La protesta di commercianti e artigiani

Sembra diventato un gioco: tutti contro la finanziaria e ogni categoria organizza la propria protesta puntando il dito contro le misure del governo che danneggiano o danneggerebbero il settore di appartenenza. Ieri mattina a Roma c’è stata una «prima assoluta»: il cinema Capranica ha ospitato una protesta congiunta di artigiani e commercianti uniti nella lotta contro la finanziaria, per levare alto il loro «grido di dolore». Erano presenti un migliaio di delegati di tutte le principali organizzazioni. Ovviamente anche quelle che un tempo si definivano di sinistra. Una platea agguerrita con presenze di innumerevole sigle: Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, solo per citare le più note.
All’unanimità hanno mandato a dire a Prodi che la legge finanziaria così com’è non va e che va cambiata nella sua impostazione culturale e politica, nonché nei suoi contenuti specifici Perché colpisce il ceto medio produttivo in una logica di presunta filosofia redistributiva poco attenta alla necessità di sostenere la crescita dell’economia. A loro evidentemente non interessa che della riduzione del cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti beneficeranno anche artigiani e commercianti con bassi redditi. Non sopportano che il governo li abbia «presi di mira» e voglia intensificare i controlli fiscali su di loro.
Hanno dalla loro parte cifre che costituiscono un forte arma di pressione politica, di lobby della quale vano orgogliosi. Occhio Prodi, hanno dichiarato senza mezzi termini, che siamo oltre 4 milioni di piccole imprese, il 70% del sistema produttivo, e occupiamo oltre 13 milioni di lavoratori – due milioni di nuovi posti di lavoro creati a partire dal 2000 – il 63% del totale degli occupati. Insomma, siamo una forza elettorale che può mandarti a casa assieme a tutto (o quasi) il centro sinistra se ci fate arrabbiare.
Ma di cosa si lamentano i piccoli imprenditori? Siccome, dice il proverbio, la lingua batte dove il dente duole, il documento unitario approvato ieri va subito al sodo: «le nostre confederazioni – è scritto – respingono l’assunto, errato e provocatorio, che attribuisce al mondo della piccola impresa, dell’artigianato e del terziario il primato dell’evasione fiscale». Come dire: gli evasori non siamo noi.
Insomma, la vera contestazione avviene sul fronte fiscale: tutte le misure antievasione varate da Visco ai piccoli imprenditori non vanno giù. Non gli piacciono l’aggiornamento degli studi di settore, i pagamento elettronici delle fatture, l’obbligo dell’apertura di conti correnti specifici per l’attività svolta. Poi ovviamente contestano l’aumento dei contributi (al 10%) per gli apprendisti (che oggi in pratica costa quasi nulla in termini di contributi, anche se per la quasi totalità – 250 mila – svolgono lo stesso lavoro di tutti gli altri operai), la prederminazione dei premi Inail, ma anche l’aumento (tra uno e due punti) dei contributi previdenziali al 19%.
Secondo i rappresentanti della piccole imprese le nuove norme fiscali porteranno a un aggravio di 1,3 punti percentuali della pressione fiscale tra il 2006 e il 2007. Probabilmente vero. Come altrettanto vero, stando ai dati Istat, è che le piccole imprese non se la passano assolutamente male e seguitano, sfruttando le loro condizioni di privilegio, a fare utili in abbondanza. Anche se per il fisco spesso artigiano i commercianti sono nullatenenti o quasi. E in ogni caso in media guadagnano meno dei lavoratori dipendenti dei loro settori come è emerso dai dati diffusi dal ministero dell’economia e delle finanze.