La scena non poteva che essere loro

La scena non poteva che essere loro. Giorgio Cremaschi, Maurizio Zipponi, bolognese il primo (trapiantato a Brescia), bresciano doc il secondo. Una vita nel sindacato per entrambi, nella Fiom impegnata in un complicato gioco ad incastro nella Cgil, che con Cisl e Uil sta trattando con il governo sulla riforma delle pensioni. E per entrambi un’altra vita parallela (più lunga per il primo, più recente per il secondo) di impegno politico, dentro Rifondazione, protagonista dello scontro interno al governo sull’abolizione dello “scalone” Maroni. Il comitato politico nazionale del Prc, riunito nei giorni cruciali del confronto sulla riforma previdenziale, non poteva non essere l’occasione per uno scontro tra i due: da una parte, Cremaschi, ipercritico sul governo Prodi e convinto che sulle pensioni Rifondazione ingoierà un accordo che «conferma la sostanza della riforma Maroni»; dall’altra, Zipponi, parlamentare del Prc, in prima linea con il partito sin dall’inizio della legislatura contro l’innalzamento dell’età pensionabile, accanito difensore della strategia portata avanti dal Prc nel governo e nemico feroce degli approcci che «sfruttano le pensioni per altri fini».
Dopo la relazione di apertura del segretario Giordano, la platea ascolta l’intervento di Cremaschi , che attacca la politica economica del governo Prodi («Ha i punti fermi nella compatibilità di bilancio e nella crescita dei profitti per le imprese, tutto il resto sono variabili») e la linea politica del Prc: «La concertazione è una parola che ha cambiato segno: prima era negativa, ora viene rivendicata». L’affondo: «L’accordo che si prepara sulle pensioni aumenta l’età pensionabile e conferma nella sostanza quanto previsto dalla legge Maroni. La discussione politica si concentra solo sulle esenzioni, che sono altra cosa. Se passasse la linea dello scalone a 58 anni e basta, più gli incentivi, saremmo di fronte ad un cambiamento». Ma Cremaschi scommette che «non sarà così» e rincara: «Un accordo che alza l’età pensionabile, predisporrà un taglio dei coefficienti» e in materia di lavoro «avremo solo la conferma della legge 30, con qualche ritocco». Quanto ai sindacati, stanno portando avanti una «trattativa fumosa, gestita attraverso i giornali». La conclusione è una critica della partecipazione di Rc al governo nazionale e anche a certi governi locali: «Si potrà anche salvare il governo per qualche mese, ma non si va da nessuna parte. Bisogna affrontare il punto della propria collocazione politica. Stare con tutte le giunte, al di là della questione morale, è il primo segnale di una mutazione genetica».
Zipponi , che prende la parola poco dopo, non se ne tiene una. Il responsabile Lavoro del Prc esordisce rimarcando che «qualsiasi accordo sulle pensioni deve essere sottoposto al voto dei lavoratori, in una consultazione in autunno, e deve essere poi accolto in Finanziaria». Quella in corso è una «trattativa anomala», ammette il deputato, ma «non si può ignorare il fatto che, senza un accordo, a gennaio entra in vigore la legge Maroni con lo “scalone”». Il suo affondo: «Sono in disaccordo con Cremaschi: qui si sta giocando una partita mortale per il mondo del lavoro che ha scioperato e vuole capire se inizia una nuova fase. Si deve smetterla di usare le pensioni per altri fini che non siano quelli degli interessi dei lavoratori». Zipponi riconosce che sulle pensioni «si poteva fare di più» e compie un atto pacificatore, volto a guardare al nemico esterno, più che a quello interno: «Diamocelo un atto di fiducia tra di noi». Perchè la partita del governo in generale è arrivata a un punto di svolta, «al punto che se il programma dell’Unione viene contraddetto sulle politiche sociali, non c’è ragione per cui Rifondazione continui a stare al governo. Ci abbiamo messo del tempo, ma lo hanno capito». Non finisce qui. Zipponi rivendica punto per punto la strategia del Prc anche nei confronti dei sindacati confederali: «Cgil, Cisl e Uil hanno lasciato un vuoto con la scelta di non fare una consultazione preventiva dei lavoratori sulle pensioni. Non vogliamo sostituirci a nessuno, ma abbiamo coperto quel vuoto». E dunque il monito, sia al Prc che al sindacato: «Non si pieghino i temi di welfare e pensioni a usi interni ad un partito o al sindacato perchè la critica è benvenuta solo quando è sincera». L’invito conclusivo: «Beviamo tanta camomilla perchè la classe operaia è vicina a un baratro e noi dobbiamo migliorarle la vita. Lo sciopero di un lavoratore è un investimento su di noi: spiegargli che non serve a niente e che è tutto finito significa virare a destra». Applausi.
