La Francia in piazza, è il giorno della verità

Le manifestazioni si annunciano ancora imponenti oggi a Parigi e nelle principali città francesi, nella quinta giornata di mobilitazione da quando il movimento anti-Cpe è iniziato, a febbraio, mentre lo sciopero dovrebbe essere meno seguito di quello di una settimana fa. Ormai, il movimento è a una svolta : i sindacati e gli studenti dimostreranno una volta di più la forza della contestazione di una legge considerata iniqua dalla maggioranza della popolazione, ma il tempo della trattativa è all’orizzonte. I sindacati chiedono sempre il ritiro del Cpe – e di tutta la legge sulle pari opportunità, che contiene l’apprendistato a 15 anni, aggiunge il Ps – per sedersi al tavolo del negoziato. Ma ormai il clima è a una prossima trattativa, con i parlamentari Ump al centro, come ha deciso Chirac. Persino Bruno Julliard, leader dell’Unef, principale organizzazione degli studenti, afferma che «è molto probabile che si stabilisca un dialogo».
Ai comandi c’è ormai Nicolas Sarkozy, il ministro degli interni e numero due del governo, mentre Dominique de Villepin è stato di fatto messo da parte. Sabato scorso, mentre Sarkozy telefonava a tutti i leader sindacali e studenteschi, Villepin non ha trovato di meglio che andare al cinema (a vedere Truman Capote). E questo malgrado l’appoggio che ancora gli ha dato Jacques Chirac nel confuso intervento in tv di venerdi’ sera e addirittura, ma inascoltato, ieri pomeriggio quando ha fatto sapere dall’Eliseo che ogni modifica al Cpe va concordata tra tutti i ministri e l’Ump. «Il Cpe è morto» ha detto senza mezzi termini, l’ex primo ministro Ump Edouard Balladur (che sostiene Sarkozy). Villepin avrebbe voluto che i parlamentari Ump, incaricati di presentare una legge di modifica (di fatto di sostituzione) del Cpe, lo facessero in fretta, già questa settimana, addirittura oggi, in contemporanea con la nuova giornata di protesta.
Ma non sarà così. Sarkozy ha deciso altrimenti. Il ministro degli interni vuole prendere il tempo necessario per la trattativa, «senza tabù né pregiudizi». Un nuovo testo sarà in parlamento solo a fine aprile-inizio maggio, cioè dopo le vacanze (scolastiche e parlamentari, che sono a rotazione e iniziano l’8 aprile e durerenno tre settimane complessivamente). I sindacati, che oggi vogliono mostrare in piazza la forza della contestazione, considerano di aver vinto la prima manche: il Cpe sarà sotterrato e ora si apre la trattativa con Sarkozy, un interlocutore che nel passato ha mostrato di essere tenace ma di rispettare l’avversario. Un ruolo rischioso per Sarkozy, ormai in prima linea, che lascia adito a Villepin di scommettere su un futuro lontano: l’unica speranza di sopravvivere per il primo ministro è che l’elettorato di destra resti fedele alla fermezza. Nei fatti, il presidente del gruppo parlamentare Ump, Bruno Accoyer, costituirà un gruppo ristretto di lavoro, composto da parlamentari della maggioranza e scriverà ai sindacati, per invitarli al tavolo della trattativa. Intanto, ieri, il ministro del lavoro, Jean-Louis Borloo, ha scritto alle imprese per chiedere di non applicare il Cpe. Il ministero non stamperà il formulario-tipo del contratto nato morto. Un assurdo dal punto di vista legale: il deputato Lean Schwartzenberg ha deciso di denucniarlo (rischia 5 anni di carcere). Un altro assurdo istituzionale è che sia il partito di maggioranza a gestire l’uscita dalla crisi e non il governo. «Che il governo si metta da parte a vantaggio del presidente del partito, che è d’altra parte numero due del governo – ha riassunto il centrista François Bayrou – è un sistema che non è mai esistito» e che mostra la crisi di regime in corso.
Secondo un sondaggio dell’istituto Ifop, il 71% dei francesi ritiene che l’intervento di Chirac «comporterà piuttosto una radicalizzazione del movimento anti-Cpe», mentre il 60% (l’80% dei simpatizzanti di sinistra e il 72% dei giovani) disapprova la promulgazione del Cpe. Il coordinamento degli studenti, che si è riunito nel fine settimana all’università di Lille III, si sta radicalizzando e i sindacati non sembrano avere l’intenzione di seguirlo: gli studenti hanno invitato i lavoratori a dichiarare «lo sciopero generale», «lo sciopero illimitato» a partire da mercoledì, ad occupare fabbriche e uffici. Promettono di bloccare strade e stazioni, anche i tribunali, da venerdi, «per protestare contro la repressione». Mercoledì, le confedeazioni sindacali e le organizzazioni degli studenti si incontreranno, per discutere il da farsi dopo la nuova giornata di protesta.
Ma la divisione del movimento anti-Cpe minaccia. I sindacati sono soddisfatti della tenuta del fronte dell’unità – che è in effeti già una grande vittoria – ma non vogliono scendere sul terreno in cui vorrebbe trascinarli il coordinamento degli studenti, cioè la richiesta di dimissioni del governo. Il Ps è sulla stessa posizione. Alla vigilia della quinta giornata di manifestazioni, i giochi politici tradizionali tentano di prendere il sopravvento.