La ratifica del Trattato di Lisbona – “L’Unione europea è antidemocratica nella sua essenza”

I dirigenti europei si apprestano a far passare di forza il Trattato di Lisbona, mentre un testo simile è stato respinto per via referendaria negli Stati membri in cui una consultazione era stata organizzata, Francia e Olanda. A seguito di tale procedimento oligarchico, l’Unione europea non potrà più essere considerata come un’istituzione democratica, ma essa non lo è in realtà mai stata assicura la professoressa Anne-Marie Le Pourhiet.All’epoca del Raggruppamento del Comitato nazionale per il referendum che ha riunito sul podio Jean-Pierre Chevènement e Nicholas Dupont-Aignan, [1] avete pronunciato parole forti, parole sorprendenti. Avete qualificato di “alto tradimento, di colpo di Stato” il fatto che il presidente Sarkozy voglia ratificare il”trattato modificativo” per via parlamentare. Non è eccessivo?Si tratta di un atto molto grave che prova bene che i riferimenti incessanti dei trattati europei ai valori democratici sono una burla poiché questa Europa tecnocratica e confiscatoria non può farsi che contro la volontà dei popoli.L’Europa è consustanzialmente antidemocratica, vogliono imporcela per amore o per forza. Noi non siamo il primo popolo di cui si sarà sbeffeggiata la volontà, perchè anche gli Irlandesi e i Danesi sono anche stati costretti alla fine a dire sì. Ma da noi il cinismo è ben peggiore poiché ci viene rifiutato pure il diritto di respingere imponendoci una ratifica parlamentare. Ogni democratico, che sia sovranista o federalista, dovrebbe insorgere contro una tale slealtà.Il 29 maggio 2005, il popolo francese aveva respinto il progetto di Costituzione europea con il 55% dei voti.. Da allora, questo progetto non è stato migliorato? Non si sono soppresse le disposizioni della Costituzione europea oggetto di contestazione?Sicuro che no. Si sono soltanto tolti i termini di Costituzione e di legge come pure i simboli (inno, bandiera). Questo non è insignificante poiché prova che gli eurocrati hanno capito la motivazione antifederalista dei cittadini francesi, ma tutto il resto del trattato costituzionale si trova nel nuovo testo.Il procedimento consistente a non più integrare la Carta dei diritti fondamentali nel trattato stesso ma a conferirgli tuttavia un valore rigido o ancora la sostituzione del riferimento espresso al primato del diritto europeo con una menzione della giurisprudenza della Corte che stabilisce questo primato, costituiscono altrettante frodi destinate ad ingannare i cittadini e a burlarsi di loro.La versione consolidata dei trattati, così come è stata redatta sotto la direzione di un deputato francese, che conta 281 pagine, mostra fino a che punto il trattato costituzionale è ricopiato integralmente.Anche la ridicola disposizione dell’articolo III-121 del Trattato costituzionale sul “benessere degli animali in quanto esseri sensibili” si ritrova all’articolo 13 del nuovo trattato sul funzionamento dell’Unione!Siccome tutte le disposizioni del TCE erano state criticate ad un titolo o ad un altro e che il “no” francese si rivolgeva all’integralità del testo, non si vede come il presidente Sarkozy poteva pretendere di conservare gli elementi “non contestati”, è totalmente arbitrario e dittatoriale.Quali sono le disposizioni più importanti che si troveranno così imposte ai francesi da questo “mini trattato”, contro la volontà che essi avevano espresso?Tutto, in questo trattato è molto importante. Il presidente dell’Unione designato per due anni, la politica estera e il suo ministro ormai mascherato da “alto rappresentante”, la Carta dei diritti fondamentali così lontana dallo spirito della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, e soprattutto l’estensione senza precedenti della regola della maggioranza qualificata che accompagna la soppressione dei “pilastri”. Il trasferimento di sovranità è colossale.E’ vero che il Parlamento vedrebbe i suoi poteri rafforzati?E’ un ben minimo vantaggio in un sistema in cui una commissione indipendente dai governi, e dunque dai Parlamenti davanti ai quali i governi sono responsabili, monopolizza l’iniziativa legislativa.Il Consiglio costituzionale francese non si è sbagliato affermando che il Parlamento europeo non è “l’emanazione della sovranità nazionale”. Quando si conosce per di più la mediocre composizione e l’organizzazione grottesca di questa assemblea, non si è davvero rassicurati