La perdita piu’ grande di Israele: la sua visione della morale

fonte: http://www.haaretz.com/jewish-world/israel-s-greatest-loss-its-moral-imagination-1.295600

Dopo il sanguinoso blocco israeliano contro la Gaza Flotilla, ho chiamato in Israele un amico di vecchia data per chiedergli dello stato d’animo del paese. Il mio amico, un intellettuale, generoso e gentile, tuttavia ha sposato da lungo tempo le posizioni degli oltranzisti israeliani. Nonostante ciò, ero del tutto impreparato alla sua risposta. Mi ha detto — con una voce tremante per l’emozione — che l’erompente condanna del mondo contro Israele gli ricordava il periodo buio dell’epoca hitleriana.
Mi ha detto che la maggioranza degli israeliani ha vissuto quel sentimento, con l’eccezione del Meretz, un piccolo partito israeliano favorevole alla pace. “Ma a tutti gli effetti pratici ,” ha detto, “essi sono arabi.”

Come me, il mio amico ha sperimentato di persona quegli anni oscuri di Hitler, avendo vissuto sotto l’occupazione nazista, analogamente anche a molti cittadini ebrei israeliani. Perciò sono rimasto sbalordito del paragone. Ha proseguito dicendo che sulla nave turca i cosiddetti attivisti dei diritti umani erano in effetti terroristi e malviventi pagati per attaccare le autorità israeliane e per provocare un incidente che avrebbe screditato lo Stato ebraico. La prova di questo, ha detto, è che molti di loro sono stati scoperti dalle autorità con addosso diecimila dollari, “proprio la stessa somma” ha esclamato.

Superato lo shock per il suo mutamento, mi ha colpito che l’esempio del periodo hitleriano fosse oggi un paragone spaventosamente intelligente e scottante, per quanto non nello stesso senso delle intenzioni del mio amico. Attualmente un milione e mezzo di civili sono stati costretti a vivere in condizioni disumane per piu’ di tre anni in una prigione a cielo aperto, ma, diversamente dai tempi di Hitler, non sono ebrei ma palestinesi. I loro carcerieri, incredibilmente, sono i sopravvissuti all’Olocausto, o sono i loro discendenti. Naturalmente, i reclusi di Gaza non sono destinati alle camere a gas, come lo erano gli ebrei, ma sono stati ridotti a una esistenza degradata e senza speranza.

Almeno l’80% della popolazione di Gaza dipende dagli aiuti internazionali per la sua alimentazione quotidiana e vive in condizione di denutrizione. Secondo l’ONU e le autorità sanitarie mondiali, i bambini di Gaza soffrono di patologie drammaticamente in aumento che colpiranno e ridurranno la vita di molti di loro. Tale oscenità è una conseguenza di una deliberata politica israeliana attentamente calcolata mirata a impedire lo sviluppo di Gaza e a distruggere non soltanto la sua economia ma la sua infrastruttura fisica e sociale mentre la isola completamente dal resto del mondo.

Particolarmente raccapricciante è che questa politica sia stata fonte di divertimento per alcuni dirigenti israeliani, che secondo notizie di stampa, l’hanno scherzosamente descritta come “mettere a dieta i palestinesi”. Anche questo ci ricorda gli anni hitleriani, quando la sofferenza degli ebrei divertiva i nazisti.
Un’altra caratteristica di quel periodo buio sono state le assurde cospirazioni attribuite agli ebrei da tedeschi altrimenti intelligenti e colti. È triste vedere oggi anche ebrei in gamba essere contagiati da simili paranoie. E’ davvero concepibile che gli attivisti turchi, che si suppone siano stati pagati diecimila dollari a testa, portassero con sé quel denaro a bordo della nave sapendo che sarebbero stati catturati dalle autorità israeliane?

