La posizione dell’India sul programma nucleare iraniano e le critiche del Partito comunista indiano

IL MOVIMENTO COMUNISTA E PROGRESSISTA IN INDIA

Dopo le elezioni dell’aprile-maggio 2004, segnate dalla sconfitta della coalizione nazionalista indù, che ha perseguito un orientamento liberista sul piano della politica economica e sociale e di graduale allineamento della politica estera indiana alle esigenze di Washington, si è costituito un governo della coalizione uscita vincente dalle urne, che ha come principale punto di riferimento il Partito del Congresso, con l’appoggio esterno delle forze della sinistra. L’elemento che ha consentito il sostegno esterno, in una fase caratterizzata dalle tensioni interne al Congresso tra Sonia Ghandi e le parti più moderate, è stata l’elaborazione di un Programma Minimo Comune, contenente elementi di rottura con le pratiche neo-liberali adottate dal precedente governo e l’indicazione di una collocazione autonoma ed indipendente dell’India sullo scacchiere internazionale, in linea con la propria tradizione di paese non-allineato. L’attuale dibattito sul voto dell’India contro l’Iran all’assemblea dell’AIEA si inserisce nella discussione più generale che anima tutte le componenti della sinistra indiana ad un anno dalla costituzione del governo guidato da Singh, che rappresenta la parte più moderata del Congresso. Discussione che andrebbe considerata con estrema attenzione, dato l’attuale peso dell’India sullo scacchiere internazionale.
Il Fronte di Sinistra, che ha ottenuto alle elezioni del 2004 il 7,6% e 59 seggi, miglior risultato dal 1948, è una coalizione costituita da Partito Comunista Indiano (Marxista) – 5,5% e 43 seggi-, Partito Comunista dell’India -1,4% e 10 eletti-, Partito Socialista Rivoluzionario e Blocco Progressista Pan-Indiano.
(Marcello Graziosi)

La posizione dell’India sul programma nucleare iraniano
(Documento presentato all’Incontro del Coordinamento dei Partiti di Sinistra e della Coalizione Progressista Unita)

Da: People’s Democracy, 6 novembre 2005

I partiti di sinistra hanno espresso profonda preoccupazione e sgomento in relazione al voto espresso dall’India presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) a Vienna il 24 settembre 2005.

Noi riteniamo che il governo della Coalizione Progressista Unita (UPA) abbia agito a tal riguardo sotto pressioni americane. E’ allarmante il fatto che la vulnerabilità in materia di orientamenti della politica estera del paese sia cresciuta nel periodo successivo alla firma degli accordi su difesa e nucleare da parte di India e Stati Uniti rispettivamente in giugno e luglio.
Il voto presso l’AIEA segna uno scostamento dall’impegno del governo di perseguire “una politica estera indipendente”. Tutto questo è per noi ragione di grande turbamento.

Il voto espresso dall’India il 24 settembre presso l’AIEA non trova giustificazioni per le seguenti ragioni:
a) le posizioni di principio dell’Iran:
1. L’Iran ha essenzialmente fatto emergere la questione latente del regime discriminatorio interno al Trattato di Non–Proliferazione a seguito della decisione arbitraria degli Stati Uniti del 1978 di distinguere tra stati non dotati di armi nucleari che possono accedere ad un ciclo nucleare completo e quelli che invece possono avere solamente un ciclo parziale. L’India ha sempre sostenuto l’opinione che il regime discriminatorio all’interno del TNP fosse inaccettabile.
2. Le attività investigative da parte dell’AIEA stanno proseguendo. Non vi sono prove che l’Iran si stia “armando”.
3. la situazione di stallo nei colloqui tra Unione Europea ed Iran è il risultato della non accettazione da parte dell’Iran, come paese sovrano, delle condizioni imposte dalla UE.
4. Il Protocollo Aggiuntivo costituisce una misura volontaria da parte dell’Iran e, di conseguenza, non è esigibile da parte della comunità internazionale.
5. L’Iran ha confermato ancora una volta ai massimi livelli che non aspira ad acquisire capacità nucleare. La comunità internazionale non può non tenere conto di questa solenne assicurazione.

b) La risoluzione AIEA:
1. La risoluzione potrebbe costituire un precedente, indicativo del fatto che gli Stati Uniti si stanno muovendo per ridefinire l’ambito del TNP senza aver formalmente emendato il trattato. Secondo, l’Iran è stato semplicemente selezionato.
2. Non vi sono le basi per una tale risoluzione dal momento che i documenti dell’AIEA non consentono di concludere senza dubbio che l’Iran si stia “armando”.
3. La risoluzione è aspra ed inquisitrice. Il riferimento al Consiglio di Sicurezza dell’ONU contenuto nella parte XIII.B.4 della Carta dell’AIEA (come previsto nella risoluzione) è semplicemente incomprensibile, dal momento che l’AIEA non ha scoperto l’Iran colpevole.
4. La nota esplicativa dell’India relativa all’incontro di Vienna era contraddittoria.

I governi che si sono succeduti in India nell’ultimo quarto di secolo hanno resistito alle pressioni statunitensi e promosso relazioni con l’Iran. L’amicizia con questo paese deve rimanere una pietra miliare delle politiche di vicinato dell’India. L’Iran deve essere considerato un partner strategico per garantire la sicurezza dell’India in materia di approvvigionamenti energetici. L’Iran ha ricambiato l’amicizia dell’India assumendo posizioni utili nell’Organizzazione della Conferenza Islamica, evitando rigorosamente di interferire negli affari interni indiani, e, di recente, garantendo decisioni favorevoli all’economia indiana nei settori del petrolio e gas iraniani. L’India e l’Iran, inoltre, hanno condiviso interessi comuni quali la lotta contro il terrorismo e l’estremismo religioso e lo sviluppo di comunicazioni con l’obiettivo di favorire i collegamenti dell’India con Russia, Asia Centrale ed Afghanistan.

