LA NATO STA PER INTERVENIRE IN MOLDAVIA?

Nella più completa assenza di informazioni e nel generale disinteresse da parte della sinistra dell’Europa occidentale, si fa minacciosa la pressione della NATO sulla piccola Repubblica di Moldova (facente parte della Comunità degli Stati Indipendenti), governata dai comunisti. L’intervento ricattatorio dell’OSCE e della NATO sulle autorità del paese, le minacce più o meno esplicite di boicottaggio economico e di sanzioni politiche, la mobilitazione delle rissose e chiassose (anche se assolutamente minoritarie) forze ultranazionaliste, fautrici della “Grande Romania” hanno ottenuto un primo significativo successo. Il presidente comunista Vladimir Voronin si è visto costretto a non apporre la sua firma al progetto, proposto dalla Russia al termine di un negoziato che ha avuto tra i suoi protagonisti l’ex premier russo Primakov, di regolamento pacifico, nell’ambito di una struttura federale, dell’acuto conflitto che, anche in forme sanguinose, contrappone da oltre un decennio la regione etnicamente russa della Transdnistria al resto del paese.

A lanciare l’allarme sulla pericolosa china che stanno prendendo gli avvenimenti e sulla possibilità che la NATO intervenga direttamente in Moldavia, in forme simili a quelle adottate in Jugoslavia, è il presidente del Partito Socialista di Moldavia, piccola forza di sinistra che si pronuncia per una politica di amicizia con la Russia e per il rispetto dei diritti delle consistenti minoranze nazionali presenti nel paese.

M.G.

Il Partito Socialista di Moldavia ha accusato la NATO di preparare azioni militari nel territorio della repubblica. Il presidente del Partito Socialista, deputato indipendente del parlamento moldavo, Viktor Mojev ha dichiarato oggi, in una conferenza-stampa a Kishinev, che il suo partito si pronuncia contro qualsiasi azione della NATO in Moldavia, che a suo avviso, potrebbe essere condotta sotto forma di “studio della qualità delle acque” e di “neutralizzazione degli effetti ambientali della concimazione”. Il Partito Socialista ritiene che, in forma mascherata, i generali della NATO in realtà operino una ricognizione sul territorio della Moldavia, allo scopo di trasformarlo in una piazzaforte di un futuro teatro di operazioni militari.

Viktor Mojev ha affermato che il Partito Socialista si pronuncia contro qualsiasi soluzione di forza del conflitto della Transdnistria, a maggior ragione, nel contesto di uno scenario simile a quello che vede la presenza nel Kossovo di un “contingente di pace” della NATO.

Il partito Socialista di Moldavia ha fatto appello all’OSCE perché appoggi il Memorandum per il regolamento della questione della Transdnistria, proposto dalla Russia, e al presidente della Repubblica di Moldova Vladimir Voronin, perché sottoscriva il documento con gli opportuni emendamenti e lo sottoponga alla ratifica del parlamento. V. Mojev ha fatto notare che il Partito Socialista ritiene il memorandum, elaborato dalla Russia, “sui principi fondamentali della costruzione di uno stato unitario” l’unico documento in grado di permettere la definizione di un progetto di Costituzione della Repubblica Federativa di Moldova e di assicurare l’unità del paese.

Viktor Mojev ha definito “priva di fondamento” la decisione assunta all’ultimo momento dal presidente Vladimir Voronin di non apporre la firma a questo documento. A parere del leader dei socialisti di Moldavia, ciò è stato provocato dalla pressione dell’OSCE e, in particolare, del suo presidente di turno Jaap de Hoop Scheffer, che si appresta ad occupare il posto di segretario generale della NATO. All’OSCE, in realtà, interessa solo una cosa: l’uscita delle unità militari russe dalla Transdnistria e il passaggio delle consegne dall’attuale contingente internazionale di pace a un contingente dell’OSCE, di fatto della NATO, – ha dichiarato Viktor Mojev -, rilevando che, a suo avviso, ciò potrebbe portare ad un nuovo conflitto armato nella regione orientale della repubblica.