La riforma «morattiana» di Tony Blair

Mentre in Italia ieri infuriavano le proteste contro la riforma di Letizia Moratti, il governo di Tony Blair ha presentato un suo progetto di «privatizzazione» destinato a rivoluzionare il sistema di educazione secondaria inglese. La parola chiave della riforma blairiana è «potere ai genitori», una frase che vorrebbe esprimere il senso di una politica già introdotta dal governo in altri settori pubblici. Secondo la nuova visione, lo stato non deve più erogare direttamente servizi, ma soltanto servire da regolatore di prestazioni che vengono fornite indistintamente da enti pubblici o privati. Questo tipo di approccio, già adottato per l’appunto in campo sanitario come in quello penitenziario, vorrebbe in questo caso garantire ai genitori degli alunni più libertà di scelta sull’educazione dei figli. Nella visione del primo ministro inglese, questo dovrebbe ottenersi grazie ad una maggiore autonomia delle scuole dagli enti locali per quanto riguarda la scelta delle materie insegnate, i criteri d’ammissione e la possibilità di poter reperire fondi privati attraverso sponsorizzazioni. In Inghilterra come in Italia però, la riforma ha suscitato critiche da diversi fronti. Nonostante nel presentare il progetto sia Blair che il ministro dell’educazione Ruth Kelly abbiano accuratamente evitato di usare parole come «privatizzazione» o «mercato», sono in molti a pensare che la riforma sia un modo per introdurre questi meccanismi nel settore scolastico.

Nelle parole del primo ministro, gli sforzi delle autorità locali di creare un sistema egualitario avrebbero prodotto una «uniformizzazione desolante». Meglio quindi dare spazio all’intraprendenza dei singoli, possibilmente ben finanziati dal settore privato o da enti religiosi. Il modello di riferimento è quello delle City Academy, un tipo di scuola sponsorizzata da imprese commerciali introdotta in via sperimentale già nel 2001.

I primi segni di scontento però, si sono visti ancor prima che la proposta fosse presentata al pubblico, quando il parlamento del Galles – che gode di una certa autonomia in capo educativo – ha reso nota l’intenzione di non applicare sul suo territorio la riforma proposta dal governo. Del resto lo stesso vice primo ministro inglese, John Prescott, ha inizialmente osteggiato il disegno sottolineando come in realtà fosse vantaggioso per le scuole già affermate, facendo ben poco per quelle più povere. Un’opinione condivisa anche dal segretario generale dell’Associazione dei presidi delle scuole superiori. «Insegnare diventerà molto più difficile nelle scuole che servono le aree più svantaggiate – ha dichiarato infatti John Dunford – «E la differenza fra gli studenti diventerà ancora più marcata».

Ironicamente, la riforma proposta Tony Blair è molto simile a quella proposta dai conservatori che lo hanno preceduto al governo. Lo stesso slogan «potere ai genitori» era stato ad esempio usato da Margaret Thatcher negli anni ottanta. E la somiglianza non è sfuggita ai parlamentari laburisti più di sinistra, che ora si dicono pronti a dare guerra al loro stesso governo. «Ci sarà molta pressione per cercare di modificare la proposta» garantisce Ian Gibson, membro della Camera dei comuni per Norwich North.

La nuova riforma prevede l’abolizione dei comprensori scolastici e il trasporto gratuito per gli studenti meno abbienti, in modo da dare la possibilità a tutti di scegliere la propria scuola, indipendentemente dal luogo di residenza. Negli intenti della riforma, questo dovrebbe portare ad una selezione delle scuole in base al loro successo. I critici, però, sottolineano il fatto che gli istituti migliori potrebbero non avere intenzione di espandersi, obbligando così una buona fetta di studenti a doversi accontentare di scuole meno affermate.