La mamma di Federico denuncia e Ferrara si scopre solidale

Una denuncia, accompagnata da un fascicolo di investigazioni difensive, è stata depositata ieri alla procura di Ferrara dai familiari di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto in circostanze tutte da chiarire nel corso di un misterioso fermo di polizia. La decisione di chiedere un’inchiesta seria – sulle cause di morte e sulla natura delle lesioni riscontrate sul corpo del giovane – non è una mossa emotiva della famiglia ma arriva dopo un’accurata attività di indagine dei legali di parte che non sembra trovare riscontri in analoghe mosse della procura che, anzi, ha affidato le indagini alla stessa polizia coinvolta, sebbene il funzionario che guida la polizia giudiziaria del tribunale sia sentimentalmente legato a un’agente che intervenne quella notte. Oggi stesso il caso rimbalzerà sia nell’aula di Montecitorio – con un question-time di Titti De Simone, deputata di Rifondazione, al ministro Pisanu al quale è già stata chiesta una seria indagine sulla questura estense – sia a Bologna al congresso regionale del Silp che, nei giorni scorsi, ha criticato – solidarizzando con la famiglia – la scarsa rapidità delle indagini e la mancanza di trasparenza sul caso.
Infatti, sono passati quasi quattro mesi da quando il personale del 118 trovò Federico Aldrovandi a faccia in giù, ammanettato, steso in una pozza di sangue a pochi centimetri dal cancello dell’ippodromo ferrarese. Erano le sei e un quarto del mattino del 25 settembre e non si trovò neppure un battito da deibrillare. I sanitari erano stati chiamati da una volante della polizia intervenuta, a sua volta, sulla segnalazione di una residente della zona preoccupata dalla presenza del ragazzo, a quell’ora inconsueta. Federico si sarebbe comportato stranamente ma era disarmato e non stava commettendo alcun reato. Aveva passato la nottata con gli amici, gli stessi che in queste ore hanno dato vita a un comitato – “Verità per Aldro” – in appoggio alla controinchiesta della famiglia che, dopo oltre cento giorni di silenzio, ha deciso di raccontare e denunciare tutto via Internet, con un blog cliccatissimo che ha forato la cortina delle nebbie ferraresi. Impossibile non nutrire dubbi dopo la prima maldestra versione ufficiale della questura che, sul mattinale di quella domenica, suggerì alla stampa di scrivere di un malore fatale. Poche ore e chi vide il cadavere non poté evitare di porsi delle domande sulla natura delle ferite sul viso, sulla nuca, sullo scroto, sui lividi da compressione sul collo e sui capillari rotti intorno agli occhi. Stessi dubbi dopo la scoperta dei referti medici di 4 agenti, uno dei quali per una seria contusione epatica, che tornarono alla base con almeno un manganello spezzato e si fecero medicare al pronto soccorso del S. Anna ma, stranamente, se lo tennero per sé. Salvo poi accreditare la tesi di un ragazzo in preda a un raptus violento, contro se stesso e contro altri. Così furono spiegati anche i danni a una delle due volanti intervenute. Però, tra le vaghe ed evasive testimonianze della prima ora, raccolte dalla polizia tra i residenti in Via Ippodromo, ci fu già chi riferì dei lamenti e dei conati di vomito di una persona che sembrava respirare male. In questi giorni nuove testimonianze indirette, ma piuttosto circostanziate, hanno fornito il ricordo del ragazzo immobilizzato, a terra, tenuto per i capelli, con un manganello sotto la gola e un ginocchio sulla schiena. Chi lo fermò, secondo i racconti, sembrava incredulo che quel ragazzo moro, senza carta d’identità, fosse italiano. E forse non volle ascoltare le ultime parole senza fiato che pregavano di farla finita con quel trattamento. Quello che la questura e la procura continuano a spacciare per un “tossico” era un ragazzo normale, sportivo, corretto, sensibile, pacifico nel ricordo di amici e insegnanti. E la perizia tossicologica non troverà che lievi tracce di qualcosa, forse un’acido, che Federico avrebbe assunto la sera prima di essere fermato. Nulla che possa giustificare, secondo i medici che hanno effettuato la perizia, la morte o eventuali atteggiamenti aggressivi.

Nel giorno in cui il caso, da indagine di routine relativa a un decesso, si trasforma in vera e propria inchiesta contro qualcuno, interviene il consiglio provinciale estense con un ordine del giorno che, all’unanimità, «esprime solidarietà alla famiglia di Federico che sta vivendo con così grande coraggio e dignità la tragica perdita del proprio figlio». La città e le sue istituzioni devono, recita il documento, «chiedere con fermezza che venga fatta chiarezza totale in tempi brevi con la piena collaborazione della cittadinanza e di tutti i soggetti che con senso civile possono fornire indicazioni precise e utili all’indagine». A destare sconcerto in città è la lungaggine della perizia autoptica attesa non prima del 27 febbraio. «L’odg della provincia – spiega Filippo Farinelli, presidente del consiglio per il Prc – è frutto di un lavoro comune di maggioranza e opposizione». Un lunghissimo colloquio s’era svolto nel primo pomeriggio tra Patrizia Moretti, la mamma di Federico e Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara. Anche lui s’è dichiarato portavoce, a nome dell’intera città, sulla richiesta di verità.

Ma intanto a Ferrara c’è chi parla di pressioni della questura su Don Bedin, il prete di frontiera, amico della famiglia di Federico, che aveva intenzione di promuovere un momento di preghiera all’ippodromo. Un secondo sit-in, lanciato dal comitato, si terrà dopodomani (15.30, piazza Trento e Trieste) mentre all’alba della domenica un primo momento di preghiera verrà ospitato nella chiesa di S. Agostino in Viale Krasnodar con don Bedin. A quattro mesi esatti dalla morte di Federico, mercoledì prossimo, una fiaccolata di amici e cittadini illuminerà Via Ippodromo dove, forse, chi sa ha bisogno di non sentirsi solo per riuscire a testimoniare.