La lezione del disastro dell’esperienza di Izquierda Unida e della progressiva liquidazione del PCE

Traduzione dal francese di Massimo Marcori per l’Ernesto online

*Javier Parra è direttore del giornale La Republica e membro della direzione federale del Partito Comunista della regione di Valencia. Il contributo che presentiamo è il testo del suo intervento all’incontro internazionale del 26 febbraio 2011 organizzato da Solidarité internationale PCF

Cari compagni,
Vorrei ringraziare gli organizzatori per avermi invitato in occasione di questo incontro, e trasmettere a tutti loro come a voi tutti, venuti da diversi paesi, i saluti non soltanto di tutta la redazione del giornale La Repubblica, ma anche l’abbraccio fraterno dei militanti e dirigenti comunisti delle diverse regioni di Spagna che ritengono, come coloro che partecipano a questo incontro, che la ricostruzione e il rafforzamento dei Partiti comunisti sia una necessità storica.
“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”, diceva il Manifesto più di un secolo e mezzo fa, e la frase rimane d’attualità più che mai. Durante gli ultimi trent’anni, dopo quelle giornate radiose che caratterizzarono gli anni 1960 e 1970 quando i Partiti comunisti diedero dimostrazione in Europa di tutta la loro forza, si è sviluppata poco a poco una liquidazione ideologica e organizzativa di questi partiti in numerosi paesi, a tal punto che è venuto il momento di dire basta.