Grosso modo su queste due linee di pensiero si polarizza il dibattito che guarda al congresso del 2008. Vicino a Cremaschi sul fatto che sulle pensioni Rifondazione sta per firmare «l’ennesimo compromesso» è il leader di Sinistra Critica Salvatore Cannavò , che tesse «l’elogio dell’opposizione» e lancia la sua «uscita da sinistra» dalla crisi: «Una costituente della sinistra anti-capitalista», da tenersi a settembre e che al congresso si scontrerà con quella che lui definisce «uscita da destra», vale a dire il percorso unitario intrapreso dal partito con Sd, Verdi, Pdci. Leonardo Masella dell’Ernesto attacca sulla partecipazione al governo («Ogni giorno che passa perdiamo voti») e sulla democrazia interna («Il seminario di Segni, roba da logiche correntizie»).
Le risposte di maggioranza sono pacate, ma ferme. Milziade Caprili riconosce che in «un momento così difficile anche le posizioni estreme sono da prendere in considerazione». La crisi non va negata, ma intesa «in senso gramsciano, come occasione per l’impegno». E’ d’accordo sul fatto che occorra vivere la complicata esperienza al governo «come un’opportunità e non come una disgrazia» Alfonso Gianni , che sul percorso unitario a sinistra sgombera il campo: «Non ho mai proposto lo scioglimento del Prc», ma «il soggetto unitario e plurale deve essere il cuore del ragionamento politico del prossimo congresso: la proposta di federazione è una presa in giro». Bisogna mettersi in gioco: «Non possiamo pretendere che cambino solo gli altri e che noi non cambiamo mai». E i “freni” di Sinistra Democratica? «Bisogna puntare all’obiettivo e far finta di niente. Il tempo ci dirà». Dice la sua il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore : «L’esito naturale della nostra battaglia politica deve essere la costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra. Non si tratta di tatticismo ma di incidere sui processi democratici della società. Perciò quando Giordano dice che dobbiamo riflettere sulla democrazia del pubblico significa che dobbiamo fare un congresso in pubblico e offrire le riflessioni che partono da Venezia a tutto il Paese e a tutta la sinistra».
Al di là degli accenti particolarmente critici di Gianni, un po’ tutti gli interventi di maggioranza accelerano sul percorso unitario a sinistra, ma senza disperdere il patrimonio culturale e politico elaborato da Rifondazione che è «utile, necessaria, indispensabile», dice Imma Barbarossa della segreteria nazionale. «Siamo la forza che ha dato la spinta maggiore al processo unitario», aggiunge il coordinatore della segreteria Walter De Cesaris , individuando un «doppio processo unitario: la Sinistra Europea e la spinta per una risposta da sinistra alla crisi del paese». Alfio Nicotra , segretario della Lombardia, progetta un bagaglio a tre valigie: «Sinistra Europea, quella anti-capitalista e l’internità ai movimenti: così possiamo andare ovunque». Graziella Mascia si concentra sulla dialettica interna: «Un partito come il nostro che ambisce a unire la sinistra non può permettersi di perdere pezzi. Se partiamo dall’analisi della società, c’è la possibilità di tenere insieme tutti». Con la maggioranza emersa dal congresso di Venezia anche Alberto Burgio di “Essere comunisti”: «Dobbiamo far valere la nostra capacità di egemonia dentro la sinistra. Qualsiasi cosa si pensi della forma partito, la prima cosa priva di senso sarebbe indebolirlo». E’ netto sul governo Prodi il capogruppo al Senato Russo Spena , secondo cui «l’Unione è ormai finita», lo dimostrano «il manifesto di Rutelli, l’investitura plebiscitaria di Veltroni…». Non c’è dubbio: «Ora è più difficile di prima stare in maggioranza». Quindi, va costruito a breve «un soggetto unitario e plurale senza lo scioglimento del Prc ma con un processo di confederazione» perchè «abbiamo bisogno di Rifondazione. Io non sono d’accordo con Sd sul concetto di sinistra di governo: il governo è un mezzo non un fine». Però «va esaltato, anche se dovessimo chiudere questa esperienza, per costruire le condizioni di una forza incidente», dice la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli .
Il responsabile Movimenti Michele De Palma invita a «concentrare gli sforzi sulla manifestazione nazionale in autunno, quando il partito metterà in discussione il governo sui fondi strutturali europei per il sud, dei quali finora non si discute». Parla di Europa anche l’europarlamentare Musacchio , che individua i rischi per la sinistra in tutto il continente e denuncia l’ultimo «attacco liberista al sindacato con la “flexsecurity”». Critici con la maggioranza e vicini all’analisi di Cremaschi, Bellotti (Falce e Martello) e Veruggio , (ex ferrandiano).