La (quasi) resa dei conti in Rifondazione

Roma. Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione a Montecitorio, non usa mezze misure quando parla della minoranza interna: “E’ statica, frenante, non riesce a mettersi in connessione sentimentale con il proprio popolo”. Claudio Grassi, che della minoranza è il maggiore leader, ricambia: “Sono abituati a rapportarsi con la minoranza in modo autoritario”. E’ da quando è iniziata la stagione delle primarie, che i rapporti all’interno del Prc – mai facili – si sono ulteriormente complicati. I bertinottiani a corpo morto nella campagna per la candidatura del segretario; i suoi critici defIlati. assenti. infine polemici “Hanno dato il peggio di sé”, accusano gli uomini di Bertinotti. “Non hanno fatto nulla, non hanno capito cosa stava succedendo – accusa Graziella Mascia – Aristocratici che non hanno rapporto con la gente”. Da domenica seramentre Bertinotti e i suoi commentano positivamente l’esito, anche se si ammette che “non c’è stato lo sfondamento previsto e non abbiamo scompaginato i rapporti di forza” – Grassi, Salvatore Cannavò e gli altri evocano invece la sconfitta, “lo spostamento a sinistra dell’asse dell’Unione, in seguito alle primarie, non è avvenuto e il consenso è stato al di sotto delle aspettative”. Giorni di pesante tensione. “la sera dei risultati non si è presentato nessuno di loro al partito, neanche per un saluto”, accusano a viale del Policlinico. Uno scontro destinato ad ampliarsi con la riunione della direzione di domani, e che ieri è esploso clamorosamente sulla prima pagina di liberazione.
C’erano due articoli, sul quotidiano diretto da Piero Sansonetti. Uno di Rina Gagliardi, intitolato “Come mai gli intellettuali non capiscono nulla di politica?” che metteva sotto accusa quelli che, da Eugenio Scalari a Giampaolo Pansa, avevano osservato dubbiosi l’esperimento delle primarie, e che era addirittura sfottente con i compagni del Manifesto e il loro “misto di sufficienza e di ostilità”. E soprattutto un articolo di Franco Giordano che ha fatto saltare sulla sedie quasi la metà del partito: “Alle minoranze del PRC dico: abbiate l’onestà di fare autocritica”. Il capogruppo le accusa di “elitarismo e ideologismo che impedisce di leggere la realtà” e definisce “francamente fuori da ogni lume di ragione” l’attacco “inferto alla linea da noi praticata”. E aggiunge: “Se non ci fossimo presentati alle primarie, come dal nostro interno si chiedeva, saremmo stati cancellati politicamente”. Spiega lo stesso Giordano al Foglio: “Non si può continuare ad avere questa puzza sotto il naso o pensare a un partito che trasmette la verità al resto del mondo”. E avverte: “A questo punto, se c’è da fare battaglia, si farà”. n suo diretto interlocutore, Grassi, replica che “altrettanto francamente non vedo motivi per fare autocritica, e comunque fare autocritica nel 2005 mi sembra francamente fuori luogo”. E oggi, a Giordano, risponderà dalle pagine di Liberazione sostenendo che “Prodi ha ottenuto una legittimazione plebiscitaria e Bertinotti, ricevendo in percentuale poco più dei voti del Prc, ha ottenuto un risultato importante ma inferiore alle aspettative”. Per il leader di “Essere comunisti” il risultato ottenuto dal Professore “rafforza la deriva leaderistica. Non è difficile prevedere che, forte della legittimazione personale ottenuta, Prodi cercherà di svolgere il ruolo di dominus della coalizione, di capo autocratico”. Uno scontro che non ha origine solo per la contesa sulle primarie. I bertinottiani da tempo evidenziano “l’immobilismo” e “il congelamento” della loro opposizione interna. “La fissità delle posizione”, dice Graziella Mascia. Certo, il 20 e oltre per cento sperato non è arrivato, ma al partito giurano che va bene cosi, “se votava, come previsto, un milione, un milione e duecentomila persone, il 20 per cento c’era”. “Anche il 30 per cento – azzarda Giordano – Certo, si è quadruplicato il numero degli elettori e qualcosa è cambiato, ma abbiamo retto alla prova”. E racconta la sua triste esperienza della campagna per le primarie in una città dove la locale federazione è guidata dalla minoranza, “e facevano tenerezza i ragazzi che lavoravano per Fausto”, mentre sembrava che i dirigenti locali “andassero a un galà, a vedere uno spettacolo”. E in attesa della resa dei conti di domani, ieri Bertinotti era al Club Ambrosetti, per un incontro con gli industriali. Molto successo e molti complimenti. E c’era addirittura chi assicurava: “Qualcuno di loro lo ha votato”.