La relazione di Sergio Bellucci, presidente del Consiglio di Amministrazione della Mrc

La nostra discussione sul quotidiano Liberazione può essere inquadrata partendo dall’analisi delle tendenze del settore. Il quadro economico dell’editoria vede, negli ultimi due anni, la crescita dei ricavi nell’ordine del 4,4% e un aumento dei costi del 9,2%, in particolare con un aumento della carta del 23% e quello del lavoro pari al 6,5%. La vendita delle copie flette di circa un punto (ma del 10% dal 2001) e la distribuzione della fruizione di informazione, nel nostro paese, vede solo 40 milioni di persone che leggono un giornale (non che lo acquistano ma che lo leggono nelle più svariate condizioni) con un forte incremento dello sviluppo della Free Press, che raggiunge i 12 milioni di individui che ne fanno un uso pressoché esclusivo. 8 milioni di persone hanno abbandonato la carta stampata e si rivolgono solo al Web. Oltre il 94% dice di informarsi prevalentemente con la TV.
I settori della Free Press e del Web rappresentano gli unici fattori di sviluppo con incrementi a due cifre per l’aumento della raccolta pubblicitaria. Nel solo 2007 la pubblicità nella Free Press è salita del 29,3%. Sul piano geografico, poi, esistono molte differenze. Nel Nord vengono vedute 114 copie ogni mille abitanti, nel Centro 104 e nel Sud solo 60. La lettura, invece, si assesta al 50% nella popolazione del Nord, al 49,6% nel Centro e al 33% nel Sud. Questo significa, grosso modo, che ogni copia diffusa raggiunge altre 4 persone oltre a quella che l’acquista o la ritira nel caso della Free Press.
Il nostro giornale s’inserisce all’interno di queste dinamiche. Nel 2006, all’insediamento dell’attuale C.d.A. abbiamo ereditato una pesante situazione di sbilancio (circa 2 milioni di Euro) che abbiamo aggredito attraverso la riduzione dei costi industriali (ridotti di circa il 10% mentre nel settore crescevano del 9,2%) e l’aumento delle entrate attraverso due settori di iniziativa: uno largo (iniziative editoriali come i DVD o gli speciali del tipo anni ’70) e uno rivolto al Partito (le pagine regionali realizzate in molte regioni in accordo con federazioni e/o regionali). I risultati non ci confortarono e, per il 2008, abbiamo operato per rilanciare il giornale attraverso un duplice binario: aumento dell’impatto del quotidiano e forte riduzione dello squilibrio di bilancio.
La strategia della Free Press (accanto alle altre già assunte nel corso del 2007) rispondeva all’esigenza di raggiungere le fasce più deboli della popolazione che legge un quotidiano (quelle che faticano a spendere 30 euro al mese per l’acquisto del giornale), aumentare il numero delle copie diffuse, copie sulla base delle quali calcolare il rimborso spettante dalle leggi in vigore, e provare ad intercettare il flusso pubblicitario in maggiore crescita che contraddistingue il settore. E se il numero delle copie vendute dal 2001 al 2007 è in costante diminuzione, nel 2008 si registra una piccola ripresa nelle vendite medie ma, complessivamente, le copie di Liberazione circolanti sono passate da alcune migliaia ad alcune decine di migliaia, esattamente oltre le 100.000 copie/giorno.
Su questo quadro, che avrebbe portato ad una fortissima riduzione dello sbilancio (e tendenzialmente ad un ipotizzabile riequilibrio), si è abbattuto il risultato elettorale e l’intervento del governo con i tagli all’editoria. Queste novità comportano: il rientro di compagne e compagni che erano distaccati ad impegni istituzionali, una forte contrazione del flusso pubblicitario e, se approvate in via definitiva, tra le altre cose la riduzione del 20% sul contributo pubblico diretto e l’impossibilità di calcolare le copie diffuse in Free Press nel calcolo previsto dall’attuale normativa.
L’impatto sul bilancio della Mrc, del combinato disposto di questi fattori, porta la situazione fuori controllo. Non solo le strategie fatte nel 2007 per il 2008 vengono annullate nei loro benefici, ma l’incremento del costo del personale, la riduzione delle entrate pubbliche e quelle della pubblicità non possono essere compensate dalla ulteriore riduzione dei costi di produzione ottenuta nel corso dell’anno per circa 400.000 Euro.
Il C.d.A., che in queste settimane ha seguito l’evoluzione dei regolamenti attuativi che determineranno le modalità e le entità dei tagli, si è già impegnato: alla convocazione dell’Assemblea dei Soci, per la necessaria ricapitalizzazione ai sensi del codice civile; alla apertura di un nuovo percorso che lavori al ristabilimento dell’equilibrio economico della Mrc; ha chiesto al direttore la configurazione di un nuovo piano editoriale, compatibile con il nuovo quadro normativo; ha dato mandato all’amministratore delegato di predisporre i passi necessari per l’apertura dei confronti necessari sul piano sindacale; ha riaffermato la sua netta contrarietà a far pagare ai lavoratori del giornale un quadro che tutti noi stiamo subendo e chiede al Partito una mobilitazione straordinaria contro il restringimento della pluralismo informativo in atto nel paese messo in opera dal governo Berlusconi.