Voglio spiegare a tutti voi, e in particolare ai compagni francesi che iniziano a patire un processo simile a quello che viviamo in Spagna da 25 anni, il processo di indebolimento che ha subito il partito comunista di Spagna dall’inizio degli anni 1980, l’importanza che ha avuto in questo la creazione di Izquierda Unida, e le sfide che i comunisti spagnoli hanno di fronte per ricostruire il Partito comunista. Spero di spiegarmi il meglio possibile, ma in ogni caso, sono disposto a rispondere alle domande che mi farete.
Izquierda Unida nasce nel 1986 sulla scia dell’importante movimento sociale e politico all’epoca della campagna contro la NATO, preliminare al referendum che ha collocato infine la Spagna nell’organizzazione atlantica. Izquierda Unida non è dunque nata come organizzazione politica di natura socialdemocratica, nemmeno seguendone il modello classico del partito politico, ma bensì come una proposta unitaria, un movimento politico e sociale di natura anticapitalista e antimperialista.
Izquierda Unida non è nata dunque per finire di allearsi con il Partito socialista né per avvicinarsi alla socialdemocrazia, ma per confrontarsi con questa e sostituirla.
Tuttavia, gli anni di influenza e crescita notevole di Izquierda Unida hanno coinciso con il processo di liquidazione passiva del Partito comunista poiché, se si riprendono i termini del segretario generale dell’epoca, lo spirito del Partito comunista si era trasferito ad Izquierda Unida, si era trasposto in essa. Julio Anguita, il dirigente politico di sinistra più stimato di questi ultimi 25 anni ha condotto IU ai suoi picchi elettorali, è stato portatore di fronte alla società di un messaggio radicalmente di sinistra, ha esposto la “teoria delle due sponde”, in cui rimarcava una distanza importante con la socialdemocrazia: “Voi siete con il capitalismo, noi siamo contro il capitalismo”. Tuttavia, la lucidità del discorso di Julio Anguita e il suo incomparabile carisma non lasciavano intavvedere ciò che molti già denunciavano: che si lasciava morire il partito comunista e che Izquierda Unida era già affetta da un cancro che dura ancora e che non finisce di uccidere, senza peraltro farlo ancora definitivamente.
Ripeto che Izquierda unida non è emersa come organizzazione socialdemocratica, tuttavia, durante 25 anni, numerosi suoi membri hanno finito per abbandonarla per finire nelle fila del PSOE, o per gravitare attorno ad essa.
Numerosi suoi membri – allo stesso tempo membri del PCE – hanno finito per lavorare di zappa dall’interno per minare il progetto e per trasferirsi, trascinando con loro quadri ed eletti, da IU al PSOE.
Durante il periodo in cui si affermava il miraggio secondo cui Izquierda Unida poteva arrivare a superare il Partito socialista – quello che si denominò il “sorpasso” – si sono prodotte una serie di circostanze che hanno indebolito profondamente il Partito comunista e che avrò il piacere di esporre davanti a voi, principalmente per i compagni francesi, in modo che l’esperienza serva loro ad evitare un indebolimento analogo del PCF durante i prossimi anni:
– Una delle cause principali dell’indebolimento del PCE è stata la mancanza di disciplina e posizione unica all’interno d’Izquierda Unida. In numerose occasioni, nei processi elettivi di dirigenti in seno ad IU, o anche nei processi preelettorali vi furono militanti del PCE che si affrontarono su liste diverse in seno ad Izquierda Unida. Non aver saputo evitare questo ha rappresentato uno dei principali problemi e forse la causa maggiore di divisione interna nel Partito comunista, e di conseguenza del suo indebolimento.
– Un’altra delle grandi cause dell’indebolimento del Partito comunista: la questione economica. Il denaro che proveniva dai posti degli eletti non andava più direttamente nelle casse del PCE, ma in quelle di Izquierda Unida. Gli eletti non dovevano più rendere conto al partito, ma ad IU. Quest’ultima si presumeva concludesse un accordo per versare la parte che spettava al partito, ma essa non l’ha fatto, lasciando andare in rosso i conti del PCE.
– Non Basta. Per un certo periodo, una parte del patrimonio del Partito comunista è stata consegnata, senza ricevere nulla in cambio, ad Izquierda Unida. E’ ciò che è accaduto ad esempio con la sede principale del Partito comunista, dapprima proprietà del PCE, e che in seguito è passata sotto il controllo di Izquierda Unida, senza che questa non abbia avuto nulla da pagare. Immaginiamo che domani la sede del PCF in Piazza Colonel Fabien sia posta sotto il nome di “Front de gauche”, senza che il Partito non riceva alcuna contropartita. E’ quello che è successo in Spagna.
– La falce e il martello. I simboli comunisti, e il fatto stesso di parlare di Partito comunista sono stati per un periodo vietati in seno ad Izquierda Unida.
– Un’altra questione capitale che ha indebolito profondamente l’organizzazione è rappresentata dal fatto che un gran numero di iscritti e militanti l’hanno vista come un’occasione professionale, un’agenzia per il lavoro. Piazzare in posti eleggibili in occasione delle elezioni persone senza coscienza di partito, senza coscienza del fatto che noi non siamo un partito come gli altri, ma che noi siamo un’organizzazione per la quale molti sono stati disposti, nel corso della storia, a donare la propria vita, è stata all’origine del fatto che dopo un periodo in cui si viveva della politica – come eletti o funzionari – molti hanno voluto continuare a vivere di questo e a tal fine si sono alleati con tutte le correnti possibili e immaginabili al fine di conservare il proprio stipendio e il proprio modo di vita. Sono sicuro che questo problema è trasversale e comune ad ogni tipo di organizzazione, ma che questo avvenga nel Partito comunista deve essere considerato, molto semplicemente, come inammissibile. In Spagna, questo è avvenuto e questo continua ad avvenire. Ma stiamo iniziando a tracciare una linea rossa tra quelli che vivono del Partito e quelli che vivono per il Partito, ed è precisamente la linea del fronte che ci occupa in questo momento.
Altra questione. In una Izquierda Unida formata da persone che provenivano da formazioni di sinistra molto diverse, il partito comunista fu fin dall’inizio l’organizzazione maggioritaria. Per tale ragione, in nome di una pretesa pluralità, e per attrarre altri settori della sinistra non comunista, da venticinque anni sono stati concessi spazi negli organi di direzione di Izquierda Unida, come pure nelle liste elettorali, a delle persone e dei gruppi che non rappresentavano che assai poca cosa, e ai quali non avrebbero potuto accedere se non in ragione della generosità del Partito. Il fatto che si tenti di spacciare ciò come qualcosa di positivo è ugualmente una delle principali cause di indebolimento del Partito. Perché? Perché la quasi totalità di questi gruppi e persone, quando sono giunte ad accedere e ad impadronirsi di questi spazi, li hanno utilizzati per attaccare il Partito comunista, per tentare di indebolirlo e per accusarlo di voler ricercare l’egemonia nel movimento, quando invece sono stati i comunisti che hanno dato loro uno spazio che essi non avrebbero in altro modo mai acquisito.
Queste sono, con numerose altre, alcune delle cause dell’indebolimento organizzativo del Partito durante gli ultimi tre decenni.
Mi piacerebbe adesso, esporvi molto brevemente qualche esempio concreto del processo sui tentativi diretti di annientamento del PCE da parte di IU e dall’altro, degli altri processi concreti di esperienza di ricostruzione su diversi territori. Per semplificare le cose, mi concentrerò su due territori che conosco bene. Le Asturie e Valencia.

