La Russia all’Onu: «Atto da annullare»

MOSCA — La Russia chiede che siano le Nazioni Unite ad annullare la dichiarazione unilaterale d’indipendenza. La richiesta al Consiglio di Sicurezza è partita solo qualche minuto dopo che le agenzia di stampa avevano dato notizia della decisione presa a Pristina. Il ministero degli Esteri è stato durissimo nel sostenere anche la necessità di immediate misure amministrative contro gli organismi kosovari. Contemporaneamente si sono mosse le «creature» russe nel Caucaso, per ricordare al mondo che il fuoco potrebbe propagarsi e diventare un incendio. I presidenti delle repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud (che nessuno riconosce) sono volati a Mosca e oggi terranno una conferenza stampa per sostenere le loro ragioni.
«Ci aspettiamo che la missione dell’Onu e le forze guidate dalla Nato in Kosovo si attivino immediatamente per esercitare il loro mandato annullando la decisione degli organismi di autogoverno di Pristina», ha spiegato il ministero degli Esteri russo nel chiedere una immediata riunione del Consiglio di Sicurezza. Dagli altri componenti di questo organismo la Russia vuole ottenere anche «dure misure amministrative».
Il Segretario Generale dell’Alleanza Jaap de Hoop Scheffer si è rivolto a tutte le parti in causa perché «esercitino il massimo della moderazione possibile». I sedicimila uomini della Nato presenti, ha ricordato de Hoop Scheffer, «reagiranno immediatamente e fermamente contro chiunque ricorra alla violenza».
«Gli eventi di oggi rappresentano la conclusione di un processo che ha esaurito tutte le possibilità nella ricerca di una soluzione negoziata. Ce ne rammarichiamo, ma lo status quo era diventato insostenibile», hanno dichiarato con un documento comune i membri europei del Consiglio di Sicurezza dell’Orni (Belgio, Croazia, Francia, Gran Bretagna e Italia) assieme alla Germania, alla presidenza dell’Unione Europea e agli Stati Uniti. Questo anche se da molte parti, compresa l’Italia, arrivano appelli a tener conto delle conseguenze della dichiarazione di indipendenza. Di una situazione «di grave rischio per l’Europa» ha parlato, ad esempio, il ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero.
E il pericolo per l’Europa è proprio quello che agita Mosca e il presidente Putin aveva già detto che il riconoscimento non sarebbe stato un atto «né morale né legale». Una iniziativa che potrebbe avere conseguenze in tutto il continente, dai Paesi Baschi (e la Spagna difatti è contraria) al Belgio. Ma so-prattutto un’area profondamente instabile attorno all’ex Unione Sovietica. L’Ossezia del Sud, abitata da russofoni, è una costola della Georgia che ha proclamato l’indipendenza nel 1990. «Ci appelleremo alla Russia, all’Onu e alle altre repubbliche ex sovietiche», ha dichiarato immediatamente il presidente Eduard Kokoity. Situazione simile per l’Abkhazia, separata dalla Georgia da truppe di pace russe, «n Kosovo è un precedente», si è affrettato a dire il presidente abkhazo Sergej Bagapsh. Torna d’attualità anche il Nagorno-Karabak, zona armena all’ interno dell’Azerbaigian. E la Transdnistria, regione a ridosso dell’Ucraina staccatasi dalla Moldova, difesa dai russi e che, secondo i moldavi, è da tempo un centro del contrabbando internazionale.