La Maddalena, l´Unione protesta “Governo subito in Parlamento”

Uno «scandalo» che non può passare sotto silenzio. Sull´ampliamento della base Usa della Maddalena insorge l´Unione. Il centrosinistra chiede che il governo riferisca subito in Parlamento. Ds e Margherita hanno presentato un´interrogazione al Senato; i Verdi alla Camera. Chiedono si faccia chiarezza su quanto ha riportato ieri Repubblica. Sono le ultime interrogazioni di una serie di richieste di chiarimento. C´è poco da tergiversare – denuncia Luigi Zanda (che con Bruno Dettori della Margherita, Rossano Caddeo, Gianni Nieddu e Giovanni Murineddu dei Ds ha firmato l´interrogazione a Palazzo Madama), spieghino il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il ministro della Difesa, Antonio Martino se c´è il piano per ampliare la base in Sardegna. «L´inchiesta di Repubblica – riassume Zanda – conferma quanto già denunciato in altre interrogazioni parlamentari e cioè che la base US Navy per sottomarini atomici del Parco Nazionale dell´Arcipelago della Maddalena, sarebbe soggetta a un nuovo ulteriore piano di ampliamento contenuto in un documento denominato Milcom. Il documento risulta già discusso dal Congresso Usa e prevederebbe un ampliamento della base mediante l´acquisizione dell´ex Arsenale, dei tunnel deposito di armi italiane a Santo Stefano e a Caprera, e la costruzione di ulteriori 50.000 metri cubi a nord di Santo Stefano e di alloggi per almeno altri 350 militari americani, che si aggiungerebbero ai 2.500 già residenti».

«E´ chiaro che un´edificazione così imponente – attacca il senatore di Dl – avrebbe un pessimo impatto ambientale sull´arcipelago che è Parco Nazionale, soggetto a vincolo paesaggistico e rientra anche in un sito d´importanza comunitaria. La Commissione europea infatti aveva già mosso diverse contestazioni all´Italia su un primo ampliamento». Per il centrosinistra non c´è ombra di dubbio che la situazione «è pericolosa e allarmante». Da qui l´interpellanza anche per capire in base a quali valutazioni di urgenza o di sicurezza militare il governo avrebbe acconsentito al progetto. E inoltre «quali provvedimenti ha preso rispetto alla procedura avviata dalla Commissione europea e quali sono le sue motivazioni sull´ipotesi di ampliamento della base americana che è del tutto in contrasto con lo sviluppo turistico ed economico della Maddalena». Marco Lion, capogruppo dei Verdi in commissione ambiente alla Camera, rincara: «È inaccettabile che il governo italiano abbia nascosto al Parlamento e ai cittadini una vicenda così rilevante».
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Il 6 ottobre scontro tra i comunisti Pecchioli e Pirastu e il ministro degli Esteri Giuseppe Medici

ROMA – Non solo l´accordo segreto del 1972 che autorizzò la l´installazione della base Usa della Maddalena non è mai stato ratificato né dal Parlamento né dal presidente della Repubblica, ma il governo di allora, presieduto da Giulio Andreotti, rispose con molte reticenze alle numerose interrogazioni che, proprio in quell´anno, vennero presentate. «Per forza, altrimenti avrebbero dovuto ammettere di aver ceduto agli americani l´utilizzo dell´isola senza contratto, ad libitum». Chi parla è l´ex senatore del Pci Ignazio Pirastu, presentatore insieme ad Ugo Pecchioli di una di quelle interrogazioni e protagonista di un infiammato dibattito a palazzo Madama.

L´allarme scatta nel luglio del 1972, quando un incrociatore Usa arriva alla Maddalena; in agosto compare anche la nave appoggio Fulton e tre sommergibili nucleari del tipo Hunter-Killer. Sulla stampa si comincia a parlare di un accordo per la concessione di una base. E la notizia trova conferme a Washington: si tratta di una base di appoggio per sommergibili a propulsione nucleare, indispensabile per contrastare la presenza sovietica. Il Parlamento cade dalle nuvole, non ne sa nulla. Il 6 ottobre del 1972 nell´aula del Senato viene discussa l´interrogazione Pecchioli-Pirastu, presente il ministro degli Esteri dell´epoca Giuseppe Medici. Il quale «viene preso da uno dei suoi rari momenti di ira», ricorda Pirastu, quando i senatori comunisti definiscono un atto grave quello compiuto dal governo italiano. Nell´interrogazione si chiede di conoscere i termini dell´accordo con gli Usa e i motivi che hanno indotto l´esecutivo a concedere una parte del territorio della Maddalena «per l´installazione di una base di sommergibili a propulsione nucleare di attacco, armati con torpedini ad ogive atomiche». Non si tratta di una base navale – sostiene Medici – ma solo dell´attracco di una «nave appoggio» per sommergibili sì a propulsione nucleare, ma non dotati di armamento atomico. Nulla di più trapela sui termini dell´accordo, mentre gli americani si insediano man mano in una buona parte dell´isolotto di Santo Stefano e, poco dopo, anche alla Maddalena. Quanto basta agli esponenti del Pci per denunciare in aula il rischio di far divenire la Sardegna, già «assediata da basi e impianti militari», «una grande polveriera, un arsenale atomico di una nazione straniera, e quindi un obiettivo strategico, ma anche la più gigantesca centrale di inquinamento». E Pecchioli dunque chiede formalmente che si pronunci il Parlamento, perché è la Costituzione che lo prevede. Cominciano le manifestazioni di protesta: nell´isola lo stesso Pirastu terrà un comizio che gli provoca una denuncia per oltraggio al governo.