La rabbia di Khutsong, township in rivolta contro l’Anc

A sud di Johannesburg, in una delle aree più ricche d’oro al mondo, c’è una township di circa 50 mila abitanti circondata da baracche: Khutsong. Khutsong appartiene ad una municipalità cross-boundary, cioè una municipalità che si estende sul territorio di due province distinte, e da dicembre dell’anno scorso è in rivolta contro il governo sudafricano a causa della decisione governativa di trasferire l’amministrazione della township in un’altra provincia.
Nel 1996 per eliminare la frammentazione amministrativa imposta dall’apartheid, il governo Mandela istituì le cosiddette municipalità che furono disegnate in modo tale da fondere zone economicamente più avanzate con aree sottosviluppate nella speranza di riequilibrare disuguaglianze e garantire un’amministrazione efficace. Alcune di queste municipalità finirono con l’abbracciare città, villaggi e townships appartenenti a province differenti.
A dieci anni di distanza, nel mezzo di una crisi profonda delle amministrazioni locali (afflitti da una corruzione dilagante e da disservizi), il governo dell’Anc ha deciso di eliminare le municipalità cross-boundary e di trasferire alcuni nuclei urbani da un’amministrazione provinciale all’altra, agendo contro il parere di varie commissioni indipendenti e senza consultare i residenti.
Se questo dovesse accadere, Khutsong verrebbe trasferita dall’amministrazione provinciale del Gauteng, che è la provincia più ricca del paese (con un reddito provinciale che è oltre due terzi del prodotto interno lordo del Sudafrica) a quella del North West che, invece, è una delle più povere con un’economia fondamentalmente rurale. «Noi residenti l’abbiamo detto chiaramente che non ce ne andremo dalla provincia del Gauteng», sostiene una donna seduta in uno shebeen, una tipica locanda da township. «Vogliamo scuole, ospedali e servizi: se non riusciamo ad ottenerli dalla provincia più ricca del paese come potremo mai ottenerli da una delle più povere?». Un’altra donna le fa eco: «Abbiamo dimostrato e marciato il toy-toy (la tipica marcia praticata per contestare l’apartheid, ndr). Ma l’Anc non vuole ascoltare. Per questo i nostri giovani sono ricorsi alla violenza».
Da dicembre dell’anno scorso, quando il governo ha approvato le nuove demarcazioni amministrative, Khutsong è sul piede di guerra. Gruppi di cittadini hanno incendiato le abitazioni dei rappresentanti locali dell’Anc, hanno scavato trincee nell’asfalto e demolito tutti gli uffici delle amministrazioni locali. Quei rappresentanti delle forze dell’ordine e del governo che hanno provato a forzare i blocchi sono stati accolti da folle di adolescenti armati di bombe molotov, pietre e fionde.
Il giorno del boicottaggio
La protesta di Khutsong ha raggiunto l’apice poco prima delle elezioni locali del 1° marzo. Mentre i residenti si preparavano a boicottare la tornata elettorale, il governo ha deciso di sfidare la resistenza locale ed ha inviato il ministro della difesa scortato da centinaia di poliziotti per «pacificare» la township. La missione però non ha avuto alcun successo, dal momento che il ministro in persona è stato aggredito da una folla di residenti e l’auto su cui viaggiavano alcuni politici locali è stata incendiata.
Jomo Mogale è un insegnate di storia alla scuola superiore locale e, da quando è cominciata la rivolta, è il portavoce dei residenti di Khutsong. «Questo è il modo in cui l’Anc governa questo paese», sostiene Jomo mentre indossa una maglietta con lo slogan «The People Shall Govern» (Il governo è della gente). «Gruppi di cittadini protestano perché vogliono essere ascoltati e coinvolti in un processo che li riguarda direttamente, e il governo, invece di ascoltare, invia la polizia ad arrestare i nostri ragazzi e a minacciare quelli che guidano il movimento».
Su circa 30 mila elettori, solo duecento persone si sono recate alle urne ed alcuni consiglieri comunali sono stati eletti con meno di dieci voti. Chi ha votato lo ha fatto a proprio rischio e tutti sembrano sostenere che si sia trattato principalmente delle famiglie dei candidati. L’enorme dispiegamento di forze di polizia durante le elezioni non sembra aver rassicurato la popolazione locale.«Questa è una comunità», sottolinea Jack, segretario della sezione locale del partito comunista. «La polizia può scortarti alle urne, ma quando poi se ne va, devi fare i conti con la rabbia dei vicini». Un residente che, in quanto membro della commissione elettorale ha deciso di votare, si è trovato la casa incenerita al ritorno dal seggio.
Disoccupazione all’80%
«La gente di qui non ne può più», mi spiega un membro della lega giovanile locale che ha diretto una sassaiola contro rappresentanti dell’Anc e per questo verrà processato per tentato omicidio. «Sono anni che aspettiamo sviluppo e condizioni di vita migliori. La disoccupazione qui a Khutsong è ormai all’80%. I rappresentanti dell’Anc si vedono solo poche settimane prima delle elezioni. Si arricchiscono, comprano macchine sempre più grandi e se ne vanno a vivere in città. Questa storia della demarcazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso».
Khutsong è diventata un simbolo di resistenza in tutto il paese. Altre townships hanno minacciato di scatenare simili rivolte se le amministrazioni locali non assicureranno un governo più partecipativo. La linea politica dell’Anc, però, non sembra essere cambiata dopo la conferma di molti governi locali alle elezioni. Il presidente Thabo Mbeki ha definito la rivolta di Khutsong antidemocratica, mentre il partito ha continuato ad imporre sindaci dall’alto scatenando nuove proteste in diverse municipalità.
«Molti compagni qui a Khutsong sono membri dell’Anc per ragioni storiche e ideali», mi spiega Jomo. «Ma non per questo sono d’accordo con il governo. L’Anc ha tradito le nostre speranze e violato la costituzione. Thabo Mbeki e compagni devono capire che non possono governane il paese come durante l’apartheid, spostando intere comunità da una parte all’altra senza nemmeno coinvolgere i cittadini».
La rabbia e la sfiducia nel governo hanno reso Khutsong un’area di guerra. Le strade sono state smantellate e la polizia sorveglia la zona dalle colline circostanti. «I residenti di Khutsong non accettano l’attuale governo sudafricano», chiarisce Jomo. «Non accetteremo nulla da questo governo che non riconosciamo come democratico. Finché non sarà permesso a cittadini di partecipare nelle scelte che li riguardano, continueremo a respingere e demolire tutto quello che questo governo farà».
Un tale livello di scontro non ha però pregiudicato la possibilità di utilizzare altri canali istituzionali per sostenere la causa di Khutsong. Insieme ad altre municipalità, i residenti di Khutsong sono ricorsi alla corte costituzionale richiedendo l’annullamento delle nuove demarcazioni. La corte, che ha accettato il reclamo, si dovrebbe pronunciare entro la fine del mese. «Se anche la corte dovesse respingere la nostra richiesta, siamo pronti a raccogliere firme per un referendum», conclude Jomo mentre una folla di curiosi ci circonda. «La nostra è una battaglia per la democrazia in questo paese». Dall’altra parte della strada si intravedono gli stabilimenti delle miniere d’oro, dove molti residenti di Khutsong lavorano per oltre dieci ore al giorno. Molto probabilmente quelle resteranno.