La sinistra radicale corteggia Gino Strada, i timori di Bertinotti

Il Pdci, parte dei Verdi e dei movimenti premono sul fondatore di Emergency perché partecipi alla consultazione

Il chirurgo icona dei pacifisti finora ha declinato ogni offerta. Per il Prc diventerebbe difficile rifiutare la richiesta di creare un «rassemblement» alle Politiche

ROMA – Don Andrea Gallo, don Vitaliano della Sala… Luca Casarini ha ottenuto almeno due dei risultati che si era prefisso. Ha spostato l’attenzione sui no global, ultimamente alquanto appannati. E ha buttato in «farsa» (la definizione è sua) le primarie, anche se Prodi, ieri, ha cercato di minimizzare tutto questo pullulare di candidature no global. n leader dell’Unione, intervistato dal Tg3, ha sottolineato che «più sono i candidati e meglio è». Il che, dal punto di vista del Professore, è sicuramente vero, perché certamente personaggi come don Gallo o don Vitaliano non gli sottrarrebbero voti. Casarini, però, voleva raggiungere anche un terzo risultato. Ma non è ci è riuscito. Il leader delle «tute bianche», infatti, aveva in animo di dar fastidio al leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, con cui i rapporti sono pessimi, e non da ora. Il segretario del Prc, invece, si è mostrato assai disponibile all’eventualità di una candidatura proveniente dal movimento dei «no global», anche perché sa che è un’ipotesi che assai difficilmente si realizzerà.
Piuttosto, la preoccupazione di Rifondazione comunista è un’altra. Da qualche tempo, da parte del Pdci, di un settore dei verdi e di una fetta del «movimento» si sta esercitando una forte pressione perché scenda in campo, alle primarie, un candidato che riesca a mettere insieme la sinistra pacifista. Un candidato, quello sì temibile. Si tratta di Gino Strada, il fondatore di Emergency. Finora il chirurgo ha declinato tutte le offerte politiche che gli sono state rivolte. Ciò nonostante, Rifondazione comunista è sul chi vive, perché Strada, che è una vera e propria icona dei movimenti pacifisti, è l’unico che potrebbe togliere consensi a Bertinotti.
Non solo. L’operazione Strada presenta anche un’altra insidia, la più pericolosa per il Prc. Se infatti il leader di Emergency alla fine scendesse in campo, sul suo nome convergerebbero i verdi (a quel punto il presidente del «Sole che ride» Alfonso Pecoraro Scanio si ritirerebbe), il Pdci di Oliviero Diliberto, gli intellettuali che gravitano attorno al «Manifesto» e una parte dei cosiddetti movimenti. Uno schieramento di questo tipo potrebbe creare più di qualche imbarazzo a Bertinotti, il. quale insiste nel rifiutare le profferte che gli vengono da sinistra per presentarsi tutti insieme alle prossime elezioni politiche. Con la discesa in campo di Gino Strada, per il leader di Rifondazione comunista sarebbe più difficile spiegare perché si oppone alla creazione di un grande «rassemblement» pacifista e antagonista, come gli hanno proposto sia i verdi che il Pdci, e invece preferisce rimanere nel recinto di Rifondazione comunista.
Per questa ragione dal Prc seguono guardinghi i movimenti che sono in atto. Non è un mistero che i comunisti italiani non siano in amorevoli rapporti con Rifondazione. E non è neanche un mistero che il vignettista Vauro, del Pdci, sia legato a filo doppio al fondatore di Emergency, con cui è stato anche in Iraq. Il timore di Rifondazione che i comunisti italiani possano mettere in piedi un’operazione’ di questo tipo per creare delle difficoltà a Bertinotti è perciò del tutto giustificato.
Del resto al Prc sanno, e non da ora, degli abboccamenti che ci sono stati. Finché Strada rimarrà fermo sulle sue posizioni, rifiutando l’avventura politica, per Bertinotti non ci saranno problemi, ma se il chirurgo pacifista dovesse cambiare idea, allora la situazione muterebbe. E a Rifondazione non sono ancora convinti che il “no” di Gino Strada sia definitivo…