«La scuola? Consegnata ai democristiani del Pd»

«La scuola come merce di scambio tra Margherita e Ds». Questa l’accusa del professor Benedetto Vertecchi, figura centrale del mondo pedagogico italiano, di fronte alle carte e documenti trapelati negli ultimi giorni dalle stanze del ministero della pubblica istruzione. Prima, una lettera del ministro Giuseppe Fioroni indirizzata ai dirigenti degli istituti privati in cui si ricordano i provvedimenti presi a loro favore. Poi, una bozza di regolamento con cui ci si accinge a estendere a tutti i soggetti privati i finanziamenti pubblici a favore delle scuole elementari (vedi a lato). «Mi sembra chiaro – ne deduce Vertecchi – che la scuola sia stata svenduta alla corrente democristiana del Pd. E che dietro le chiacchiere degli ultimi mesi ci sia un disegno preciso volto a stravolgere la fisionomia dell’istruzione pubblica. Mi chiedo – aggiunge preoccupato – perché la sinistra e i laici di questo paese restino a guardare».

Che cosa intende con «chiacchiere degli ultimi mesi»?
Faccio riferimento alla cortina fumogena alzata ad arte dal ministro per confondere l’opinione pubblica sulle sue reali intenzioni. Un confuso e vecchio pedagogese dal sicuro effetto demagogico (con cui ha argomentato a favore dello studio delle tabelline e del ritorno degli esami di riparazione) per distogliere l’attenzione da provvedimenti che generalizzano il finanziamento alle scuole private.

Cosa pensa del ricorso sistematico a regolamenti e decreti ministeriali?
Mi sembra un metodo per evitare lo scontro aperto con chi non è d’accordo. È molto più semplice confezionare nel chiuso di una stanza documenti che diventano esecutivi per semplice prassi amministrativa, che affrontare un dibattito pubblico.

Questa moltiplicazione di normative quali effetti avrà sulla scuola?
Negativi. Innanzitutto perché renderà sempre più difficile il funzionamento della macchina amministrativa. Poi, perché produrrà un allontanamento di docenti aggrediti da tante parole vacue e indicazioni farraginose. Ci sarà un rifiuto e un ripiegamento su comportamenti individualisti che alla lunga produrranno disimpegno.

Il ministro ha insistito più volte sulla necessità di un sistema misto pubblico-privato. Cosa ne pensa?
In tutta la mia lunga carriera, in Italia non ho mai visto privati fare la fila per investire denaro nella scuola pubblica. Mai. Detto questo, il discorso di Fioroni è estremamente ambiguo, visto che quando parla di sistema misto, non si riferisce al modello liberale in cui l’intervento dei privati dovrebbe servire a elevare offerta e qualità formativa grazie alla libera concorrenza. Fioroni, in realtà, parla di sistema misto poiché sa che apertura ai privati da noi significa concessioni alla scuola confessionale cattolica. Scuola che condivide lo stesso disegno egemonico della parte politica cui egli appartiene.

Cosa pensa della lettera indirizzata ai dirigenti delle scuole private?
E’ scritta con un tono amicale molto discutibile per un rappresentante dello stato che si rivolge a soggetti privati. Un tono affettuoso che ricorda la scuola ideologica dei tempi andati. Vede, ci sono due modi di concepire questa istituzione. Uno, laico, in cui la sobrietà è condizione essenziale per coinvolgere tutti in un progetto di miglioramento della società. Un altro, i cui scopi ideologici comportano l’affettuosità tipica della cultura paternalista.

Sintetizzando, quello portato avanti da Fioroni sarebbe un progetto egemonico sulla società italiana?
Certo. Un progetto molto più pericoloso – poiché meno ingenuo e idealista – di quello perseguito a suo tempo da Letizia Moratti. Di fronte a un disegno di tale gravità mi domando: perché la sinistra non interviene? Perché non reagisce alla spartizione cui il nascente Partito Democratico ha abbandonato la scuola pubblica italiana?