“La Germania avrà una Grande Coalizione”

Per la prima volta dopo quarant’anni, la Germania sarà retta da una Grosse Koalition , l’alleanza tra i due maggiori partiti tedeschi. La Cdu-Csu e il partito socialdemocratico hanno concordato il programma essenziale del futuro governo. E’ un passaggio storico, per la Repubblica Federale, che in uno dei momenti più difficili della sua vicenda post-bellica trova la forza e le ragioni per affrontare unita l’emergenza economica e sociale, operando al tempo stesso una rivoluzione senza precedenti, simbolizzata dall’ascesa alla cancelleria di Angela Merkel, la prima donna e la prima persona venuta dall’ex Germania Est a occupare il posto che fu anche di Konrad Adenauer e Willy Brandt.
«L’intesa per la grande coalizione è stata raggiunta e sono convinta che essa offra una genuina opportunità al nostro Paese», ha annunciato sorridente la signora Merkel al termine dell’ultima sessione di trattative, andate avanti per quattro settimane. Visibilmente soddisfatta, la futura cancelliera ha definito una «gioia» l’esito del negoziato. Saranno i congressi dei due partiti a dover approvare l’accordo la prossima settimana. Come ha spiegato il leader Spd Franz Müntefering, che sarà ministro del Lavoro e vicecancelliere, se tutto andasse secondo la tabella di marcia, Merkel dovrebbe essere eletta dal Bundestag il 22 novembre.

FEDERALISMO – L’intesa era stata raggiunta nelle scorse settimane, sulla base della bozza messa a punto già in gennaio dalla commissione bicamerale. La riforma consiste in un grande baratto tra i Länder e il governo federale. I primi rinunciano a una parte del loro potere di co-decisione, accettando una sostanziale riduzione (dal 60 al 40% del totale) del numero di leggi che devono passare al vaglio del Bundesrat per essere approvate. In cambio, i Länder si vedono riconosciute nuove competenze, primarie ed esclusive, in tema di istruzione (tranne le Università) e ambiente, dove il governo federale potrà ancora fissare direttive generali, ma non più obbligatorie.

TASSE E BILANCIO – Si trattava di trovare la giusta combinazione di tagli e nuove tasse, per coprire il buco previsto di 35 miliardi di euro e riportare in due anni il deficit di bilancio entro la soglia del 3% rispetto al prodotto lordo, come previsto dal Patto di stabilità e come promesso da Berlino alla Commissione europea. Così, dal 1° gennaio 2007 l’Iva verrà aumentata dal 16 al 19%.
I tre punti dovrebbero procurare un maggior gettito di 20-24 miliardi di euro, due terzi dei quali saranno usati per ridurre il deficit e il terzo restante per far scendere i contributi assicurativi a carico di imprenditori e dipendenti, come si era impegnata a fare la signora Merkel in campagna elettorale. In compenso, la Cdu-Csu ha dovuto cedere alla richiesta socialdemocratica di introdurre la cosiddetta «tassa sui ricchi». Tre punti in più dell’aliquota massima, ora del 42%, che verranno imposti sui redditi superiori a 250 mila euro annuali per i single e a 500 mila per le coppie. I profitti di borsa verranno ora sempre tassati.

MERCATO DEL LAVORO – Attraverso l’inasprimento di alcune regole verranno risparmiati circa 4 miliardi di euro l’anno sulle indennità di disoccupazione. Per le aziende sarà più facile licenziare, grazie all’estensione del periodo di prova per i nuovi assunti dagli attuali 6 a 24 mesi, durante i quali non scatta la giusta causa.

CENTRALI ATOMICHE – La Cdu ha lasciato cadere la richiesta di allungare il periodo di attività dei reattori destinati alla chiusura. L’uscita progressiva della Germania dalla dipendenza nucleare rimane quindi cadenzata in venti anni, a partire dal 1999, come deciso dal governo rosso-verde.

INVESTIMENTI – Un programma di 25 miliardi di euro, destinati a ricerca e infrastrutture, servirà a bilanciare gli effetti depressivi degli aumenti fiscali e sostenere la crescita. Verrà finanziato anche con la vendita di parte delle riserve d’oro della Bundesbank.