La mia cosa rossa è con falce e martello

Sono commosso: nel nome della «cosa rossa» finalmente ci libereremo di quel cazzabbubbù della falce e martello. Ma siamo così sicuri che la cosa debba essere rossa? quale cosa? perché rossa? parliamone compagni… chiedo scusa, ancora una volta a io me Mea m’è scappato il «compagni»… insomma, diamoci un obiettivo strategico: niet falce und niet martello, nisba rosso, nada il comunismo e conseguentemente alle ortiche il socialismo che gli è marxianamente succedaneo.
In effetti, e per la storia, tra i grandi dirigenti dei partiti della sinistra italiana, gente capace di usare il martello ne ho vista ben poca: a dire nessuna sbaglierei di poco; dell’uso della falce proprio non se ne parla. Lenin e Stalin e Trotzkji della falce sapevano molto, in particolare della frullana che usarono alla grande subito dopo la rivoluzione d’ottobre per falciare i contadini; e anche Mao Zedong falciò 700.000 contadini cinesi per «educarne» cento volte tanti. Stalin scoprì il piccone, metafora del martello, e lo provò sulla testa di Trotzkji con esito soddisfacente.
Oddio, e si sa o si è sempre creduto di sapere che falce e martello dovevano significare il mondo del lavoro e dei lavoratori in quanto simbolo e segno di classi che da subalterne si facevano egemoni e in grazia del lavoro costruivano il comunismo per il socialismo a venire. Non è stato così, ma la vera infamia non sta nei simboli, sta in tutti quei dirigenti nostrani che sapendo la verità delle stragi e delle Siberie e degli arcipelaghi gulag non ce l’hanno mai detta e hanno fatto di Lenin e di Stalin e di Mao delle entità metafisiche nelle quali credere per fede che è cosa del sentimento e del sacro più che per ragione che è cosa della vera conoscenza. Ciònondimeno, quel simbolo è stato e in non pochi casi ancora è, cosa della vita di tante persone, carne e mente, e allora o sublimi facce di palta, nessuno ha diritto di cancellare niente finché anche l’ultimo comunista, io mi faccio penultimo, non sarà informato edotto e convinto del perché deve cavarsi di dentro qualcosa che dentro ha da anni, in molti casi da una vita. El verdadero comunista anche oggi che qualcosina la sa e proprio perché la sa, si fa carico delle sciagure del comunismo, delle infamie, delle stragi perché deve farsi carico anche della sua ignoranza: vale a dire di quello che non sapeva perché non gli è stato detto. Siccome il cristiano sa di dovere farsi carico della croce, il comunista sa di dovere farsi carico della falce e martello e sa che la vergogna più miserabile è propria quella di cancellarlo questo simbolo perché anacronistico… così vien detto dai liquidatori… e come tale troppo negativamente connotato.
In quel simbolo io vedo tanti compagni, persone fisiche, facce e pensieri, attese e speranze e delusioni a josa; compagni che sanno di avere sbagliato molto e che quando muoiono non vedono l’ora di risorgere per seguitare a sbagliare: loro sono la mia cosa rossa, con la falce e col martello. Buona lì.