La polizia spara, strage a Ceuta

Nell’enclave spagnola in Marocco uccisi cinque immigrati che tentavano di varcare la frontiera. Decine i feriti. Rimpallo di responsabilità tra Madrid e Rabat. E Zapatero invia l’esercito al confine

Finisce in tragedia la pressione migratoria che incombe su Ceuta e Melilla, città spagnole in terra d’Africa, finisce con cinque morti a Ceuta, numerosi feriti e con l’invio dell’esercito spagnolo a difendere la frontiera. Quello marocchino, già in zona, è accusato di sparare agli immigrati che provano a superare i tre metri di rete che li separa dall’Europa. Ma Rabat afferma che a sparare sono le forze di Madrid. Chiunque sia, siamo ormai alla barbarie. Dopo gli assalti di massa ripetutisi a Melilla negli ultimi giorni, ieri all’alba oltre cinquecento migranti di origine subsahariana assaltato la recinzione che separa Ceuta dal Marocco: in un centinaio ci riesce. Il bilancio però fa paura, quasi come la risposta lanciata dal governo spagnolo e da quello marocchino, riuniti in un vertice a Siviglia: oltre 2 mila militari inviati a fronteggiare gli immigrati.

La tragedia si materializza alle porte di Ceuta: cinque morti, due raccolti nel lato spagnolo del recinto, tre in quello marocchino, oltre cento i feriti, di cui nove hanno richiesto intervento chirurgico. I morti recuperati in Marocco sono stati uccisi con proiettili, dicono le autopsie condotte all’ospedale di Tetuan. Pure i due morti trovati in territorio spagnolo presentavano fori di proiettile di entrata ed uscita uno nel costato e l’altro in un gluteo, anche se per loro il decesso è dovuto ai tagli, uno al collo e l’altro al torace, provocati dalle difese della recinzione e al successivo dissanguamento. Con i referti è iniziata la battaglia su chi ha sparato: non sono nostre munizioni, dicono da Madrid; avete sparato voi, la versione di Rabat. «Per la traiettoria dei colpi ricevuti dai due migranti morti mentre superavano la recinzione – informa l’agenzia spagnola Efe – gli spari potevano venire solo dal lato marocchino». Secondo la stessa fonte, pure le munizioni non sarebbero in uso alle forze spagnole, che assicurano di utilizzare «solo materiale antidisturbo, mai armi da fuoco». L’agenzia ufficiale marocchina, Map, ribatte che gli spari venivano dal territorio spagnolo. José Luis Rodriguez Zapatero ed il suo omologo Driss Jettu hanno promesso una «indagine congiunta» da lanciare «immediatamente».

E mentre si aspetta un responsabile per i morti, l’Associazione diritti umani dell’Andalusia accusa il comportamento di entrambi i lati: chi ha saltato la «recinzione è finito sotto il fuoco di proiettili di gomma sparati da agenti della Guardia civil da un lato e di poliziotti o militari marocchini dall’altro». Altri testimoni dicono che gli agenti spagnoli sono soliti sparare pallottole di gomma sugli immigrati che sono in cima al recinto, in modo da farli cadere, altre ferite indicano invece che gli spari di gomma sono effettuati da vicinissimo.Tra agosto e settembre altri tre immigrati sono morti mentre cercavano di entrare a Melilla, ma secondo le indagini spagnole, senza alcuna responsabilità delle forze di polizia.

La risposta all’emergenza è subito servita: 480 i militari che Zapatero ha deciso di inviare per presidiare le due città, 1.600 gli agenti messi a disposizione per il medesimo fine da Jettu. Già nel 1996 Madrid ha inviato l’esercito a Ceuta e Melilla, adesso manda quattro battaglioni, due della legione e altrettanti dell’esercito di terra, una forza che «attuerà – assicura la vicepremier Maria Teresa Fernadez de la Vega – sotto il coordinamento ed il comando della Guardia civil. I soldati fanno parte di un piano che verrà approvato oggi dal governo e che si sviluppa su tre fronti: rafforzamento della sicurezza (con l’esercito ed il completamento dei lavori per portare a sei metri tutto il perimetro di recinzione di Ceuta e Melilla); miglioramento delle condizioni dei Centri di internamento temporale ed altre misure di carattere sociale, che però non sono state specificate.

Da Bruxelles, la Commissione europea (che ha contribuito alla costruzione delle recinzioni) «comprende» le misure di sicurezza, ma queste «devono essere proporzionali e rispettare i diritti umani». Medici senza frontiere, Msf, Sos razzismo ed altre Ong affermano che già adesso i diritti umani sono un’opinione. Le violenze delle forze marocchine sono anzi una delle principali cause che spingono gli immigrati a cercare di superare le recinzioni poste a sigillo di Ceuta e Melilla.

Sempre ieri di primissima mattina 300 migranti hanno riprovato ad entrare a Melilla, ma uno «spiegamento spettacolare» di forze, come lo ha chiamato il delegato del governo José Fernandez Chacon, fatto di 500 tra agenti spagnoli e marocchini, coadiuvati da tre elicotteri, ha impedito l’entrata. Le forze di Rabat hanno arrestato 220 persone, diminuendo in maniera «straordinaria», dice Chacon, la pressione sulla città. Intanto il presidente popolare della regione di Melilla, Juan José Imbroda, chiede di poter effettuare espulsioni immediate.