Nonostante un alto e consolidato livello di scambi e reciproche intese, l’India non ha, malauguratamente, accordato fiducia all’Iran, nonostante avesse sempre fornito ad esso rassicurazioni sul fatto che la questione avrebbe dovuto trovare soluzione all’interno dell’AIEA e riconosciuto il diritto di Teheran a perseguire un programma nucleare pacifico.

Deve essere sostenuto il clima di reciproca fiducia nelle relazioni indo-iraniane. Ciascuna ricaduta negativa sul progetto di condotta per l’approvvigionamento di gas o LNG [Liquefied Natural Gas] potrebbe avere serie conseguenze per la sicurezza energetica dell’India.

Le relazioni tra Iran e Stati Uniti somigliano ad una sorta di partita a scacchi. L’ostilità statunitense nei confronti dell’Iran si inserisce nella ormai consolidata battaglia per l’influenza nella regione del Golfo ed in Medio Oriente, così come in Caucaso ed Asia Centrale. Le tensioni attuali devono essere considerate nella loro prospettiva geopolitica e la loro soluzione può avere riflessi sull’efficacia del “multilateralismo”.

Vecchie figure pubbliche statunitensi hanno esultato per il voto indiano contro l’Iran come un “misero esempio”. Concepibilmente è stato soddisfatto un obiettivo americano su scala mondiale. Il “trionfalismo” statunitense si è rivelato estremamente dannoso per la posizione globale dell’India.

Il collegamento implicito sottolineato dalla condotta statunitense tra il nostro nucleare, in accordo con gli USA, e la nostra collocazione politica sulle questioni regionali od internazionali è completamente inaccettabile. Noi dobbiamo respingere questo collegamento con forza e senza equivoci.

Allo stesso modo il giorno in cui l’India si è trovata, come accaduto a Vienna, isolata ed alla deriva rispetto ai paesi non-allineati, è stato un giorno triste.

L’India non deve ripetere il proprio errore. Se la questione dovesse di nuovo essere posta in votazione all’incontro dell’AIEA in calendario per il 24 novembre, l’India dovrà rimanere fedele alle proprie posizioni di principio:
1. Il problema dovrà essere risolto attraverso negoziati;
2. Il diritto dell’Iran a perseguire un programma nucleare pacifico;
3. L’Iran deve tener fede agli obblighi del trattato;
4. Esistono le condizioni per definire la questione all’interno di un processo di cooperazione tra Iran ed AIEA.

L’India dovrà attivamente coordinare le proprie posizioni con Russia, Cina e paesi non-allineati, dal momento che le posizioni sono simili.

Si stanno intensificando gli sforzi diplomatici per giungere ad una formula soddisfacente per tutti. Una missione dell’AIEA si trova in Iran. La Russia ha assunto di recente iniziative. Questo fornisce all’India la possibilità di giocare un ruolo costruttivo, sfruttando ottimamente la propria influenza ed il prestigio derivante dalla propria condizione di potenza responsabile, piuttosto che essere forzata a scelte di comodo. Le decisioni all’interno dell’AIEA sono solitamente consensuali. Se il consenso non si dovesse determinare, l’India dovrà astenersi.

Il Partito Comunista Indiano critica il governo UPA per il voto contro l’Iran
(Conferenza Stampa, 25 settembre 2005)

Il Segretariato Centrale del Partito Comunista dell’India ha rilasciato la seguente dichiarazione alla stampa:

Il PCI critica fortemente la posizione assunta dall’India presso l’AIEA, dove ha votato insieme ad USA e UE una risoluzione sul programma nucleare iraniano.

Questo passo del governo UPA equivale a piantare in asso un paese amico che si trova sotto minaccia statunitense ed il cui Presidente ha personalmente chiesto sostegno al Primo Ministro indiano.

Al contrario, l’Iran è stato consigliato dal nostro Primo Ministro di essere “flessibile”, che equivale ad una resa di fronte alla minaccia USA-UE, e disponibile a “concessioni” in modo tale da “evitare il confronto”, che equivale a rinunciare al proprio programma di energia nucleare. I sospetti sul programma iraniano non hanno consistenza maggiore dell’individuazione di armi di distruzione di massa in Iraq.

La risoluzione è destinata a trascinare l’Iran davanti al Consiglio di Sicurezza, anche se ad una data non specificata. L’India ha agito ovviamente nel contesto dell’accordo nucleare sottoscritto di recente con gli USA, accordo che il nostro partito ha criticato perché avrebbe posto l’India sotto le pressioni degli Stati Uniti. Il cosiddetto chiarimento del governo, che nega questa accusa e precisa di aver assunto la posizione solo dopo un negoziato con Germania, Francia e Gran Bretagna ed in seguito ad un accordo che concedeva più tempo all’Iran, costituisce un semplice tentativo di salvare la faccia. Cosa si aspetta il governo dell’UPA faccia l’Iran nel frattempo, oltre ad essere “flessibile” e ad “evitare il confronto”?

Questo passo costituisce una prova evidente di uno spostamento della politica estera indiana dal non-allineamento e sostegno ai paesi del terzo mondo verso posizioni di comodo nei confronti di USA e UE. L’India dovrebbe valutare il fatto che Russia, Cina e molti paesi del Terzo Mondo si sono astenuti dal votare la risoluzione.

Il PCI ritiene che sia giunto il momento per l’India di schierarsi a fianco dell’Iran durante il dialogo.