La Sicilia che vuole il contratto, da Termini a Ragusa

La voce più grossa l’hanno fatta gli operai della Fiat di Termini Imerese. Due ore di sciopero durante il primo turno di lavoro e blocco totale della statale 113, presidiata da circa 200 tute blu. A serrare le fila è stata la Fiom. Dopo un tentativo, fallito, di coinvolgere Fim e Uilm, i metalmeccanici della Cgil hanno deciso di incrociare le braccia da soli. La protesta è scattata alle 8. Nel mirino Federmeccanica e la richiesta di sbloccare il rinnovo del contratto di lavoro. Gli animi si sono riscaldati, soprattutto dentro la fabbrica, con gruppi di operai delle altre due sigle che hanno chiesto conto e ragione ai delegati di Fim e Uilm per la mancata adesione, mentre le tute blu della Fiom abbandonavano le postazioni lavoro, riversandosi nel piazzale di fronte ai cancelli e lungo la statale. Il fronte sindacale si è ricompattato nel secondo turno di lavoro. Dopo confronto interno, Fim e Uilm hanno sciolto le loro riserve, e così assieme ai compagni della Fiom hanno deciso di bloccare nuovamente la fabbrica. Lo stop è scattato alle 15, alle 16.30 gli operai sono rientrati. Un’ora e mezza di stop totale dello stabilimento, che ha fermato gli impianti dove si produce la Lancia Ypsilon. Le tute blu sono tornate sulla statale 113, formando ancora una volta piccoli blocchi. «E’ la risposta dei lavoratori – dice Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom a Termini Imerese – allo stallo delle trattative e alla proposta inaccettabile di Federmeccanica di ripartire da un’offerta economica di 60 euro».

Alla mobilitazione, durante il secondo turno, hanno aderito anche i lavoratori della Bienne Sud, azienda dell’indotto che si occupa della verniciatura dei paraurti della Lancia Ypsilon. «L’adesione allo sciopero è stata massiccia – aggiunge Mastrosimone – E’ una risposta compatta alle provocazioni di Federmeccanica. Vogliamo il contratto, un giusto contratto e non siamo disposti a cedere sulle flessibilità». Ma la protesta dei metalmeccanici non si è limitata allo stabilimento della Fiat, anche nel resto della Sicilia alcune fabbriche si sono fermate. Per il rinnovo del contratto hanno incrociato le braccia, per due ore, anche i dipendenti della Italtel di Carini, mentre quattro ore di sciopero per turno si sono svolte a Ragusa alla Metroragusa e alla Verale.

Il clima tra gli operai è teso e le proteste vanno avanti ormai da quasi una settimana. Due giorni fa si è fermata l’intera area industriale a Siracusa. Per due ore, dalle 13 alle 15, i metalmeccanici hanno incrociato le braccia, bloccando la produzione. Altre due ore di sciopero si erano svolte lunedì, in concomitanza con la mobilitazione nel resto del paese, con la Fiat di Termini Imerese che si era fermata per otto ore, sia nel primo che nel secondo turno di lavoro. Alla Fiat la tensione potrebbe aumentare ancora di più. Al malessere per il contratto, si è aggiunto il voltafaccia del responsabile governativo per lo sviluppo e la coesione, Gianfranco Micciché, che secondo la Fiom avrebbe cambiato idea rispetto al progetto di Fiat, che aveva messo d’accordo i sindacati, di assumere gli operai licenziati dalle aziende dell’indotto in cambio della mobilità lunga. «Il fatto che nella vertenza non si intraveda alcuno sbocco – dice Giovanna Marano, segretaria generale della Fiom siciliana, confermata ieri alla guida dei metalmeccanici della Cgil – sta ovviamente facendo crescere la preoccupazione e la tensione tra i lavoratori».