La Russia chiude la partita delle isole Curili.

*CeSPIn Puntocritico

La decisione della Russia di dispiegare installazioni militari nelle isole Curili del sud riveste un carattere politico e conferma cha la Russia non ha nessuna intenzione di ridiscutere gli accordi della II Guerra Mondiale.

L’arcipelago delle Isole Curili (60 isolotti che si frappongono tra la penisola russa della Kamchatka e l’isola giapponese di Hokkaido) furono cedute dalla Russia al Giappone in cambio dell’isola di Sakhalin nel 1875, tornarono sotto territorialità dell’Unione Sovietica in seguito all’occupazione sul finire della grande guerra nel settembre 45’, occupazione sancita e legalizzata dal trattato di San Francisco; ma il Giappone non ha mai smesso di rivendicare le quattro isole meridionali che vengono definite da Tokio “i territori settentrionali”, territori che non rientravano nel trattato del 1875, ma che sono risultati strategici nell’epilogo della grande guerra. Tutt’ora le isole ospitano basi militari strategiche della marina russa e sottomarini nucleari, fu nello spazio aereo delle Curili che nel 1983 l’aviazione sovietica abbattè un’aereo di linea sudcoreano sulla cui scia volava un’aereo spia statunitense; fu un’episodio che fece scalpore ma solo col tempo si apprese che diversi piloti civili sudcoreani rientravano nei libri paga della CIA, e che i loro sconfinamenti non erano causali o dovuti a errori di tracciato ma concordati con lo spionaggio statunitense.

Le isole Curili “rivendicate” rappresentano sotto il profilo militare un vantaggio incalcolabile per la Russia, la loro posizione geostrategica è irrinunciabile da qui la decisione di Medveded di rafforzare la propria presenza militare, come ci conferma anche Igor Barinov, vicepresidente della Commissione Difesa della Duma. Nel dicembre scorso la Russia ha proposto al Giappone di creare una zona di libero commercio nelle isole “contese”, tale proposta risponde a un’evidente esigenza di sviluppo dell’area difficilmente realizzabile senza un’interessamento diretto di Tokio; ma anche a un tentativo di raffreddare i toni divenuti incandescenti da parte giapponese in seguito la visita ufficiale del presidente Medveded a Kunashir. Allaa visita di Medveded si sono sommate quella del viceministro della Difesa Dmitri Bulgakov e del vice primo ministro Igor Shuvalov e hanno scatenato una campagna da parte della destra nipponica di natura nazional populista come non si vedeva da anni; la proposta sulla zona di libero scambio è stata prontamente rigettata e condita da manifestazioni di piazza montate da forti campagne mediatiche induce a pensare che il ministro Naoto Kan stia cercando di alzare la polvere per coprire il cielo. Le Curili nello scenario geopolitico giapponese rappresentano un problema storico irrisolto ma di secondaria importanza rispetto i mutamenti ben più significativi e preoccupanti per il Giappone rappresentati dalla crescente influenza non solo politica ed economica ma anche militare della Cina; altra spina nel fianco ben più dolorosa delle Curili è rappresentata dal rapporto di forza in essere nei rapporti con gli Stati Uniti, considerati sino a pochi mesi or sono immutabili e che oggi evidenziano forti contraddizioni nei reciproci interessi a partire dalla necessità di stabilità dell’area per Tokio, e dal desiderio di instabilità di Washington in chiave anticinese, un’esempio fra tutti i recenti accadimenti tra le due Coree e le continue provocazioni militari nel Mar di Corea verso Pekino e Pyongyang.

Da parte russa come precedentemente detto le Curili sono strategicamente irrinunciabili, e l’attivismo verso la crescita di infrastrutture militari rientra in una logica di messa in sicurezza dell’area che poco ha a che vedere con gli equilibri militari tra Mosca e Tokio, semmai con Mosca e Washington; fermo restando che il segnale politico verso Naoto Kan è evidente. Il Giappone nel medio termine sarà costretto a ridisegnare una nuova strategia per ricucire i rapporti necessari con la Russia e per dipanare il polverone che danneggia il già fragile sistema respiratorio dell’economia giapponese. L’Asia sta mutando rapidamente e entro breve vedremo una nuova distribuzione delle forze in campo; il Giappone verrà chiamato dalla realpolitik a intraprendere strategie chiare e di rottura con il passato e del presente teatrino. Il grande gioco asiatico entra nel vivo e i giocatori devono essere all’altezza delle sfide che richiedono una forte dose di maturità politica e di autonomia da relazioni internazionali obsolete divenute parassitarie, almeno in campo geopolitico.