La «neutrale» Germania vende 2 sottomarini nucleari a Tel Aviv

«Esclusiva: Israele compra 2 nuovi sottomarini dalla Germania»: la notizia, data dal Jerusalem Post il 23 agosto, non è così esclusiva. Modestamente l’aveva già data il manifesto 8 mesi fa («Due sottomarini nucleari da Berlino a Tel Aviv») . Il giornale israeliano conferma però un fatto fondamentale, pur attribuendone la paternità a «fonti straniere»: i due sottomarini della classe Dolphin, che saranno forniti dalla Germania a Israele in base a un contratto firmato il mese scorso, daranno a Israele «superiori capacità di secondo colpo nucleare».
I nuovi sottomarini, la cui sigla è U-212, saranno costruiti dai cantieri Howaldtswerke-Deutsche Werft AG per 1.27 miliardi di dollari, un terzo dei quali sarà finanziato dal governo tedesco. Essi si aggiungono ai tre già forniti dalla Germania negli anni ’90, due dei quali donati dal governo tedesco e un terzo pagato solo in parte da Israele. Il Jerusalem Post conferma che i due nuovi sottomarini, come i tre precedenti, saranno costruiti secondo «specifiche israeliane». Per capire: ai sei tubi di lancio da 533mm, adatti ai missili da crociera a corto raggio, ne vengono aggiunti in ogni sottomarino quattro da 650 mm, da cui possono essere lanciati missili da crociera a lungo raggio a testata nucleare, tipo il Popeye Turbo (testato nel maggio 2000 nell’Oceano Indiano) che può colpire un obiettivo a 1.500 km. Lo conferma il Jerusalem Post: secondo Jane’s DefenseWeekly, i sottomarini hanno «la capacità di lanciare missili da crociera con testate nucleari». Secondo le specifiche israeliane, questi sottomarini hanno inoltre una maggiore velocità (20 nodi) e un maggiore raggio d’azione (4.500 km) e sono più silenziosi in modo da potersi avvicinare agli obiettivi senza essere individuati.
Quale sia lo scopo dello «scoop» del Jerusalem Post appare chiaro dall’inizio dell’articolo: «Di fronte alla corsa dell’Iran per ottenere potenza nucleare», Israele ha comprato dalla Germania altri due sottomarini, che gli forniscono «superiori capacità di secondo colpo nucleare». In realtà essi possono lanciare non solo un «secondo colpo nucleare», ossia una rappresaglia a un attacco nucleare, ma un primo colpo, ossia un attacco nucleare di sorpresa. Secondo esperti militari, dei tre Dolphin forniti dalla Germania, uno viene tenuto costantemente in navigazione nel Mar Rosso e Golfo Persico, l’altro nel Mediterraneo, mentre il terzo rimane di riserva. Con l’aggiunta di altri due, il numero di quelli in navigazione, pronti all’attacco nucleare, potrà essere raddoppiato.
E questa è solo una parte delle forze nucleari israeliane, il cui potenziale viene stimato in 200-400 testate nucleari, con una potenza equivalente a quasi 4mila bombe di Hiroshima, e i cui vettori comprendono oltre 300 caccia statunitensi F-16 e F-15 armati anche di missili israelo-statunitensi Popeye a testata nucleare, e circa 50 missili balistici Jericho II su rampe di lancio mobili. Questi e altri vettori nucleari, puntati sull’Iran e altri paesi, sono pronti al lancio ventiquattr’ore su ventiquattro.
E’ quindi non solo militarmente ma politicamente grave la decisione tedesca (frutto anche della pressione di Washington) di fornire a Israele altri due Dolphin, sottomarini utilizzabili per il lancio di missili nucleari. Come possono la Germania e gli altri due «negoziatori» europei (Gran Bretagna e Francia) apparire credibili nel chiedere all’Iran, firmatario del Trattato di non-proliferazione nucleare, garanzie che non costruirà armi nucleari? Essi ignorano che Israele, unica potenza nucleare in Medio Oriente, non ha mai firmato il Tnp e può così continuare indisturbato a potenziare le sue forze nucleari. Anche grazie agli U-212 forniti dalla Germania.