La sinistra ds contro il partito democratico

«Non siamo noi a scinderci, sono loro ad andare in un posto senza di noi». E’ quasi un mantra, ripetuto di telefonata in telefonata, tra i quarantatre dirigenti della sinistra Ds che ieri hanno spedito a tutti i colleghi una lettera contro il partito democratico che odora già di addio e che infatti inizia con un amarcord: «Noi non ci saremo». La prossima settimana ad Orvieto ci sarà il primo appuntamento per la costruzione del Partito democratico, una due giorni di studi per tutti gli eletti dell’Ulivo. E l’appuntamento segnerà di fatto il primo passo verso la vera e propria creazione del partito democratico. Lì, per dirne solo una, si dovrà discutere dell’ingresso nel partito socialista europeo. E appunto, la sinistra dei ds in tutti i suoi esponenti non ci sarà né parteciperà più alla costruzione del progetto.
L’appuntamento è stato a lungo soppesato, tanto che fino allo scorso weekend neppure i meglio informati sapevano dire con certezza se la convention ci sarebbe stata. Poi, nelle ultime ore, qualcuno ha tratto il dado confermando per questa sera la riunione organizzativa in vista della kermesse. Ed è stato proprio in queste ore, dopo aver letto e ascoltato i popolari della Margherita dire per l’ennesima volta che non vogliono entrare nel Pse e che sui temi dei diritti civili bisognerà dar peso al punto di vista dei cattolici, che la sinistra ha fatto la sua scelta.
La lettera è chiara e sintetica e porta in calce le firme di tutti e tre i «capocorrente» della minoranza di sinistra, Fulvia Bandoli, Cesare Salvi, Fabio Mussi, oltre ad altri quaranta nomi di dirigenti e parlamentari. «Non possiamo accettare che gli stati maggiori si facciano interpreti, senza chiare verifiche democratiche, della volontà popolare, e in nome e per conto dei militanti e degli elettori procedano alla fusione tra Ds e Margherita», dice il passaggio più duro: «Perciò di qui in avanti non condivideremo passi di un cammino che porta ineluttabilmente al fatto compiuto, per lasciare agli iscritti la sola possibilità di ratifica finale, quando tutto sarà stato già deciso senza e prima di un congresso, di una partecipazione e di una decisione democratica».
Molto, fanno notare quelli delle sinistre ds, è già stato fatto. Ad esempio la scorsa settimana, quando i segretari dei partiti hanno deciso che d’ora in poi in tutte le amministrazioni locali i gruppi di Ds e Margherita dovranno unirsi in gruppi unici dell’Ulivo. Non tutti i gruppi locali l’hanno presa bene: in Abruzzo i Dl hanno fatto sapere di non essere interessati, alle elezioni in Molise del 5 e 6 novembre prossimi i due partiti correranno divisi. E c’è qualche mal di pancia anche in Toscana, Calabria, Lombardia. Da tempo le perplessità sul partito democratico non toccano più solo i membri della sinistra. Dal consiglio nazionale dello scorso luglio a qualche giorno fa, Gavino Angius ha continuato a ripetere di avere dubbi sia su un progetto che potrebbe collocarsi fuori dal Pse, sia sulla poca chiarezza riservata ai diritti civili. Lo stesso ha fatto Gianni Cuperlo. E ieri l’onorevole Giuseppe Caldarola – ex portavoce di D’Alema, ex direttore dell’Unità (due volte) ed ex portavoce di Fassino – ha fatto sapere che se tutto rimane com’è il partito democratico non lo riguarderà: «Andrò ad Orvieto solo per ascoltare».
Volendo, dice Gianni Zagato, il responsabile organizzativo dell’«Area sinistra Ds Per tornare a vincere», c’è pure un problema di regole. Il congresso stravinto un anno fa da Piero Fassino aveva deciso che i Ds avrebbero lavorato alla creazione di una «federazione» e non all’ingresso in un unico partito. Da allora i nuovi passaggi non sono mai stati discussi, anzi il consiglio nazionale del luglio scorso ha raccolto varie critiche, stabilendo che la discussione avrebbe dovuto essere aggiornata all’autunno. Conscio del problema, il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca ieri ha cercato di dire che Orvieto sarà solo l’inizio di una discussione, «quando ci sarà una proposta concreta saranno gli iscritti a decidere». «Sarà, – conclude Zagato – ma intanto il consiglio nazionale si è dato appuntamento per la fine del mese, mentre Orvieto e quindi l’avvio del percorso sul Pd ci sarà la prossima settimana».