Le Asturie:
800 militanti comunisti sono stati espulsi da Izquierda Unida nella federazione delle Asturie nel 2005. A partire da questo momento, centinaia di comunisti asturiani rimangono fuori da ogni partecipazione ad Izquierda Unida, e inoltre, senza possibilità di presentarsi alle elezioni né di avere un referente elettorale dal momento che, secondo gli statuti del Partito comunista di Spagna, i comunisti possono solo presentarsi con le liste di Izquierda Unida.
Izquierda Unida delle Asturie inizia all’epoca a governare con il Partito socialista nelle Asturie e coloro che hanno espulso i comunisti entrano al governo della regione. Un governo di colore liberale che, qualche mese dopo, ha anche sostenuto la riforma del mercato del lavoro, che rimette in causa i diritti dei lavoratori.
La sporca guerra di Izquierda Unida contro il Partito comunista non ha conosciuto interruzioni nel corso degli anni, al punto d’impedire l’ingresso dei comunisti nei locali del PCE, o al punto di falsificare i documenti recanti il simbolo del Partito comunista delle Asturie allo scopo di creare confusione tra i militanti.

Giovani di Esquerra Unida (Valencia):
nello scorso mese di gennaio, i Giovani di Izquierda Unida hanno organizzato a Valencia un’assemblea in cui doveva essere eletta una nuova direzione. Hanno partecipato all’assemblea tutte le correnti di Izquierda Unida della regione, tra cui i Giovani Comunisti. Ebbene, il 60% dell’Assemblea era composta dai giovani comunisti. Potete immaginare cos’è successo? Quando la minoranza anticomunista si è resa conto che i comunisti erano maggioritari, ha dissolto l’Assemblea e ha spinto IU ad intervenire nell’Assemblea per evitare che la nuova direzione fosse presa dalla direzione comunista. E così è stato fatto.

