La Lega vuole l’esercito regionale

Politica Costituire gli eserciti regionali formati da personale volontario che abbiano come modello la Guardia nazionale americana. L’idea è venuta alla Lega Nord che l’ha trasformata in una pdl e l’ha depositata alla Camera. La Guardia nazionale regionale avrebbe il compito di affiancare la Protezione civile in caso di calamità ma anche di “mantenimento dell’ordine pubblico”, come è spiegato nella premessa del provvedimento. Compatto il no delle opposizioni: “Se non è l’ennesima boutade o un’ultima trovata pre-elettorale di un partito in difficoltà nel governo dell’immigrazione, l’allarme è davvero alto”, è il commento di Rosa Calipari (Pd)

Dopo le “ronde padane”, gli eserciti regionali. La proposta di legge, presentata il 15 marzo, è della Lega Nord che in otto articoli definisce composizione del Corpo, la sua organizzazione e gerarchia, l’equipaggiamento.
L’iniziativa, spiega la relazione, prende a riferimento la Guardia nazionale americana. Il “Corpo dei volontari militari per la mobilitazione” è “parte delle Forze Armate” e del sistema nazionale di protezione civile. Viene impiegato per “il concorso al mantenimento dell’ordine pubblico qualora il Consigli odei Ministri o i presidenti delle regioni interessate ne deliberino la necessità”.
Il Corpo, si legge ancora nella proposta di legge del Carroccio “è organizzato territorialmente in venti battaglioni regionali” ed ogni battaglione è composto da “mille uomini e donne reclutati su base regionale”. I battaglioni regionali rispondono ai presidenti delle rispettive regioni che li possono impiegare per fronteggiare situazioni di emergenza che “mettono in pericolo l’incolumità della popolazione”.

“Manca nella Repubblica -si legge ancora nella presentazione del testo- uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per fare fronte alle situazioni che esigono l’attivazione del sistema di Protezione Civile”.
L’importazione del modello statunitense “permetterebbe di soddisfare queste esigenze, liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati, predisponendo uno strumento utilizzabile all’occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all’estero riduca le risorse organiche disponibili in patria”.
Ai volontari della Guardia regionale sarebbe inoltre assicurata l’aspettativa non retribuita. Allo stato maggiore dell’Esercito e all’Arma dei Carabinieri è attribuito il compito, secondo la pdl della Lega Nord, dell’addestramento degli appartenenti al corpo che non dovrebbe superare le 20.000 unità, raggruppate in venti battaglioni regionali, guidati altrettanti tenenti colonnelli, distaccati dall’Esercito o dai Carabinieri.
L’uniforme dovrebbe essere uguale a quella in dotazione all’esercito ma i battaglioni sarebbero contraddistinti da un “distintivo” diverso per ogni regione di appartenenza. I volontari avrebbero in dotazione armi leggere come quelle fornite ai Carabinieri.
Dal punto di vista gerarchico il generale comandante del Corpo della guardia regionale dipenderebbe dal capo di stato maggiore della Difesa in relazione agli impieghi deliberati dal consiglio dei ministri, mentre i tenenti colonnelli, chiamati a guidare i battaglioni regionali, risponderebbero ai presidenti delle regioni in cui sarebbero stanziati, qualora venissero attivati per fronteggiare le emergenze locali.
Mai però, conclude la proposta della Lega, i battaglioni della Guardia regionale possono essere impiegati al di fuori dal territorio nazionale.
Nel gruppo dei firmatari della Pdl, dove non compare il capogruppo del Carroccio Marco Reguzzoni, ci sono tra gli altri i deputati Gidoni (primo firmatario), Alessandri, Caparini, Dussin, Lussana, Molgora, Pini, Pirovano, Polledri.

“Gli eserciti regionali?”, si domanda il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei. “Siamo sulla falsariga delle ronde che non sono servite a nulla. Siamo alla demagogia più pura”.
“E’ proprio vero – aggiunge – che anche l’esperienza della Protezione Civile non ha insegnato nulla ai leghisti. Sarebbe bastato reintegrare i fondi tagliati alle forze dell’ordine”.
“Una preoccupante pagliacciata”, è la proposta di legge Gidoni per il capogruppo democratico nella commissione Difesa della Camera, Antonio Rugghia. “Dopo aver incassato il finto federalismo la Lega sta forse puntando alla secessione militare?” si chiede retoricamente il senatore Pd. “E’ una proposta preoccupante -commenta – che sembra voler mettere in discussione l’unità stessa del paese e creare venti piccoli eserciti da brandire contro i propri vicini. Se non fosse stata presentata da un gruppo così folto di deputati l’avrei definita una pagliacciata, ma la presenza di autorevoli esponenti del Carroccio la rende seriamente preoccupante. Aspettiamo adesso la reazione del ministro La Russa. Sempre che abbia ancora energie dopo le pagliacciate, quelle sì, della scorsa settimana. Non è in ogni caso accettabile che una forza di governo tenti le forze armate che, storicamente, hanno rappresentato l’unità del paese. Già la Lega ci aveva provato con la proposta sugli alpini e aveva incassato critiche su critiche da parte del mondo militare. Pensavamo fossero state sufficienti per mettere definitivamente da parte questi interventi di cui non si sente alcuna necessità”.

Per il Terzo polo scende in campo contro la proposta leghista anche il segretario Udc Lorenzo Cesa che, in sintonia con il Pd, la definisce senza mezzi termini “una pagliacciata come le ronde”. “Dopo la pagliacciata delle ronde – commenta l’esponente del Terso polo – fallite miseramente perché respinte dalla stessa società civile, prepariamoci all’ennesimo interminabile e inutile dibattito sugli eserciti regionali, l’ultima grottesca provocazione della Lega che non troverà mai attuazione. Invece di perdere tempo con questa ‘boutade’ – suggerisce Cesa – il carroccio pensi a governare e a sostenere seriamente le forze dell’ordine, che per colpa degli ingenti tagli del governo non hanno le risorse e i mezzi necessari per difendere i cittadini”.
Anche dai Verdi parole di fuoco per l’iniziativa leghista. “Ormai – commenta il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli – la Lega è costretta a proporre proposte folli ed eversive come quella sugli eserciti regionali, per sviare l’attenzione del proprio elettorato dalle vicende giudiziarie di Berlusconi e sui pasticci che la maggioranza sta facendo per assicurare l’impunità del Presidente del Consiglio”. “Ormai – prosegue il leader dei Verdi -il Carroccio è costretto a spararle grossissime perché il governo di cui fa parte non solo non governa ma non da’ alcuna risposta alla drammatica situazione in cui si trova l’Italia: mentre c’è il Nord Africa è in fiamme, mentre la crisi economica è tutt’altro che alle spalle l’unica priorità del governo Berlusconi è quella di creare una classe di impuniti completamente al disopra della legge: sono molto lontani – sferza Bonelli – i tempi di quando lo slogan era ‘Roma ladrona’…”.”La proposta di legge sugli eserciti regionali è completamente fuori dal dettato costituzionale – conclude – Ormai il federalismo della Lega è diventato portafoglio e esercito”.