La secessione del Sud Sudan è il primo passo verso la balcanizzazione dell’Africa

L’imminente secessione del Sud Sudan potrebbe portare alla balcanizzazione dell’intero continente africano, come accaduto nell’ex Jugoslavia. Sebbene i risultati ufficiali del referendum, che porteranno alla creazione del 193esimo stato nel mondo, verranno comunicati ufficialmente solo il 14 febbraio le prime cifre non lasciano alcun dubbio sul suo risultato. La secessione di Jubla oltre a portare via al Sudan l’85% dei suoi giacimenti petroliferi, creerebbe un precedente che potrebbe essere reclamato altrove. Per esempio nello Zimbabwe dove il Mthwakazi Liberation Front di Fidelis Ncube vuole dividere il Matabeleland, regione ricca di idrocarburi e minerali, dallo Zimbabwe. Oppure nel Nord del Kivu, regione della Repubblica Democratica del Congo anch’essa ricca di minerali preziosi, dove i mercenari di Laurent Nkunda conducono una guerra contro Kinshasa con l’aiuto del leader genocida del Ruanda Paul Kagame e dell’AFRICOM, il comando militare statunitense dedicato all’Africa. Si possono dunque comprendere le parole del leader libico Muammar Gheddafi che il 9 ottobre scorso aveva paragonato una vittoria del si nel referendum sud-sudanese a una “malattia contagiosa che rischia di diffondersi in altri paesi africani”.
La balcanizzazione del continente africano favorisce gli interessi dell’Occidente in particolare degli Stati Uniti ed Israele (in particolare di quest’ultimo che infatti ha finanziato la guerriglia sud-sudanese come dimostrato dalla BBC [1]), che trarrebbero beneficio dalla disintegrazione di quegli stati africani come il Sudan, lo Zimbabwe o la Repubblica Democratica del Congo che intrattengono relazioni commerciali privilegiate con la Cina. Non è la prima volta, soprattutto in Africa, dove il principio dell’autodeterminazione viene usato per favorire interessi imperialistici.
In Nigeria a seguito del colpo di stato militare del colonnello Yacobu Gowon che mise fine alla concessione della Elf, la Francia appoggiò nel maggio del 1967 la secessione della regione orientale del paese, da parte di Odumengwu Ojukwu, governatore di etnia ibo. Al territorio secessionista Ojukwu diede il nome di «Biafra» con capitale Enugu. La guerra che ne seguì durò trenta mesi e fu teatro di terribili carneficine che costarono alla Nigeria ben due milioni di morti, milioni di mutilati, centinaia di città e villaggi bruciati. Che lo scenario della guerra del Biafra si possa ripetere questa volta in Sudan non importa granchè alle “democrazie” dell’Occidente, la cui fame di profitto vale molto di più di milioni di vite umane, in particolare africane.

[1] Pirates reveal Sudan’s precarious peace http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7657359.stm