La Francia non si ferma più

Oggi ci sarà un picnic gigante di fronte alla Sorbona. Gli studenti cercano dei nuovi tipi di azione per mantenere la pressione contro il Cpe e «passare il tunnel» delle vacanze di primavera. Bruno Julliard, dell’Unef, che ieri è stato ricevuto dai parlamentari Ump incaricati di trovare una via d’uscita alla crisi, ha lanciato un appello a «proseguire» la lotta e a «un’intensificazione» dell’azione, perché «deluso» dall’incontro.
Ieri, c’è stato un susseguirsi di azioni più o meno simboliche, in tutta la Francia. Stazione bloccata a Tolosa, dopo che all’alba era stato fermato un camion che trasportava un pezzo di Airbus. Interrotta la circolazione sul ponte per l’isola di Oléron in Charente Maritime. Occupato a Strasburgo il Ponte dell’Europa. Blocco stradale sull’autostrada che porta all’aeroporto di Orly. A Parigi, sono state bloccate delle stazioni, prima la Gare de l’Est, poi Saint-Lazare, da dove è partito un corteo improvvisato con lo slogan «Chirac, Villepin, Sarkozy, il vostro periodo di prova è finito»; infine la Gare du nord, con le linee della Rer (rete express regionale) B e D ferme per ore. L’obiettivo è colpire dei centri economici, per pesare sulla soluzione della crisi.
Questa tattica ha la caratteristica di esasperare il padronato. Ieri, la presidente del Medef, Laurence Parisot, è stata ricevuta dal gruppo di lavoro dei parlamentari Ump ed è uscita molto nervosa dall’incontro e acerba con il governo: «abbiamo formulato una diagnosi sulla situazione e indicato anche alcune piste, alcune proposte. Ci hanno ascoltato. Abbiamo insistito sul fatto che, se è pericoloso tagliare i ponti con i giovani è altrettanto pericoloso farlo con le imprese. Speriamo che la via della ragione venga ritrovata e che la Francia si rimetta in marcia».
L’irritazione cresce, perché il gruppo di lavoro Ump si limita ad ascoltare, senza proporre. Al punto che ieri molte voci anche di deputati della maggioranza si sono levate per chiedere il ritiro dell’Ump «già oggi», alla fine del giro di consultazioni con le 12 organizzazioni sindacali.
L’irritazione è cresciuta, tra gli studenti, nel padronato, tra i parlamentari della maggioranza e nell’opposizione, dopo la conferenza stampa di Dominique de Villepin. Il primo ministro ha smentito le voci di dimissioni. «Il presidente della repubblica mi ha affidato una missione, che è quella di condurre la battaglia per l’occupazione. Questa battaglia la condurrò fino in fondo. Tutto il resto è pura speculazione e fantasia». Ma Villepin, che ha solo ammesso di aver «voluto andare in fretta», non ha detto nulla di preciso sulla sorte del Cpe : «lasciamo tempo al dialogo», «un dialogo senza nessun apriori, nessun tabù», «non ho amor proprio in questo campo», «chapeau» alla maggioranza che solo lui vede «unita», per finire con un affondo anti-Sarkozy, «la storia è piena di perdenti e di vincenti, ma a misura che lo cose cambiano la posizione cambia». Come dire: ho perso una battaglia, ma non ancora la guerra sul Cpe e, comunque, il mio destino presidenziale è sganciato da questa storia, perché l’ultima parola non è stata ancora detta.
Ieri sono scesi in campo di nuovo i presidenti di università. «Non vogliamo che quest’anno universitario sia fottuto – ha detto senza mezzi termini il vice-presidente Emile Valés – se i corsi riprendono subito gli esami possono ancora essere salvati». Il dubbio comincia a fare breccia tra gli studenti. A Lione II, in uno dei due siti, è stata votata – con una piccola maggioranza di 80 voti – la fine del blocco. Le università bloccate, ieri, erano 9, mentre lo stato di agitazione era ancora molto forte in una cinquantina di facoltà del paese. Sabato e domenica, il coordinamento degli studenti si riunirà di nuovo, a Lione. Poi per lunedì è previsto un incontro con i sindacati, per stabilire il da farsi, alla luce di quello che succederà oggi, alla conclusione del giro di incontri del gruppo di parlamentari Ump. «Avremmo voluto che l’intersindacale indicesse lo sciopero generale», dicono al Coordinamento. Ma una parte dei sindacati vorrebbe trovare una via d’uscita in tempi brevi, per paura di incidenti e di un cambiamento nell’opinione pubblica.