Che persone intelligenti e dotate di senso morale, tedesche o israeliane, possano convincersi di simili assurdità (una malattia che affligge anche gran parte del mondo arabo) è il profondo enigmatico mistero di come anche le società più civilizzate possano così rapidamente perdere i valori che dovrebbero avere più a cuore e regredire agli impulsi più primitivi verso l’altro, senza neppure essere consapevoli di averlo fatto. Cio’ deve sicuramente avere qualcosa a che fare con una deliberata repressione della concezione morale che consente alle persone di identificarsi con le sofferenze dell’altro. Pirkey Avot, una raccolta di consigli morali che fa parte del Talmud, esorta: “Non giudicare il tuo simile fino a quando non sarai capace di immaginare di stare al suo posto.”
Naturalmente, perfino le politiche israeliane piu’ criticabili non sono neppure lontanamente paragonabili a quelle della Germania di Hitler. Ma le questioni morali essenziali sono le stesse. Come avrebbero reagito gli ebrei nei confronti dei loro torturatori se fossero stati relegati a quel genere di esistenza che Israele ha imposto alla popolazione di Gaza? Gli attivisti per i diritti umani non avrebbero rischiato la vita per richiamare la loro situazione all’attenzione del mondo comportandosi da eroi, anche se avessero picchiato selvaggiamente i commandos che cercavano di impedire il loro tentativo? Gli ebrei ammiravano i commandos inglesi che abbordavano e dirottavano le navi che trasportavano gli emigranti ebrei illegali in Palestina subito dopo la fine della II Guerra Mondiale, come la maggioranza degli Israeliani adesso ammira i commandos navali israeliani?
Chi avrebbe creduto che un governo israeliano e i suoi cittadini ebrei avrebbero cercato di demonizzare e chiudere organizzazioni israeliane per i diritti umani per la loro mancanza di “patriottismo”, e respingere i loro simili ebrei che hanno criticato l’assalto alla Gaza Flotilla in quanto “arabi,” parola che ha acquisito in Israele tutte le odiose connotazioni, non differenti da quelle con cui i tedeschi stigmatizzavano i loro concittadini quando chiamavano gli ebrei “Juden”? Gli attivisti tedeschi della Rosa Bianca, soprattutto studenti dell’Università di Monaco, che osavano condannare la persecuzione tedesca degli ebrei (ben prima che incominciasse lo sterminio nei campi di concentramento) venivano considerati anche “traditori” dai loro concittadini tedeschi, che non si sono vestiti a lutto dopo la loro eliminazione da parte della Gestapo

Così, sicuramente, in questo particolare momento, gli israeliani e gli ebrei in genere hanno un motivo per riflettere a lungo e duramente sul periodo buio hitleriano. Perché il significato dell’attacco alla Gaza Flotilla non si trova negli interrogativi in merito alle violazioni del diritto internazionale in alto mare, o addirittura a “chi ha assalito chi” sulla nave turca, la Mavi Marmara per primo; si trova nelle più ampie domande sollevate riguardo alla nostra comune condizione umana dalle politiche di occupazione di Israele e dalla sua devastazione della popolazione civile di Gaza.
Se un popolo, che di recente ha provato sulla sua stessa pelle una disumanità così inenarrabile, non è in grado di riferirsi alla concezione della sua morale per comprendere l’ingiustizia e la sofferenza che le sue ambizioni territoriali—e perfino le sue legittime preoccupazioni—stanno infliggendo a un’ altra popolazione, quale speranza rimane a noi altri?

Henry Siegman, direttore dell’U.S./Middle East Project, è visiting professor per ricerche nel Programma per il Medioriente Sir Joseph Hotung, Scuola di Studi Orientali e Africani, Universita’ di Londra (Soas). E’ un ex membro anziano sul Medioriente nel Consiglio per le Relazioni Internazionali e, ancor prima, è stato direttore nazionale del Congresso Ebraico Americano dal 1978 al 1994.

Traduzione di Angelo Gandolfi e Carlo Tagliacozzo