La resistibile agonia del trattato di non proliferazione

Nucleare, fallita la conferenza di revisione del Tnp. E gli stati intanto preparano l’atomica del futuro

La Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) che si è conclusa l’altroieri alle Nazioni unite costituisce un – annunciato e resistibilissimo – fallimento epocale, che graverà sull’umanità nei prossimi decenni, se non si verificherà un enorme salto di qualità nella consapevolezza collettiva e nell’incisività del movimento pacifista. Dalle scarne notizie che gli iniziati potevano trovare in Internet, la Conferenza si è trascinata per tre settimane, «svogliatamente» (malgrado il gran daffare dei pacifisti), si è appena stabilita un’Agenda che non si è neppure potuta discutere, non c’è stato accordo praticamente su nulla, vi sono stati anche accenti duri tra i delegati. Molte altre volte le conferenze di revisione si sono concluse senza l’accordo su un documento (1980, 1990, 1995), ma questa volta lo stallo appare ben più grave. Negli anni `90 sembrava si fossero fatti notevoli progressi: nel 1995 si era stabilito di prolungare indefinitamente il Tnp, e nella Conferenza del 2000 erano stati approvati da tutti 13 impegni precisi per avviare il disarmo nucleare. Tutte promesse da marinaio: la sostanza è stata invece una netta inversione di tendenza, per la quale i pretesti dell’Iran e della Corea del Nord sono assolutamente inconsistenti, risibili e contraddittori. La conclusione è una sola: gli Stati non intendono rinunciare in alcun modo alle armi nucleari! E si attrezzano per poterle concretamente utilizzare nelle guerre future, soprattutto contando sulla possibilità di realizzare armi nucleari di concezione completamente nuova. Il Tnp rimane formalmente valido, con i suoi controlli (per i soli Stati non nucleari) e le sue norme (ampiamente disattese, soprattutto l’Art. VI che prevedeva appunto il disarmo nucleare), dato che era stato prorogato indefinitamente. Ma appare più che mai un simulacro. Del resto, come può un trattato di 35 anni fa arginare i nuovi processi? (Visto che fatica ad arginare perfino quelli vecchi!). Siamo in regime di proliferazione nucleare, appena attenuato da norme deboli, sbilanciate e in parte obsolete, e comunque indebolite dall’assoluta e scandalosa inadempienza in primo luogo degli Stati nucleari, Usa e Israele in prima fila. La cosa forse più grave è che, in questo quadro desolante, non pare manifestarsi nessuna consapevolezza del fatto che i rischi più gravi di proliferazione stanno davanti a noi, nella ricerca di ordigni atomici di tipo nuovo, di potenza molto piccola, che cancellino la «fastidiosa» distinzione rispetto alle armi convenzionali, e che si possano usare come armi risolutive da campo di battaglia. Sviluppi forse in parte ancora solo potenziali (ma che potrebbero avere già avuto anche dei test: se Bush sbandiera queste prospettive, avrà ben avuto delle riprove), ma che devono assolutamente essere fermati prima di diventare operativi, perché domani sarà troppo tardi! La «comunità» internazionale (nome forse toppo pomposo) sta mostrando un immobilismo e una subalternità che definire allarmanti e sconsiderati è poco: ha anzi dato il via libera, con il silenzio sull’uso e l’abuso dei proiettili ad uranio depleto. È arrivato il momento di un’impennata del movimento pacifista. L’era atomica compie tristemente 60 anni: non dobbiamo concederle un decennio di più. È assolutamente necessario riuscire a informare l’opinione pubblica mondiale del pericolo: ma anche renderla consapevole che oggi è possibile, oltre che necessario, eliminare dalla faccia della terra qualsiasi arma, presente e futura, che si basi su processi basati nei nuclei atomici.

Noi intanto dobbiamo partire da Ghedi ed Aviano, per imporre agli Usa che si riportino a casa, e distruggano, le 90 anacronistiche testate che vi sono schierate. Se vi è un’arma che è realmente possibile eliminare, questa è l’arma nucleare, perché è la sola per la quale esistono norme internazionali, istituzioni universalmente riconosciute (in primis la Iaea), autorizzate ad eseguire controlli efficaci. Non vi è solo l’Art. VI del Tnp (più i 13 impegni sottoscritti nel 2000) che impone il disarmo nucleare. Nel 1996 la Corte internazionale di giustizia emise un parere che stabiliva l’illegalità della detenzione di armi nucleari ed anche del loro uso come minaccia (per cui la «deterrenza» viola il diritto internazionale, e lo ha violato tutta la strategia della Guerra fredda), e imponeva l’immediato disarmo nucleare. Tutto è dalla nostra parte, tranne l’informazione. Ma è una sfida che dobbiamo raccogliere e vincere. Se non saremo in grado d’imporre la totale eliminazione delle armi nucleari, non saremo in grado di farlo per nessun altro tipo di armamenti.