La Francia scheda i «bebè a rischio»

Tra pochi giorni il ministro degli interni Nicolas Sarkozy, oltre alla nuova legge sull’immigrazione, presenterà il progetto di legge sulla prevenzione della delinquenza. La resistenza si sta preparando contro questa legge che si propone di prevenire la delinquenza intervenendo fin dalla più tenera età, dal nido e dalla scuola materna, individuando i «bambini a rischio». Il ministro ha messo le mani avanti e spiegato che «il reperimento precoce dei bambini in difficoltà metterà l’accento sugli effetti eventualmente traumatici per il bambino nella sua storia o nel suo ambiente» e che questo «non deve essere confuso con una qualsiasi stigmatizzazione o addirittura con una schedatura dei bambini».
Ma l’inquietudine cresce nei confronti di questo approccio repressivo, anche perché uno studio dell’Inserm (Istituto nazionale della salute e della ricerca medica), pubblicato nel settembre scorso, dà un appoggio scientifico alla strada della repressione. Più di 100mila firme sono già state raccolte da una petizione – «No allo zero in condotta per i bambini di 3 anni» – che rifiuta l’idea di identificare i bambini a rischio fin dalla scuola materna, come sembra suggerire il rapporto dell’Inserm, su cui si appoggia la legge Sarkozy sulla prevenzione della delinquenza. Questa petizione è stata firmata da psicologi, insegnanti e genitori. «Stiamo imitando gli Stati uniti – spiega lo psichiatra Edouard Zarifian – i bambini a rischio vengono identificati e gli vengono date delle medicine. Certo, questo non è scritto nero su bianco nel rapporto, ma è sottinteso ».
Il rapporto Inserm, Disturbi del comportamento nel bambino e nell’adolescente, dopo aver esaminato «più di mille articoli e documenti» di letteratura scientifica, fa alcune raccomandazioni che riguardano i più piccoli: «reperire fin dalla gravidanza le famiglie che presentano fattori di rischio» (disturbi del comportamento, casi di criminalità all’interno della famiglia, consumo di sostanze psicoattive), «fare un bilancio di salute a 36 mesi» perché «a questa età è possibile realizzare una prima diagnosi del temperamento difficile, dell’iperattività e dei primi sintomi di disturbi del comportamento, permettendo di avviare un’opera di prevenzione». Una volta individuato il bambino di un anno e mezzo con un destino da delinquente, gli «esperti» invitano a scrivere queste scoperte nel «libretto sanitario» ed elencano i comportamenti a rischio da sottolineare: «aggressioni fisiche (ha litigato, ha attaccato, colpito, morsicato, dato dei calci); opposizione (rifiuta di obbedire, non ha rimorsi, non cambia comportamento); iperattività (non riesce a stare fermo, si muove continuamente, non aspetta il suo turno)». Un elenco che fa venire i brividi : quale genitore non ha visto questi comportamenti nel suo bebè? L’Inserm suggerisce di elaborare «una strategia di cura farmacologica adatta ad ogni soggetto» e di studiare «i metodi di intervento sui bambini da 0 a 3 anni, come le visite a domicilio, il sostegno ai genitori, lo sviluppo delle competenze sociali, cognitive, emotive e l’apprendimento». Gli insegnanti e gli assistenti degli asili nido affermano che i bambini di oggi sono forse più soli e più viziati, ma respingono in coro l’approccio repressivo dell’Inserm e del ministro Sarkozy.