dal rafforzamento del suo potere.Come spiegare che questa maggioranza di francesi che aveva votato “no” al progetto di Costituzione nel 2005, abbia votato “sì” all’elezione di Sarkozy pur sapendo che egli non terrà conto del no di coloro che avevano rifiutato questo progetto?Da un lato Sarkozy aveva semplicemente annunciato un “mini trattato” che si limitava a “permettere all’Unione di funzionare” in modo tale che si poteva immaginare un semplice miglioramento delle regole di voto al Consiglio, dall’altro non si può confondere la risposta ad un quesito referendario e la scelta di un candidato ad un’elezione.Come volete che un elettore di destra, per di più convinto che la signora Royal sia una perfetta incompetente, possa votare per lei semplicemente perché promette (sulla punta delle labbra) un nuovo referendum e quando ha pure raccomandato il “sì” alla Costituzione europea? I socialisti francesi hanno fatto da molto tempo dell’Europa la loro azienda commerciale e il meno che si può dire è che né Ségolène Royal, né François Bayrou, potevano costituire un’alternativa credibile su tale punto. Il voto Sarkozy è stato per molti un voto per difetto.Il Trattato è stato firmato giovedì 13 dicembre a Lisbona dai capi di Stato e di governo dei ventisette paesi membri dell’Unione europea. Sarkozy è intenzionato a farlo ratificare per via parlamentare prima di fine febbraio. Cosa potrebbe ancora sventare, secondo voi, questo “colpo di Stato”? Che mezzi ha il popolo francese per imporre la via del referendum? Il diritto costituzionale può ancora rimettere tutto in discussione?Non abbiamo nessun ricorso giuridico poiché la Costituzione francese non vieta, come la Costituzione californiana, di modificare una legge referendaria con una legge parlamentare. Il Consiglio costituzionale francese non ha neppure fatto propria la giurisprudenza della Corte costituzionale italiana che impone un nuovo referendum per aggirare la volontà popolare. Il Consiglio costituzionale potrebbe eventualmente “constatare” che i due trattati sono quasi identici e “rammaricarsi” dell’incomprensione della volontà popolare ma non può sanzionarla.Dunque non ci rimane che contare sia sulla mobilitazione popolare, sia su un rigetto parlamentare della revisione costituzionale preliminare alla ratifica. Il progetto di revisione deve, effettivamente, essere adottato con la maggioranza dei tre quinti dei voti espressi al Congresso (riunione dell’Assemblea nazionale e del Senato a Versailles, ndr).Se, dopo essere stata messa in discussione all’Assemblea nazionale e poi al Senato, la revisione costituzionale fosse approvata con i tre quinti dei voti espressi dei parlamentari, nulla potrà più opporsi alla messa in opera di questo trattato?No. 60 deputati o 60 senatori potranno ancora deferire al Consiglio costituzionale la legge che autorizza la ratifica del trattato, ma non c’è alcuna possibilità affinché il ricorso abbia esito positivo. L’Irlanda è obbligata dalla propria costituzione di consultare il popolo con referendum. In caso di rigetto, come si uscirà da questo vicolo cieco? Di sicuro facendo nuovamente votare gli irlandesi! Così funziona l’Europa!Se questo trattato viene alla fine imposto, e se, come affermate c’è nel modo di procedere un “doppio colpo di stato”, Sarkozy, ma egualmente i capi di stato e di governo dei ventisette stati membri dell’Unione europea, non dovranno, presto o tardi, giustificare loro “tradimento”?Per quanto riguarda la Francia, il presidente Sarkozy dovrà spiegare molte cose. Ma la punizione elettorale non può valere che quando c’è un candidato alternativo credibile, non è ancora il nostro caso. Per le elezioni municipali e legislative, sapremo in ogni caso ricordarci dei voti dei nostri parlamentari!Il 75% dei cittadini europei è favorevole ad un referendum. Rimane dunque ai suoi sostenitori di ottenere che si apra il dibattito e si allarghi in fretta a tutti i paesi dell’Unione europea?La mobilitazione dei cittadini mi sembra indispensabile, non fosse altro che per far provare vergogna ai traditori.

*Ann-Marie Le Pourhiet è docente di diritto pubblico all’Università Rennes-I. E’ autrice del manuale di Diritto Costituzionale recentemente pubblicato da Economica.

[1] Raggruppamento del 2 dicembre 2007 per un referendum, alla Casa della chimica a Parigi, alla presenza di un migliaio di partecipanti.

Traduzione dal francese per www.resistenze.org di Massimo Marcori