La Palestina verso una grande vittoria morale

Traduzione di l’Ernesto online

*Giornalista cubano, collaboratore della testata messicana “La Jornada”

Si sta avvicinando la data in cui la Palestina riceverà all’Assemblea Generale (AG) dell’ONU il riconoscimento che le spetta come Stato indipendente e sovrano membro dell’organizzazione con più dei due terzi dei voti necessari.

Sapendo che questo risultato è inevitabile, Obama e la signora Clinton hanno fatto tutto quanto potevano per dissuadere l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) dal presentare la proposta, compresa la minaccia di esercitare il veto se il tema sarà trasmesso al Consiglio di Sicurezza (CS). Ma alti funzionari statunitensi confessano in privato che la Casa Bianca vuole “evitare di fare campagna a favore del veto poiché potrebbe lasciar soli gli Stati Uniti nel loro tentativo”. In ogni caso la superpotenza e il suo figlioccio sionista verranno a trovarsi in una inoccultabile posizione di isolamento internazionale quando il tema si discuterà nell’AG. E’ molto emblematico un cablogramma inviato a Tel Aviv da Ron Prosor, ambasciatore di Israele all’ONU: “Il massimo che possiamo sperare di ottenere è un gruppo di Stati che si astengano o che si assentino durante la votazione”. “Solo pochi paesi voteranno contro l’iniziativa palestinese”, aggiunge.

L’Autorità Nazionale Palestinese si è trovata di fronte all’unica alternativa di portare la questione all’AG, anche se ha lasciato intendere che non abbandonerà i negoziati patrocinati dal quartetto (Stati Uniti, Unione Europea, Russia e ONU). Il fatto è che 17 anni dopo gli Accordi di Oslo non ha ottenuto una sola concessione dal sionismo sul tavolo negoziale.

Al contrario, il suo territorio continua ad essere occupato da Israele, che non rispetta sistematicamente gli obblighi di potenza occupante, continua ad aumentare costantemente la costruzione illegale di insediamenti di coloni ebrei in Cisgiordania, al punto che del ridotto territorio che conservava la Palestina prima del 1967 restano solo brandelli. Israele rinchiude nelle sue prigioni migliaia di palestinesi, tra cui bambini e donne, perché reclamano i diritti del loro popolo. Senza contare il blocco genocida di Gaza, le operazioni di punizione di stile nazista come “Piombo Fuso” e gli assassini, i maltrattamenti, le spogliazioni dei loro beni di cui sono oggetto donne, bambini, anziani – tutta la popolazione civile palestinese – da parte delle forze armate israeliane, nello spreco della tecnologia militare più moderna fornita gratuitamente dagli Stati Uniti per essere usata contro la popolazione indifesa.

E’ uno scherzo di cattivo gusto, arrivati a questo punto, che Obama si stia apprestando a mettere in circolazione un progetto che per l’ennesima volta pretenda di far sedere palestinesi e israeliani a trattare, allo scopo di impedire che l’ANP presenti all’AG la proposta di riconoscimento dello Stato palestinese. Solo un pazzo non si renderebbe conto del fatto che se Israele ha potuto prendersi gioco fino ad ora delle risoluzioni dell’AG e del CS sulla Palestina e far finta di negoziare la pace mentre approfondisce e amplia la sua politica coloniale e di aggressione contro i popoli arabi, è grazie all’appoggio incondizionato di Washington. Ciò comprende, naturalmente, l’uso dell’antidemocratico veto al CS per impedire anche la più leggera delle misure contro l’entità sionista.

L’amara situazione del popolo palestinese non cambierà in nulla con la prossima votazione nell’Assemblea Generale, ma ciò significherà, in questo organismo, la rivendicazione del diritto palestinese alla libera determinazione, ed anche che l’ANP avrà maggiore accesso alle istanze dell’ONU e il diritto a presentare cause di fronte al Tribunale Internazionale dell’Aia. Sarà anche una vittoria e un riconoscimento morale molto meritato per uno dei popoli più esemplari e tenaci nella lotta di liberazione nazionale.

Però i venti non soffiano a favore di Washington e Tel Aviv in Medio Oriente, ma a favore dei popoli, come dimostrano le ribellioni arabe. Israele ormai non ha più un alleato fedele nell’Egitto come ai tempi di Mubarak. Non ha più l’amico su cui contava ad Ankara, che ha poco meno che rotto le sue relazioni con Tel Aviv a causa, tra le altre ragioni, dell’assassinio dei suoi cittadini nella Flottiglia della Dignità e dell’arroganza di Netanyahu che ne è seguita. L’America Latina, da parte sua, dimostrerà nella votazione dell’AG il grado di indipendenza dalla politica estera di Washington a cui è pervenuta l’immensa maggioranza dei suoi paesi. Solo la Colombia ha annunciato il suo voto contrario. Si aspetta il Messico, che non ha ancora rivelato la sua posizione.