La natura dell’Unione

Non è un problema «di natura politica, ma di natura urbanistica e territoriale». E così, proprio con queste parole, il premier Romano Prodi dà il via libera all’ampliamento della base americana di Vicenza, nel nome dell’amicizia e dell’alleanza con gli Stati uniti, e della «salvaguardia dei propri interessi nazionali». Forse il presidente urbanista si riferisce agli interessi degli imprenditori che puntano agli appetitosi appalti per la costruzione di quella che diventerà una città nella città. Prodi, se non altro, ha evitato di tergiversare oltre, comunicando la posizione del governo. Ma è stupefacente il modo in cui il capo dello stesso governo nasconde la testa sotto la sabbia di una vicenda che politica lo è in modo già evidente, ma reso ancor più evidente – a beneficio del Professore – dal commento dell’ambasciatore americano Ronald Spogli: «Oggi le relazioni tra Italia e Usa, costruttive da oltre 60 anni, registrano un passo avanti». Non si tratta dell’invito ufficiale a Washington, appuntamento tuttora «non previsto», confessa lo stesso presidente del consiglio. Ma, appunto, è un passo avanti in quella direzione.
L’ostentato candore di Prodi stupisce, ma fino a un certo punto. Checché ne dica Piero Fassino, il conclave di Caserta non è stato altro che un ballo in maschera nella reggia inutilmente blindata. Di segreti da carpire non ce n’erano, di retroscena succulenti nemmeno, perché la partita giocata dall’Unione la settimana scorsa era solo un’amichevole, senza impegno. E il risultato di quella partita – incassato con trionfalismo dall’ala sinistra della coalizione – non cambia la classifica nel campionato «riformisti-radicali» che tanto appassiona la grande stampa. Ad esempio il Corriere della sera, che nel suo editoriale di ieri dal titolo «Perché vince Rifondazione», accreditava la tesi non già di un governo ostaggio dei «massimalisti», ma di una convergenza tra culture politiche che si incontrano nel «riformismo novecentesco, con le sue granitiche certezze keynesiane e solidaristiche», e di fatto tengono Prodi e il Prc nello stesso campo di azione. E dunque per il Corriere la politica italiana ha «un evidente bisogno» di un’alzata di ingegno da parte dei «due grandi partiti del centrosinistra». Così che il «terzo partito» dell’alleanza sia privato della golden share.
Quale sia questa golden share non è ancora molto chiaro. Su Vicenza, una partita vera a differenza della trasferta casertana, la sinistra incassa una sonora sconfitta. Sulle pensioni, il rinvio della materia serviva solo a non creare problemi di ordine pubblico ai bordi della reggia, come si è visto il giorno dopo la conclusione del mega-vertice. Sui Pacs, Zapatero è lontano anni luce, e rischia di esserlo persino Aznar. E alle porte c’è il rinnovo della missione italiana in Afghanistan. Dalla sinistra dell’Unione potranno arrivare diversi voti contrari, ma non l’esercizio della golden share sul governo. E se la missione avrà il via libera con il sì dell’Udc, Prodi potrà pur sempre dire che non è un problema di natura politica, ma di natura turistica.