofri, gli ultimi fatti di Varese. Partiamo dai recenti risultati elettorali.
La Lega Nord alle ultime elezioni regionali dello scorso aprile ha ottenuto 1.380.310 voti, pari, al 5,6% sul piano nazionale, ma con ben 1.203.545 voti, l’87% del suo elettorato concentrato in tre sole regioni, nel Piemonte, nel Veneto e soprattutto nella Lombardia dove, con il 15,8% e oltre 692 mila consensi, ha raccolto oltre la metà dei suoi voti assoluti, toccando punte del 25,30% a Bergamo, primo partito in assoluto, del 25,40% a Sondrio, del 21,80% a Varese e del 18,80% a Brescia. Nella regione che ha visto la CdL, con 750 mila voti in meno, accusare la flessione maggiore e l’indebolimento più significativo.

A questi dati sarebbe bene, sotto il profilo politico, anche aggiungere, per i contenuti espressi, i circa 100 mila voti di Alternativa Sociale, il cartello coagulatosi attorno ad Alessandra Mussolini, che con lo 2,7%, è risultato essere in controtendenza rispetto al suo misero trend nazionale, quasi ovunque sotto l’1%. Un esito in buona parte dovuto all’accordo raggiunto in sede locale con la Lega Padana Lombarda, una formazione secessionista, scissasi dalla Lega Nord. Complessivamente quasi il 20% dell’elettorato della regione più popolosa d’Italia si è, in definitiva, riconosciuto su posizioni che non è affatto fuori luogo definire di destra estrema.

Per la Lega Nord è stato l’ultimo congresso, ai primi di marzo del 2002 ad Assago, a rappresentare sotto il profilo dell’identità un momento fondamentale. E’ in quella circostanza, infatti, che si sono delineati in forma compiuta alcuni connotati, a partire dalla conclamata «opposizione alla società multirazziale», che oggi, senza incertezze, pongono la Lega Nord sul piano delle destre razziste europee. Qualcuno in quel congresso parlò anche di «difesa della purezza della razza padana», minacciata dall’invasione «extracomunitaria e musulmana», addebitando all’immigrazione ogni male, dalla delinquenza alla prostituzione, alla criminalità, fino alla diffusione di malattie contagiose.

Quello di Assago fu un congresso ampiamente sottovalutato dal mondo politico, così il rapporto che il partito di Bossi, da quel momento, iniziò a sviluppare, soprattutto attraverso l’europarlamentare Mario Borghezio, con alcune frange della destra neofascista italiana, come Forza Nuova, dando vita a convegni e comizi in comune, da Milano a Roma, conclusisi spesso con tanto di saluti romani.

Dal canto suo, La Padania, il quotidiano ufficiale del movimento, prima sotto la direzione di Gigi Moncalvo, poi di Giuseppe Leoni, oggi di Gianluigi Paragone, si è in questi anni progressivamente trasformata in un organo di sistematica istigazione all’odio etnico e religioso. Sue le campagne, nel corso di questi anni, contro immigrati e zingari, l’ingresso di «70 milioni di turchi musulmani in Europa», i prodotti cinesi, per finire in questi giorni, dopo l’omicidio a Varese di un giovane barista accoltellato da un albanese, ad una condanna senza appello per tutti gli «slavi», intrinsicamente pervasi da «attitudini criminali».

In questo quadro è anche maturata all’interno della Lega la scelta di relegare in secondo piano l’«anima» neopagana con i suoi riti celtici, in favore della difesa della «cristianità», posizione indubbiamente più feconda anche sotto l’aspetto elettorale, allacciando rapporti assai stretti con alcune delle peggiori espressioni dell’integralismo cattolico, dalla «Fraternità Sacerdotale di San Pio X», fondata dallo scismatico monsignor Marcel Lefebvre, all’«Istituto Mater Boni Consilii», aggregazioni ormai esterne all’ufficialità della chiesa cattolica, impegnate in battaglie «antimoderniste» e «anticonciliari», contro l’«errore» e l’«eresia». In più di un’occasione anche la celebrazione, nell’ambito delle feste leghiste di messe nell’antico rito latino, «la Messa di sempre, la stessa che, celebrata sulle navi dell’armata cristiana poco prima della battaglia di Lepanto, infuse ai valorosi difensori della nostra terra e della nostra fede la forza per fermare e sconfiggere la flotta musulmana» (così in un articolo de La Padania, il 28 settembre scorso).

E se nel giorno dedicato alla memoria delle vittime dell’Olocausto, il 27 gennaio di quest’anno, fece un certo scalpore la notizia apparsa su alcuni quotidiani dell’esposizione all’Università Bocconi di Milano di cartelli del MUP (il Movimento Universitario Padano) contro gli “Ebrei padroni del mondo”, da tempo all’interno della Lega vengono fatti circolare i testi “in difesa della razza” di Julius Evola, il principale teorico neonazista italiano. Lo stesso sito-internet dei Volontari Verdi ne consiglia la lettura, unitamente agli scritti di Franco Freda e alle pubblicazioni delle “Edizioni di AR” (“ar”, tanto per intenderci, sta per la radice di «ariano»). Un’inquietante coincidenza con la comparsa, in passato, proprio sulle bancarelle a Pontida di alcuni storici libelli antisemiti come «I protocolli dei Savi anziani di Sion» o «I segreti della dottrina rabbinica».

Gli stessi simboli adottati dalla Lega, spesso più esplicativi di mille parole, segnalano a loro volta la deriva intrapresa, in particolare l’uso insistito da parte del Movimento dei Giovani Padani e dei Volontari Verdi del cosiddetto «Triskel», un antico segno runico che ha avuto il torto di comparire un tempo sui baveri delle divise di alcune divisioni delle Waffen-SS e più recentemente sulle bandiere di gruppi neonazisti tedeschi.

Nel passaggio, in conclusione, verso una società sempre più complessa, multietnica e multiculturale, la Lega Nord ha deciso di cavalcare a modo suo antiche ossessioni che pensavamo definitivamente alle spalle. Parole d’ordine contro il “decadimento e la mescolanza delle razze”, la “corruzione dei costumi e delle tradizioni”. Con esse il rilancio dei miti sciagurati dell’indissolubilità tra “suolo” e “sangue”. Colpisce, in questo contesto, un’analisi dei fenomeni migratori, apparsa su La Padania, come oscura trama internazionale «ordita da circoli finanziari, massoni e comunisti», per annullare ogni differenza etnica. Una lettura all’insegna del complotto, da sempre patrimonio delle destre più estreme. Punti, forse, di non ritorno, verso un razzismo estremo. Con essi la pericolosità di una sfida non solo elettorale da combattere sul piano dei valori e della civiltà.