La nuova primavera di Melfi: riparte il conflitto in Fiat

La notte bianca Gli operai lucani hanno rifiutato di obbedire al diktat che pretendeva il ripristino dei 18 turni settimanali, a partire da domenica notte. I sindacati, questa volta uniti, ai cancelli della fabbrica integrata
ANTONIO SCIOTTO
INVIATO A MELFI
Domenica sera sembrava di essere tornati ai «21 giorni»: un presidio di 500 operai davanti all’ingresso degli stabilimenti Fiat, mentre qualche autobus semivuoto portava gli interinali e i capetti in fabbrica. I lavoratori di Melfi non hanno perso la grinta della gloriosa «primavera» dello scorso anno, e hanno ripreso a scioperare. Questa volta siamo allo stop della «notte bianca»: braccia incrociate dalle 22 alle 6 dei giorni festivi. No ai 18 turni imposti unilateralmente dalla Fiat, comunicati la settimana scorsa ai dipendenti mentre sindacati e azienda erano al tavolo per discutere proprio della turnistica. «Erano le 23,30 di venerdì – ricorda Giovanni Barozzino, delegato Fiom che abbiamo incontrato ieri davanti ai cancelli – Stavamo affrontando il nodo dell’organizzazione: finora abbiamo lavorato su 15 turni, dal lunedì al venerdì o da martedì al sabato, con la domenica sempre libera. Adesso, con l’arrivo della Grande Punto, la Fiat ne chiede 18, con la domenica notte lavorativa. Ebbene, mentre eravamo in piena discussione, i lavoratori ci chiamano dicendoci che i capi avevano consegnato i profili con la nuova turnistica». Giovanni mette una mano nella tasca destra della sua tuta amaranto (uniforme che ha sostituito il tipico blu), ed estrae un foglietto piegato in quattro: «Ecco – dice mostrando una tabella piena di numeri – questi sono i 18 turni. Più che assegnarceli ce li hanno comandati». Così è stato immediatamente rotto il tavolo, e sono partiti gli scioperi interni, con cortei molto partecipati. E domenica notte, invece del diciottesimo turno, lo stop di 8 ore, con assemblea davanti alla fabbrica: il 90% degli operai non è entrato, e questa volta Fim, Fiom e Uilm sono unite nella protesta. Gli operai Fiat sembrano davvero determinati a non cedere: domani si terrà un’assemblea per discutere e aggiornare il calendario di mobilitazione. Per il turno notturno della prossima domenica, però, è stato già indetto lo sciopero di 8 ore. «Potrà essere sospeso solo qualora la Fiat decida di riaprire seriamente le trattative – ci dicono fuori dalla fabbrica – Quando i turni verranno concordati, e non imposti». Molti scalpitano e vorrebbero incrociare le braccia anche nei feriali, come è accaduto tra venerdì e domenica: stop 5 ore per turno. Un accordo si potrebbe trovare sulla via di mezzo dei 17 turni, mantenendo la domenica libera.

L’azienda, però, non sembra essere d’accordo: «Dopo il lancio della Grande Punto, abbiamo bisogno di immettere prodotto fresco sul mercato – dicono al Lingotto -Siamo disponibili a tornare a discutere, ma abbiamo già chiarito che per il momento servono 18 turni, che potranno scendere a 17 a partire dall’aprile prossimo. La produzione continua in settimana e la domenica viene fermata dallo sciopero. Mi sembra che gli operai abbiano voluto prendere un’ulteriore settimana per consultarsi tra loro: vediamo di capire cosa decideranno».

«Quello dei turni è solo uno dei quattro punti della nostra piattaforma – spiega dall’altro fronte Giuseppe Cillis, segretario Fiom Basilicata – Vogliamo confrontarci su turnistica, organizzazione, condizioni di lavoro e salario. La Fiat ha affermato che qui a Melfi produrrà 280 mila Punto l’anno: secondo noi, su questi volumi, sono più che sufficienti 17 turni. E poi vorremmo chiarezza sull’occupazione: devono mettere nero su bianco che si confermano tutti gli impieghi attuali, compresa la stabilizzazione di 350 interinali, e soprattutto che, se si andrà a 280 mila auto più una, si dovrà tornare a discutere di livelli occupazionali. Non accettiamo che si possa parlare, in cambio, di nuove fughe di volumi verso altri stabilimenti, per esempio in Polonia». Per quanto riguarda gli altri punti, Cillis spiega che bisogna coinvolgere seriamente le Rsu nell’organizzazione del lavoro: «Non possono solo informare i delegati qualche ora prima rispetto ai carichi di lavoro e alle squadre di operai, bisogna pianificare insieme. Sul salario, dopo aver ottenuto la parificazione agli altri stabilimenti su maggiorazioni e notturno, grande conquista dei 21 giorni, adesso chiediamo di discutere il variabile: le Rsu devono poter verificare la produttività e intervenire per trattare i premi». Temi, questi, che si incrociano inevitabilmente con la piattaforma del contratto nazionale, fronte ancora più caldo dopo la firma, sabato scorso, del rinnovo degli alimentaristi: con Federalimentare ci si è accordati su 96 euro, Federmeccanica ne offre ancora 59,58. La stessa Federmeccanica, oltretutto, chiede flessibilità libera, puntando a scavalcare le trattative con le Rsu. Si comprende come la partita di Melfi non sia solo locale, e che guardi già allo sciopero nazionale dei metalmeccanici del 29 settembre.. Domenica sera, infatti, sarà al presidio anche il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. «Abbiamo scelto la pratica dell’obiettivo – ci spiega – La domenica notte non si deve lavorare, e quando c’è il diciottesimo turno non si va in fabbrica. In trattativa avevamo dato disponibilità per i 17 turni, ma l’azienda ha deciso di partire con i nuovi profili senza darci neppure una spiegazione. La Fiat deve capire che non può decidere unilateralmente quando fare 15 turni e quando 18: deve accettare di trattare con il sindacato organizzazione e carichi di lavoro. A maggior ragione adesso, che è stata lanciata la Grande Punto e che abbiamo dichiarato la nostra apertura al confronto».