Lo scenario ora è desolante nelle Asturie, in Estremadura, in parte della Castiglia – Leone, parte della Castiglia – La Mancia, e in altri territori.
Che fare di fronte a questo? Quale risposta dare? La sola risposta possibile è: Ricostruire il Partito comunista dal basso, a partire dalle sezioni e direzioni regionali che considerano tale obiettivo come prioritario.
Ricostruire l’organizzazione e rafforzare la formazione dei quadri. Il lavoro della gioventù comunista su diversi territori è stato fondamentale, e adattare le forme di lotta ad ogni territorio è cruciale. Adesso, la priorità dei comunisti non sono le elezioni, ma abbiamo capito che il posto che occupa un comunista, un anticomunista non l’occuperà, e di conseguenza sosteniamo il processo di Ricostruzione della battaglia per avere candidati comunisti e per evitare la presenza di anticomunisti in tutti i territori possibili. E per ottenere ciò, la forma di azione adottata in ogni territorio è diversa.
Ad esempio, nelle Asturie, il Partito comunista – che è stato espulso da Izquierda Unida – ha tentato di presentarsi con la sigla di Partito comunista alle prossime elezioni municipali. Dal momento che questo sarebbe impossibile poiché incompatibile con gli statuti del Partito, la formula scelta è stata di presentare candidati comunisti sotto una diversa sigla, sul modello dei portoghesi. Nelle Asturie, i candidati comunisti porteranno l’etichetta “Frente de la Izquierda”, che non ha nulla da vedere né sul piano ideologico né su quello organizzativo con il “Front de gauche” francese. Il modello è quello di un Partito forte che dispone di tutte le sue competenze, attivo in modo permanente nella società, e che si presenta alle scadenze elettorali sotto un semplice “cartello elettorale”.
Un’altra tattica è quella che abbiamo seguito nella mia città, Paterna, e che seguiamo in altri luoghi dove non siamo stati espulsi da Izquierda Unida. Nello scorso mese di dicembre, ci siamo riuniti con i pochi militanti rimasti nella mia sezione e, dato che il numero di iscritti ad IU è relativamente basso, abbiamo deciso di riorganizzarci, di nominare un nuovo Comitato di sezione, e di provare ad ottenere la maggioranza all’Assemblea locale di Izquierda Unida, di prendere la direzione, per imporre in seguito un candidato comunista alle elezioni locali sotto la sigla Izquierda Unida.
Ebbene, questo abbiamo fatto e ci siamo riusciti. Abbiamo conquistato la direzione di Izquierda Unida e imposto un candidato comunista per le municipali. Cosa faremo adesso? Bene, principalmente rafforzeremo il Partito comunista, lo faremo rivivere, ci ritroveremo nei Comitati di fabbrica, nelle associazioni di quartiere, nelle scuole, università, tra gli studenti, i professori, i pensionati. Rivolteremo tutte le pietre per ritrovare i comunisti che vi si nascondono sotto, e ricostruiremo una potente sezione. Limiteremo l’attività in IU ad una questione puramente istituzionale ed elettorale, e il Partito comunista riprenderà l’iniziativa della rianimazione del tessuto sociale della sinistra, e d’altra parte, controlleremo la direzione di IU e le decisioni degli eletti in comune.
E così compagni, se noi comunisti abbiamo imparato qualcosa durante questi ultimi 25 anni, è che la sola cosa che non si può rimettere in discussione, è l’esistenza del Partito comunista, e che là dove abbiamo un’organizzazione forte del partito, nessuno, nemmeno la peggiore Izquierda Unida è in grado di eliminarla. Là dove esiste un’organizzazione del Partito comunista che pone le cose con chiarezza, si è giunti ad evitare tutti i problemi che vi ho esposto prima e in ragione dei quali si è indebolito il partito.

Compagni francesi, se devo darvi consigli per la vostra lotta:
Disciplina e posizione unica nei fronti di massa. Evitare e lottare contro la presenza di comunisti su differenti liste durante le elezioni, o nei processi interni dei fronti ai quali il partito partecipa. Portare le decisioni importanti prima davanti al partito e dopo davanti ai fronti di massa.
Autonomia economica. Non permettete mai la cessione del vostro patrimonio ad altri fronti, e che i vostri eletti rendano conto direttamente al partito.
Che nessuno vi obblighi mai a nascondere i vostri simboli. Se un giorno, vi dicono che la falce e il martello e il fatto di menzionare il Partito comunista sono di troppo, significa che tempi più duri si avvicinano.
Vivete attraverso e per il partito e mostratelo con l’esempio. Denunciate all’interno quelli che vivono del partito e lottate contro chi vuole l’organizzazione come un’occasione professionale, come un’agenzia per il lavoro, e promuovete compagni di estrema fiducia nei posti eleggibili.
Nei fronti di massa, non cedete minimamente ad organizzazioni o collettivi che non rappresentano nulla. Siate democratici, ma non idioti né eccessivamente fiduciosi. Oppure un giorno, lo rimpiangerete come noi l’abbiamo rimpianto.
E fondamentale, costruite tutti i ponti possibili per condividere esperienze tra compagni di tutti i territori di Francia e con l’estero. Voi questo lo fate molto bene, noi in Spagna abbiamo tardato troppo a farlo, e lo sforzo che dobbiamo fare è immenso. Ciò che si perde in un anno, se ne impiega cinque o dieci a recuperarlo. Perdetene il meno possibile e partite alla riconquista di tutto quello che potete.
La ricostruzione e il rafforzamento dei partiti comunisti si deve svolgere costruendo tutti i ponti necessari tra tutti i territori, locali, regionali, nazionali e internazionali che sono su questa stessa linea di azione.
Oggi più che mai, è necessario che, comunisti d’Europa e del mondo intero, mettiamo in comune le nostre esperienze, le nostre visioni, i nostri punti comuni per rafforzare i partiti comunisti, poiché la Storia non è finita e noi dobbiamo ancora partire all’assalto del cielo.