La “politica verso l’Est” delle autorità polacche

Il difensore degli “arancioni” nel labirinto degli oleodotti

Qualche tempo prima delle elezioni per il Consiglio Supremo Ucraino, previste il 26 marzo 2006, il nuovo presidente polacco ha deciso di correre in aiuto del “campo arancione”. Sia a febbraio che a marzo Lech Kaczynski ha visitato Kiev. Allo stesso modo dei suoi predecessori – Lech Walesa e specialmente Aleksander Kwasniewski – ha voluto farsi coinvolgere nella campagna elettorale del paese confinante a oriente. I suoi favoriti – i leaders della cosiddetta “rivoluzione arancione” – Viktor Juschenko e Julja Timoshenko sono ora in difficoltà. Al presidente ucraino e alla premier è stato sufficiente un anno di governo liberale filo-occidentale per perdere il sostegno sociale. La minaccia di sconfitta nelle imminenti elezioni parlamentari ha diviso il “campo delle riforme”.

Kaczynski, ignorando i risultati dei sondaggi d’opinione, come pure la reale situazione economica dell’Ucraina, ha dichiarato che si farà portavoce delle aspirazioni ucraine all’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO. Lo ha fatto nonostante la maggioranza degli ucraini si opponga all’entrata del paese nelle strutture della NATO. Secondo i sondaggi effettuati nello scorso agosto dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, solo il 21% degli ucraini appoggerebbe l’ingresso nella NATO. Per il presidente polacco questa non è una ragione sufficiente per interrompere l’attività di promozione della struttura militare e politica occidentale.

Durante la visita del presidente polacco a Kiev, L. Kaczynski e V. Juschenko hanno firmato una dichiarazione in merito alla cooperazione nella sfera dell’energia, che comprende l’estensione dell’oleodotto Odessa-Brody alla città di Plock. Oggi il petrolio russo è trasportato da questo oleodotto al porto del Mar Nero vicino a Odessa. Le attuali autorità ucraine hanno intenzione di cambiare la direzione del transito, al fine di inviare all’Unione Europea attraverso questo oleodotto il petrolio estratto nei paesi del Caspio invece che risorse energetiche russe. Tutto naturalmente in nome della cosiddetta “sicurezza energetica” e “diversificazione degli approvvigionamenti”.

Il 16 febbraio, il primo ministro della Polonia Kazimierz Marcinkiewicz ha annunciato l’accelerazione dei lavori sul progetto di estensione dell’oleodotto Odessa-Brody. Allo stesso tempo il primo ministro ucraino – facente funzione dopo la decisione della Corte Suprema – Jurij Ekharunov ed il Segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer hanno visitato Varsavia. L’ultimo deve affrontare la questione dell’adesione dell’Ucraina al patto. La coincidenza dei periodi delle visite di ambedue i politici non è certo accidentale. I fattori economico e militare sono strettamente correlati. La direzione dei flussi di petrolio nell’oleodotto Odessa-Brody rappresenta la misura degli orientamenti internazionali del nostro vicino orientale.

L’Ucraina non è il solo paese, in cui le autorità polacche cercano di far valere gli interessi dei propri alleati strategici. Un esempio illuminante di questa politica è anche la partecipazione all’aggressione all’Iraq. Da tre anni soldati polacchi partecipano alla realizzazione degli interessi degli Stati Uniti in Iraq. La diplomazia polacca si è anche caratterizzata per l’attivo coinvolgimento nella “promozione della democrazia” in Belarus, specialmente alla vigilia delle elezioni presidenziali in questo paese, previste il 19 marzo.

Le imminenti elezioni sono decisive per il futuro dei nostri vicini orientali. Per questo, la sinistra, che si è sempre espressa per il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, deve intervenire contro le azioni di Marcinkiewicz e del presidente Kaczynski.

Traduzione di Mauro Gemma