La signora ammazza-Lula

Il ballottaggio del 29 ottobre fra il presidente Lula da Silva e l’aspirante Geraldo Alckmin, l’uomo dell’Opus Dei e della destra vecchia e nuova, sarà prevedibilmente “sanguinoso”. Anche se, forse, la paura del ritorno al potere di quelli di prima (leggi l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso), che sono poi quelli di sempre, può dare un brivido alla schiena sia agli astenuti di domenica scorsa – intorno al 15% dei 126 milioni di elettori – sia ai disincantati di sinistra che per via del continuismo neo-liberista e degli scandali di corruzione del governo e del Pt, hanno deciso il primo ottobre di non votare più per Lula. Qualcuno giurando “mai più”, qualche altro per mandare un messaggio di avvertimento.
Chi non ha né pentimenti né dubbi è la senatrice Heloisa Helena, la pasionaria “trozkista-cristiana” (è lei che si definisce così) dell’ultra-sinistra radicale, espulsa dal Pt nel dicembre 2003, fondatrice nel dicembre 2004 del Psol – Partido do Socialismo e da Libertade – e rovente candidata alla presidenza della repubblica in questa tornata elettorale dell’ottobre 2006. Heloisa Helena Lima de Moraes Carvalho ha avuto domenica intorno a 6.5 milioni e il 6.8% dei voti, e non è riuscita nell’obiettivo di andare al ballottaggio con quello che fino a pochi anni fa era il suo idolo – Lula – e che ora non esita a bollare “il capo di un’organizzazione criminale capace di rubare e ammazzare chi minaccia i suoi piani di potere”. E’ riuscita però a impedire che Lula, inchiodato al 49.8%, vincesse al primo turno come tutti pensavano dovesse accadere (a cominciare da Lula) e a spingere allo spareggio lo scialbissimo destro Alckmin. Né pentita né dubbiosa, HH, come la chiamano qui, perché la sua campagna ha aiutato il popolo brasiliano a capire “la farsa neo-liberista” e “l’esistenza di un’organizzazione criminale travestita da governo”. Anzi soddisfatta e con la coscienza tranquilla per “aver combattuto una battaglia giusta”. Non la smuove neppure il fatto che in Alagoas, il piccolo stato nordestino in cui è nata 44 anni fa, dove ha studiato in un collegio di suore, dove si è laureata in epidemiologia e ha insegnato alla scuola per infermiere dell’università federale di Maceió, il suo seggio al senato di Brasilia (che dovrà lasciare nel 2007) sia stato vinto, domenica scorsa, dal redivivo Fernando Collor de Mello, l’ex presidente ladrone che scippò la vittoria proprio a Lula nel ballottaggio dell’89, cacciato a furor di popolo e di parlamento alla fine del ’92. Anche quella è colpa del suo idolo caduto: “Gli alagoani hanno votato Collor a causa delle ruberie di Lula”, dice. D’altra parte per gli strani (e deprimenti) giochi della politica, il neo-senatore Collor si proclama adesso lulista e assicura che aiuterà Lula nel ballottaggio, ricambiato con le parole di Lula: “Sono sicuro che Collor, grazie all’esperienza maturata quando è stato presidente della repubblica, farà un lavoro eccezionale al senato”…
Come spesso capita a sinistra – il manifesto ne sa qualcosa – quando sopravviene la rottura, in genere è sanguinosa (per fortuna, ora, solo in termini politici). L’abisso di odio che ormai divide il Pt e la sua “mafia paulista” (Dirceu, Genoino, lo stesso Lula) da Heloisa Helena e almeno una parte di coloro che l’hanno seguita sulla suo nuova strada è mortale.
HH e una consistente minoranza del gruppo parlamentare del Partido dos trabalhadores – una trentina di deputati della novantina eletta nel 2002 – ha quasi sempre parlato e in qualche occasione votato contro i progetti presentati dal “suo” partito e dal “suo” governo. Dall’invio di caschi blu brasiliani in missione a Haiti alla controversa legge sulla previdenza sociale che costò l’espulsione finale a lei e a 3 deputati: allora Heloisa tirò anche fuori un video con gli interventi di Lula al Congresso, quando il Pt si opponeva alla riforma di Cardoso stesse parole, stessi argomenti.
Resta l’interrogativo se la politica è più arte del possibile o più questione di principi, e quale sia il rapporto pragmatismo-principi. Sta di fatto che HH e il gruppo radicale si sono ritrovati spesso in questi 4 anni, da sinistra, sulle stesse posizioni parlamentari dell’opposizione di destra, il Psdb e il Pfl. E che la destra non solo parlamentare, che ha nei grandi media televisivi e scritti il suo principale “partito”le ha steso tappeti rossi, dandole spazio e tempi generosissimi.
Ma lei non se ne dà per inteso, va avanti per la sua strada con una durezza inossidabile e un’onestà che anche i suoi più accaniti nemici le riconoscono. Il 2 ottobre ha detto che nel ballottaggio lei personalmente voterà nullo e il Psol, dopo una riunione dei vertici, ha deciso di non dare alcuna indicazione di voto perché Lula o Alkmin sono “le due facce della stessa medaglia”. Neo-liberista e corrotta.
Vista da lontano la sua figura esile e nervosa da indomita pasionaria – 1 metro e 60 per 48 chili, coda di cavallo e occhialini, jeans e blusa bianca – ha fatto qualche presa. Poco prima delle elezioni personaggi illustri della sinistra internazionale – Noam Chomsky, James Petras, Ken Loach, le prime di 350 firme – hanno sottoscritto un manifesto di appoggio a lei e “ai suoi compagni” che “sono rimasti fedeli al programma antimperialista e socialista originario del Pt”. Ma la lontananza a volte provoca brutti scherzi, miraggi. Il continuismo neo-liberista e le cadute etiche del governo Lula hanno portato molti militanti anche della prima ora ad andarsene. Una decina di deputati, qualche migliaio di quadri. Qualcuno di loro è entrato nel Psol, molti altri – ciò che è più grave – si sono ritirati dalla politica (e il risultato si è visto nel primo turno). Ma tutto sommato la diaspora è stata contenuta. Gente come Leonardo Boff e João Pedro Stédile, leader storico dei Senza-Terra, sono rimasti pur su posizioni fortemente critiche. Altri che hanno scelto il Psol – come Plinio Arruda Sampaio, l’estensore del programma di riforma agraria disatteso dal governo, Chico Alencar, eletto deputato domenica qui a Rio, Milton Temer – sembrano imbarazzati dall’oltranzismo di Heloisa e dalla possibilità che il 29 con Alkmin la destra torni al potere. Possibile che alla fine decidano di votare Lula come “male minore”.