La prima volta

Un corteo per e non contro, da piazza Esedra a piazza Navona. La manifestazione nazionale autoconvocata a Roma nel giorno del via libera alla camera dell’ultimo tassello morattiano sarà un serpentone rumoroso, dalle mille voci e dalle tante forme comunicative. Perché la sconclusionata riforma della docenza universitaria è solo la goccia che ha fatto traboccare l’indignazione, l’ultimo mattone che ha dato visibilità al malessere che da tempo, anni, si vive negli atenei e nelle scuole italiane. «Per noi il 25 è solo un momento di passaggio, un momento in cui finalmente si vedrà tutto quello che in tante realtà diverse ha prodotto conflitto, speranze, proposte, perché l’università in cui viviamo non è ancora quella Moratti è quella di Zecchino e Berlinguer», spiega Elisa, una studentessa di psicologia alla Sapienza occupata. Ieri un’affollata assemblea di ateneo ha fatto il punto sulla manifestazione e si è interrogata a lungo sugli ultimi episodi repressivi contro gli studenti medi messi in atto soprattutto a Roma, da mesi il cuore della protesta.

«Il no a questo ddl è semplice, siamo tutti d’accordo dai rettori in giù, i problemi veri per noi sono altri, la didattica di questo `3+2′, la laurea `a Y’ di Moratti, il diritto allo studio», aggiunge Elisa.

Già perché anche il« legislatore» deve fare i conti con l’autonomia. Il caos e lo scempio della didattica universitaria dunque sono soprattutto responsabilità dei docenti e dei rettori che hanno governato in questi anni. Per questo sono fiorite tante «vertenze» a livello locale, con centinaia di storie su lezioni dequalificanti e corsi fantasma. L’«esamificio» basato sui crediti esiste già. Logico che gli studenti, la vera novità politica di queste settimane, parta da qui.

«L’ultimo ddl non è certo un fulmine a ciel sereno, per questo parliamo anche di affitti, della possibilità di incidere sul governo degli atenei, di tasse universitarie», concorda Pietro, studente di Firenze. Nel capoluogo toscano gli studenti hanno ottenuto per domani consigli di facoltà aperti dove chiederanno le dimissioni di tutte le cariche istituzionali di ateneo come già hanno fatto a scienze. E martedì saranno in tanti a Roma (i pullman partono alle 5.30 davanti alla Rai).

La Cgil, che insieme agli altri sindacati e alle associazioni dei docenti ha indetto un sit-in davanti la camera, sarà anche al corteo degli studenti. «La nostra presenza alla manifestazione del 25 sarà forte e discreta – dice il segretario Flc-Cgil Enrico Panini – forte perché quello che sta accadendo negli atenei è strepitoso, e soprattutto tra gli studenti non si vedeva da decenni, discreta perché rispettiamo l’autonomia del movimento e non vogliamo assolutamente urtarne le sensibilità». Panini insieme ad altri sindacalisti dunque sarà presente a entrambi gli appuntamenti. «Di sicuro arriveranno studenti da tutta Italia perché l’atmosfera di questi giorni è stata molto festosa e partecipata», scommette Paolo Saracco, sempre della Cgil.

Bologna, Torino, Milano, Padova, Napoli, Firenze, Pisa, l’Udu organizza una decina di pullman anche se in molte realtà gli studenti si organizzeranno da soli. I dottorandi dell’Adi, spiega Augusto Palombini, presidieranno Montecitorio, contro «l’accanimento terapeutico su una riforma che dai rettori in giù non vuole davvero nessuno».

Già davanti al senato, il 28 settembre, la polizia si scontrò con i ricercatori precari che manifestavano contro il ddl Moratti perché avevano attraversato le strisce pedonali e fermato il traffico per qualche minuto. Anche per questo Paolo Cento, dei Verdi, assicura la sua presenza in piazza per martedì insieme ad altri deputati dell’opposizione: «Il governo non può trasformare la protesta delle scuole e delle università in un fatto di ordine pubblico, i manganelli e i lacrimogeni non c’entrano nulla con una mobilitazione che fin qui è stata allegra e consapevole». «La repressione sarebbe particolarmente odiosa, anche perché finora non si è registrato in tutta Italia un solo atto di violenza da parte dei tanti che hanno occupato le scuole e le università, sappiamo però che un governo debole come questo è ancora più pericoloso», aggiunge Giovanni Russo Spena del Prc.

In piazza con gli studenti potrebbero esserci anche tanti attori, registi, i precari dello spettacolo che protestano contro i tagli alla cultura. Domani a lettere alla Sapienza (ore 19) decideranno in un’assemblea pubblica se aderire o meno alla manifestazione del 25. Il movimento delle scuole e delle università però sa di andare avanti: già martedì alle 16 si riunirà in assemblea nazionale alla Sapienza occupata.